ALCESTI! Laboratorio di pedagogia teatrale

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Quest’anno nell’ambito del Progetto T.E.R.R.A., abbiamo aperto giugno presentando al pubblico l’esito della nostra ricerca teatrale sul mito di Alcesti, secondo la versione di Euripide, nell’omonima tragedia. Per la nostra indagine, abbiamo scelto la sala Trecento del Sistema Bibliotecario Vibonese, ospite del seicentesco Convento de Le Clarisse, ai piedi del Castello Normanno- Svevo, nella parte alta della città di ViboValentia.

E già l’evocazione di questi luoghi contigui e/o sovrapposti, narra della stratificazione storica, culturale, sociale e genetica di cui sono frutto le nostre ossa, i nostri organi, i nostri pensieri e le nostre emozioni.
E di riflesso le nostre città. Attraverso la poetica del clown, elementi di pratica Linklater, l’analisi del testo, abbiamo scoperto come il respiro veicoli la nostra storia e il nostro essere, la caduta possa essere occasione di un volo, una visione possa avere il suo doppio, in un capovolgimento opposto e ugualmente credibile. Grazie al corpo-voce degli allievi e delle allieve, al suono della chitarra e della zampogna della musicista Lucia Quattrocchi e al contributo di filologia classica e testuale delle studiose Eleonora Cannatelli e Lionella Morano, abbiamo svelato i fili che compongono la trama della tragedia di Euripide, scoprendo che ciò che appare come gesto di amore, può essere gesto egoico, che la Forza è capace di atti delicati, che il coraggio è generoso, che la morte è parte dello stesso ciclo della vita (e viceversa), che ognuno di noi dal momento in cui nasce è unico responsabile di sé stesso, e nessun altro può sostituirsi o agire per noi, nel bene e nel male.

Durante ogni percorso di pedagogia teatrale, da docente, mi interrogo sempre sulle richieste degli allievi e delle allieve, sui punti critici che si palesano lungo il cammino e che altro non sono che resistenze frutto di esperienze di vita, piccoli e grandi traumi (o esperienze felici) che portano tutti noi esseri viventi ad aprirci o chiuderci al cambiamento. In questo senso, sulla base della mia personale esperienza sia di allieva che di docente, so che il teatro può essere strumento di guarigione, preziosa pratica di fisioterapia delle emozioni attraverso il gioco e lo stimolo, un’efficace tecnica per prendersi cura e affinare il corpo-voce, attraverso la pratica dell’ascolto di sé stessə e dell’altrə.

La pedagogia teatrale si rivela ogni volta uno strumento di crescita unico, che aumenta la consapevolezza emotiva, relazionale, sociale, politica di cittadini e cittadine, di esseri umani. Ecco perché è prioritario che Scuole, Comuni, Regioni, Stato, Comunità Europea, si impegnino nel sostegno e nello sviluppo di progetti di pedagogia teatrale, affidati alla guida di pedagoghi esperti e rivolti alla partecipazione di allievi e allieve di ogni fascia di età, in modo che ogni esperienza, anche se circoscritta a percorsi intensivi (di poche settimane), abbia una ricaduta a breve e lungo termine nella vita di un territorio. Come? Ponendo domande, innescando riflessioni di carattere storico, filosofico, esistenziale, politico, ribadendo attraverso l’esperienza della messa in scena e il dialogo con il pubblico, che le nostre parole, i nostri sguardi, i nostri respiri hanno un effetto preciso sulle persone e sul contesto in cui avvengono. Dal 2020 ad oggi, registro nelle allieve e allievi (di qualsiasi età) smarrimento e maggiori resistenze a mettersi in gioco, ad uscire dalla zona di comfort, a liberare il corpo e l’immaginazione attraverso la voce e il movimento, a fronte di una demotivazione crescente e virale, frutto dei due anni di pandemia, che soffoca desideri, consapevolezza, visioni, gioia di vivere.

Quale sarà il futuro di una società che ha smesso di immaginare, ascoltare, progettare sulla base del desiderio evolutivo individuale e comune?
Il teatro insegna come il coro è costituito da individui e più individui possano trovare la loro forza nel coro, l’ascolto di sé stessi e dell’altrə è fondante per una società armonica, sostenere il teatro e la pedagogia teatrale è un investimento sul futuro.

Ester Tatangelo
regista, drammaturga e pedagoga teatrale
compagnia pupilunari/Hermit Crab

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OFFICINA TEATRO – LABORATORIO DI PEDAGOGIA TEATRALE ALCESTI – Vibo Valentia

Guida processo pedagogico: Ester Tatangelo
Tutoraggio: Eleonora Cannatelli
Allieve e allievi: Elisa Arena, Nicola Carullo, Lara Giofré, Federica Rossella Lo Schiavo, Virginia Roberta Lo Schiavo, Carmen Porcelli, Domenico Rotiroti
Analisi critica: Eleonora Cannatelli, Lionella Morano
Musica dal vivo: (chitarra e zampogna) Lucia Quattrocchi

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