EDUCARE ALLE EMOZIONI, SVILUPPARE CONSAPEVOLEZZA

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“Questo è il nostro obbligo nei confronti del bambino: dargli un raggio di luce, e seguire il nostro cammino.” Maria Montessori.

 

L’educazione è uno degli strumenti più incisivi se si vuole lavorare su un raggio d’azione più ampio nell’ambito del contrasto alla violenza sui minori. L’educazione ha un ruolo fondamentale nella crescita, non solo del singolo individuo, ma anche della comunità intera. Questo potente strumento consente di “tirar fuori” dagli adulti e dai più piccini che vivono condizioni di svantaggio, deprivazione o che vivono contesti maltrattanti, risorse che, utilizzate con il supporto di personale esperto, possono portare allo sviluppo e rafforzamento della resilienza.

Obiettivo cardine dei percorsi educativi previsti da INVIOLABILI è proprio questo: offrire strumenti che possano attivare le risorse interiori di adulti e bambini per consentire loro di fronteggiare le situazioni di difficoltà e le esperienze sfavorevoli che incontreranno sulla loro strada.

Nell’ambito del progetto INVIOLABILI, attraverso le attività realizzate – sostegno alla genitorialità, laboratori mamma/bambino, incontri tematici, laboratori per bambini 3-6 anni – si lavora contemporaneamente sui genitori e sui bambini, secondo un approccio bigenerazionale.  L’educazione alla cura e alle emozioni ha fatto da cornice alla programmazione delle attività del progetto INVIOLABILI sia per i grandi che per i piccoli: ai genitori, attraverso i gruppi di parola ed incontri tematici, si è proposto un percorso di sensibilizzazione alla “cura del minore”. Ragionando insieme sulla differenza tra cura ed accudimento, si è tentato di rafforzare le competenze genitoriali attraverso un approccio sociale e psico-educativo. Le attività genitori-minori hanno inoltre permesso ai genitori di acquisire strumenti per stimolare a propria volta le competenze e la crescita dei bambini, favorendo nel contempo l’instaurarsi di una relazione positiva nella diade coinvolta.

Ai bambini sono state proposte diverse attività tese a rafforzare la conoscenza delle emozioni e le relative modalità di gestione: laboratori artistici presso la sede di Pianoterra e un percorso di educazione alle emozioni presso una scuola dell’infanzia del territorio. Anche in questo caso, le attività hanno un duplice significato: da un lato, lavorano sul minore per rafforzarne le competenze, dall’altro, consentono agli operatori di osservare e poter intercettare tempestivamente situazioni di abuso e maltrattamento.

Nel primo caso, la grande sfida dei percorsi educativi proposti ai bambini è proprio EDUCARE ALLE EMOZIONI perché è dalla consapevolezza dell’emozione che il bambino imparerà ad utilizzare il proprio bagaglio interiore in funzione protettiva, per vivere al meglio, relazionarsi con gli altri nel modo più equilibrato e sereno e poter ricorrere alle proprie risorse interiori nei momenti di difficoltà. L’alfabetizzazione emotiva che proponiamo permette al bambino di sentire le emozioni, riconoscerle e sviluppare strategie che permettono di utilizzare le risorse cognitive per fronteggiare le difficoltà, sviluppare resilienza e stabilire buone relazioni sociali con gli altri. I laboratori sono gestiti da un’educatrice affiancata da una psicologa e da un’esperta lettrice che attraverso la narrazione di albi illustrati ha trattato temi come la paura, la rabbia, la gioia, la calma, l’amore, la tristezza che sono stati poi tradotti in laboratori didattici per dare concretezza ai bambini di ciò che hanno ascoltato. È stato previsto un momento dialogico in cui i bambini hanno parlato di sé, delle proprie emozioni, di ciò che sentono e provano ed hanno, a loro volta, ascoltato i racconti dei compagni. L’educatrice ha il compito di coinvolgere e stimolare i bambini in questo percorso di consapevolezza emotiva e di conoscenza di sé. È importante, quindi, che i bambini sappiano riconoscere e decodificare le proprie emozioni e quelle degli altri, siano capaci di esprimere i propri vissuti emotivi, comprendano le cause che scatenano alcune emozioni e, soprattutto, sappiano far fronte a ciò che provano, attraverso comportamenti adeguati. Il ruolo della psicologa, invece, è di osservazione delle dinamiche relazionali ed emotive che si attivano all’interno del gruppo dei pari e nell’interazione con le insegnanti.

Per quanto riguarda l’intercettazione di situazioni sfavorevoli, la sfida principale è riuscire a includere nel percorso istituzioni come la scuola, stimolando il suo ruolo attivo nel percorso di prevenzione alla violenza. Su questo fronte, si è operato creando un ponte di comunicazione fra la scuola e la famiglia per favorire lo sviluppo di una relazione di fiducia che possa portare ad una consapevolezza ed attivazione di ambo le parti per costruire una relazione di scambio costante tra le insegnanti e il personale di progetto coinvolto nelle attività.

Il percorso è sicuramente lungo e complesso, ma consentirà di attivare una rete di supporto includendo la scuola come attore centrale nel percorso di intercettazione precoce delle situazioni di abuso e maltrattamento e di contrasto alla violenza sui minori sin dalla primissima infanzia.

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