Lo sportello di ascolto psicologico in Calabria!

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Il Progetto T.E.R.R.A. con l’attivazione degli Sportelli di Ascolto psicologico nelle scuole ha accolto negli anni, dal 2020 ad oggi, numerose richieste da parte degli studenti, i quali condividono contenuti e necessità di vario genere tra cui:

  • scarsa motivazione allo studio
  • ansia da prestazione
  • difficoltà di rapporto con il gruppo classe e/o con i professori
  • insicurezza nelle relazioni
  • disagi familiari

Lo spazio che si offre presso lo Sportello non è di terapia ma è uno spazio di Ascolto che funziona da “ponte” nel sostenere i ragazzi nel compiere un passaggio evolutivo, è uno spazio che vuole aprire a nuovi luoghi di pensabilità ridando significato agli eventi che i ragazzi stanno affrontando.

Allo Sportello di ascolto psicologico accedono ragazzi che raccontano stili di vita, abitudini e drammi che sono molto diversi tra loro. A volte vengono accolte storie di profonda sofferenza, come violenze familiari o un rapporto con il corpo abitato dal dolore, come nel caso del cutting. In questi casi ci troviamo di fronte a grandi fragilità e a richieste di aiuto importanti che non possono passare inascoltate e disattese, per cui dobbiamo lavorare affinché il ragazzo possa essere inviato ad uno spazio più protetto, come ad esempio quello di un percorso di terapia.

Altre volte il disagio che porta l’adolescente nello spazio di Ascolto sembra far parte di un processo evolutivo turbolento ma sostenuto da buone risorse personali, familiari e sociali. In questi casi lo Sportello è utilizzato come luogo in cui i ragazzi si possono sentire legittimati a fermarsi per poter riflettere su sentimenti ed emozioni ed è in questi casi che possiamo fare un piccolo percorso insieme, che mira ad attivare le risorse ed insegna ai ragazzi a stare e ad affrontare quei momenti critici che caratterizzano quel preciso momento evolutivo.

LA STORIA DI CHIARA.
A tal proposito racconto la storia di Chiara (nome di fantasia) che ha 17 anni e frequenta il quarto anno del Liceo Scientifico. Durante il nostro primo incontro Chiara racconta di essere sempre stata una figlia modello, diligente, ma ora c’è qualcosa che non va: in generale non sta bene, non dorme, trascorrere i pomeriggi stando ore sul letto “senza pensare a niente, senza un motivo preciso”, in più sta avendo difficoltà a scuola, la professoressa di matematica le incute terrore, davanti a lei va in tilt, si sente come se non riuscisse più a capire la matematica. Il giorno prima è arrivata l’ambulanza a scuola per assisterla dopo che si è sentita male, le mancava l’aria ed è dovuta uscire all’improvviso
dalla classe.

Al termine di questo primo incontro Chiara condivide che ha sempre immaginato il suo
futuro come se fosse già stabilito: lei sarà un medico proprio come i suoi genitori. Tuttavia ora sente che le certezze vacillano, sente di perdere la motivazione, sente quel “dolore depressivo” (G.P. Charmet) che la porta a non vedere possibilità nel futuro.

Durante il secondo incontro Chiara condivide le aspettative che sente da parte dei suoi genitori. Sono delle aspettative schiaccianti, che le fanno perdere contatto con i suoi “tempi” ed i suoi bisogni. Le chiedo di rappresentare in un disegno come si sente e disegna un omino piccolo chiuso dentro una grande cassa e racconta: “è tutto scuro, non vedo niente non capisco niente, mi sento come se non riuscissi a muovermi, è come se non avessi via di uscita, più mi muovo e più sento l’ansia e allora sto immobile, non faccio e non penso a niente”.  Apro alla possibilità per Chiara di usufruire dello Spazio di Ascolto genitori nel momento in cui volesse essere aiutata a comunicare meglio con loro.
Nell’accogliere i ragazzi nello Spazio di Ascolto risulta sempre importante, infatti, tenere aperta la possibilità concreta di poter creare un ponte di comunicazione con gli adulti di riferimento (genitori ma anche docenti) per favorire una maggiore attenzione e sintonizzazione da parte degli adulti sui bisogni emergenti dei ragazzi.

Durante il terzo incontro con Chiara ci soffermiamo su alcuni aspetti della sua vita: il rapporto con i suoi amici, il suo fidanzato, l’amore per la musica, la passione per i manga e gli anime, la passione per i viaggi, l’interesse per la scienza ma anche per l’astrologia e i tarocchi. Viene fuori dai racconti di Chiara un’attitudine alla curiosità e un’apertura piena di entusiasmo al nuovo. Chiara mi confida che le piace parlare delle sue passioni e di quello che vorrebbe fare nel futuro. Riprendiamo il disegno fatto la scorsa volta, lo guardiamo insieme, le chiedo se aggiungerebbe o modificherebbe qualcosa, annuisce. Dentro la cassa disegna una serie di simboli, tutti con colori diversi, le chiedo cosa rappresentano e mi dice che rappresentano tutto quello che c’è nel suo mondo, i suoi interessi, le sue passioni, le sue insicurezze, i suoi dubbi sul futuro, sono tutti li dentro “però prima non li vedevo” mi dice “vedevo solo una massa tutta nera che mi opprimeva. A vederle meglio anche le mie preoccupazioni fanno un po’ meno paura”. Prima di salutarci ci fermiamo a riflettere sull’ansia, cercando di recuperarne il valore positivo e fisiologico, come stato di allarme e tensione psicologica funzionale che fa tirare fuori le risorse nel momento necessario.

Questi incontri con Chiara mi hanno dato l’opportunità di restituirle una visione della sua personalità più completa, per cui accanto a quei “sentimenti depressivi” che la portavano a stare ore sul letto, apparentemente senza pensare a nulla, ora può metterci accanto questa sua spinta vitale verso la ricerca, l’andare avanti e guardare verso il futuro.

 

A cura di: Dott.ssa Valeria Fuduli
Referente Regione Calabria “Sportello di Ascolto Psicologico”

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