IL GRUPPO DI SOSTEGNO ALLA GENITORIALITÀ: DALLA CURA DELLA RELAZIONE ALLA RELAZIONE DI CURA

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I percorsi di sostegno alla genitorialità si prefiggono di supportare i genitori nel loro ruolo, promuovere la consapevolezza dell’importanza di tale compito e accrescere e rafforzare le loro competenze educative.

La “forza” del lavoro di gruppo sta nella grande opportunità di condividere con altri le medesime difficoltà e riconoscere problematiche comuni. È molto utile per i genitori sentirsi meno soli e riuscire a trarre beneficio anche dai suggerimenti degli altri partecipanti.

Il cammino di collaborazione tra chi gestisce il gruppo di sostegno e i genitori non è destinato solo a situazioni già critiche, ma è indicato in ogni fase evolutiva o di cambiamento, dalle problematiche del sonno dei neonati, ai dubbi su come leggere i bisogni dei bambini in una determinata fase evolutiva, come gestire la rabbia, come giocare con i bambini, come comunicare con loro, come e quali regole mettere in “campo” nella relazione genitori-figli. L’obiettivo è far sì che si possano rafforzare i fattori di protezione presenti in un nucleo familiare e, di conseguenza fare in modo che diminuiscano quelli di rischio, che possono determinare, se non individuati in tempo, situazioni di vulnerabilità e/o forme di violenza sui minori.

Nell’ambito del progetto INVIOLABILI i genitori che partecipano ai gruppi di sostegno alla genitorialità sono tutte donne, madri che vivono momenti molto delicati della propria vita (vittime di violenza, casi tribunalizzati per sospensione della responsabilità genitoriale, donne che affrontano percorsi di valutazione delle competenze genitoriali o donne e madri con un grande bisogno di essere supportate da un punto di vista psico-educativo e che necessitano di potenziare fattori di protezione). La programmazione ha come macro tema quello della cura intesa in senso generale, un tema molto complesso che viene presentato dalle conduttrici (psicologa senior e assistente sociale) attraverso alcuni input che permettono alle partecipanti di comprendere appieno il senso della genitorialità responsiva come, ad esempio, la presentazione dell’esperimento “Still Face” che presenta una madre che nega al suo bambino la giusta attenzione per un breve periodo dimostrando come la prolungata assenza di attenzione possa portare ad una pessima relazione con l’ambiente e le persone vicine; role playing, laboratori esperienziali attraverso l’utilizzo di fotografie, presentazioni di libri in cui vengono trattati argomenti emersi negli incontri precedenti.

A tutto questo si alterna un percorso di yoga: proporre il laboratorio di yoga all’interno di uno spazio di ascolto rappresenta un’opportunità per le partecipanti di entrare in contatto con sé stesse, sentire il proprio corpo, sospendere il giudizio, sentirsi parte del gruppo ed essere accolte in uno spazio dedicato alla cura reciproca. Lo yoga diventa così uno strumento per sviluppare relazioni positive con gli altri e con il mondo circostante.

Tutto ciò che emerge dai gruppi di sostegno alla genitorialità è molto importante per la gestione delle prese in carico. Le questioni che emergono durante questo tipo di attività sono fondamentali per la gestione del caso e soprattutto utili per il confronto con la rete di servizi (sia pubblici che privati) attiva intorno a uno specifico nucleo familiare. L’obiettivo del percorso è ascoltare e sostenere i genitori creando un momento di confronto, discussione e riflessione sulle esperienze e sulle difficoltà che incontrano quotidianamente nella relazione con i figli, offrendo loro strumenti utili per affrontare gli eventuali aspetti critici.

Durante il percorso è stato riscontrato che il contesto del “fare” fa emergere questioni che in contesti più “formali” fanno fatica ad “uscire fuori”. Si è pensato quindi di organizzare, parallelamente ai gruppi di sostegno alla genitorialità più strutturati, dei laboratori creativo-esperienziali che hanno l’obiettivo, attraverso “lo stare insieme facendo qualcosa”, di arrivare al “sentire e pensare insieme” offrendo ai genitori l’opportunità di elaborare creativamente pensieri e sensazioni che emergono con più difficoltà attraverso le parole e cogliere una dimensione prettamente emotivo-psicologica e, partendo da questo, rafforzare la genitorialità dei partecipanti. Il laboratorio scelto è un’attività espressiva che utilizza la drammatizzazione, l’improvvisazione e l’utilizzo del corpo; gli incontri si pongono l’obiettivo di promuovere maggiore consapevolezza di sé e di facilitare l’espressione delle emozioni. Quando le mani o il corpo lavorano, infatti, il cuore è sempre più aperto all’ascolto, al dialogo e alla condivisione.

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