Dare voce ai bisogni educativi mettendosi in gioco: gli operatori raccontano i primi passi del progetto

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Il progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” ha iniziato a prendere forma nelle sedi delle associazioni. Operatori, responsabili, insegnanti hanno iniziato a lavorare e raccontano le loro prime impressioni.

Lo fanno dall’associazione “A braccia aperte” di Camporeale, dove gli operatori, dopo aver contestualizzato la loro attività in un comune del palermitano, spiegano come il progetto possa sostenere i bisogni educativi e sociali. “Fu tra i centri più colpiti nel drammatico terremoto che nel gennaio 1968 colpì la valle del Belice. Se da un lato il terremoto fu un capitolo tragico della storia di Camporeale, che ha scardinato il tessuto sociale del paese, dall’altra parte ha permesso di avere maggiore lavoro, maggiore benessere

”. “Nel nuovo secolo si è invece assistito ad un impoverimento della rete associativa e conseguentemente anche di spazi culturali e sportivo/ricreativi. Molte associazioni erano tenute in piedi da poche persone, i giovani hanno iniziato a spostarsi per studio o per lavoro ed è venuto a mancare dunque un ricambio generazionale che ha finito per far chiudere molte realtà associative. I giovani di oggi si ritrovano a non avere molti spazi culturali, ricreativi, sportivi e soprattutto identitari in cui riconoscersi.  L’associazione “A braccia Aperte” spera, con l’aiuto del progetto, di dare voce ai bisogni educativi e sociali dei nostri adolescenti e tramite gli stessi di rendere partecipe tutta la piccola comunità territoriale. L’Istituto Comprensivo “Leonardo Sciascia”, oltre ad essere partner ufficiale e unica istituzione scolastica di riferimento, è il primo serbatoio di risorse positive e utili per leggere con gli occhi dei ragazzi il loro mondo. Per questo motivo, primo passo dell’equipe composta dal Responsabile Locale di Progetto e i tre responsabili di linea mira a valorizzare e ricostruire la rete di contatti e servizi che ruotano attorno alle esigenze educative degli adolescenti di Camporeale, partendo da un forte partenariato con la scuola e con i referenti delle amministrazioni comunali coinvolte cui è stato dedicato gran parte dell’iniziale lavoro del progetto”.

Luca Marchesini, responsabile linea non formale del progetto a Cisternino, racconta l’avvio delle attività. “Questo mese mi ha visto impegnato nell’approfondimento del progetto, l’individuazione dei destinatari e la costituzione della cabina di regia. La referente del nostro progetto, individuata dal dirigente scolastico, è molto disponibile, cordiale ed entusiasta del progetto; assieme ai colleghi ha individuato una lista di 33 alunni per l’azione 8. Purtroppo ci siamo dovuti scontrare con una burocrazia, soprattutto relativa alla privacy, che ha un po’ rallentato l’avvio delle attività.  Vorremo realizzare incontri sulla motivazione allo studio e incontri più esperienziali e pratici, dedicati all’apprendimento del metodo di studio, tenendo conto delle modalità peculiari di ogni ragazzo e soprattutto dell’atteggiamento emotivo verso la scuola. Non mi aspettavo che la burocrazia scolastica fosse così complessa! Questo all’inizio ha generato in me un po’ di ansie!”

Cinzia D’Amico, dirigente scolastico dell’ITC “Luigi Palma” di Corigliano Calabro spiega invece i benefici del progetto per il suo istituto: “La proposta di essere partner nella realizzazione di questo ambizioso e affascinante progetto, così suggestivo nella sua articolazione e ricchezza di spunti formativi, è stata da me e dai docenti accolta subito con entusiasmo e convinzione, abbiamo compreso quale preziosa opportunità formativa rappresentasse per l’ITC Palma. Una comunità, la nostra, fortemente impegnata nel valorizzare le inclinazioni, le potenzialità e gli interessi di ogni singolo studente attraverso una didattica inclusiva volta a prevenire la dispersione. Il progetto “Dare di più a chi ha avuto di meno” rappresenta per la nostra scuola un preziosissimo aiuto per far fronte all’emergenza educativa che oggi si vive nei contesti scolastici e familiari e, quindi, alle sfide educative di questa complicata e complessa epoca storica, caratterizzata da forti contraddizioni che generano crisi di valori, disgregazione familiare e fragilità emotive.

Simone Lobina è il responsabile della linea non formale della sede di La Spezia. È un educatore professionale, ha 29 anni e, da circa quattro anni, lavora al centro diurno “Il Traghetto”, inserito nell’Oratorio Salesiano di La Spezia. Simone è un ragazzo sportivo, pieno di iniziative, che ama lavorare con i ragazzi; proprio per questo gli è stata affidata la responsabilità della linea territoriale. “Ciò che mi piace di più di questo progetto è come considera i minori, ovvero come protagonisti attivi, con i loro interessi e le loro necessità, quali lo studio, ma anche lo sport o il teatro”. L’educatore infatti appoggia giornalmente una linea educativa che possa unire attività scolastiche ed extra scolastiche, studio e sport: durante il lavoro al centro diurno è sempre disponibile ad accompagnare i ragazzi a giocare a calcio, a basket-ball o a rugby negli spazi dell’oratorio e ad offrirsi nel condividere questi momenti di gioco, di divertimento e di libera espressione con loro.  Ha tante aspettative riguardo il progetto perché vivendo quotidianamente il centro diurno, l’oratorio e il quartiere entro il quale questo è inserito, è consapevole delle tante difficoltà educative a cui sono soggetti i ragazzi; è entusiasta per il lavoro con i ragazzi del CISITA in quanto questa formula di offrire ai ragazzi un’alternativa parallela alle ore di studio era stata già proposta in passato e avevano ottenuto buoni risultati. Con l’altra scuola partner, il CPA, le preoccupazioni potrebbero essere maggiori perché è un’utenza diversa, con la quale non ha mai avuto a che fare. Ma questo non lo scoraggia, anzi lo motiva.

Ines Vinciguerra, responsabile di linea formale e territoriale per il progetto nella sede di Foggia racconta il suo inizio: “Ho iniziato a lavorare presso il centro polivalente aperto Casa del Giovane nel 2016, grazie alla bellissima esperienza del Servizio Civile Nazionale. Ero una laureanda in Lettere Moderne, insoddisfatta per gli studi universitari intrapresi, e grazie a quell’esperienza ho scoperto un nuovo mondo. Ogni bambino e ragazzo che ho incontrato nel corso di quell’anno, e con cui ho la fortuna di stare ancora adesso, mi ha spinto a capire la mia vocazione, la strada giusta per me. Il loro affetto e tutto ciò che mi hanno trasmesso e insegnato mi ha aiutato a riprendere la rotta e adesso sono decisa a proseguire i miei studi in ambito educativo. Poter collaborare per un progetto così bello è per me un onore, perché mi dà modo di mettermi in gioco in prima persona in qualcosa di diverso e migliorare sempre di più. In questo primo mese è stato stimolante lavorare insieme alla mia equipe per dar vita a quello che sarà il primo anno del progetto, condividendo il sogno comune di fare qualcosa di nuovo e positivo per i ragazzi della nostra città, sfruttando al meglio questa opportunità per mettere in atto anche delle nuove azioni rivolte ai giovani. Non vedo l’ora di poter iniziare!”.

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