IL “PERCORSO KAIRÒS” PER L’AFFIDO SINE-DIE

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L’affido familiare è un’istituzione dell’ordinamento civile italiano che implica un provvedimento temporaneo stabilito dal Tribunale per i Minorenni in concertazione con i Servizi Sociali. Il provvedimento prevede di affidare un/a bambino/a o un/a ragazzo/a ad una famiglia differente da quella di origine qualora questa sia in grave instabilità, tale da pregiudicare il sano sviluppo del minore. L’obiettivo è quindi quello di garantire i suoi diritti fondamentali attraverso l’inserimento nella famiglia affidataria che dovrà occuparsi di accudirlo e provvedere alla sua educazione. La famiglia affidataria dovrà dunque garantire le cure materiali e il supporto emotivo di cui il minore ha bisogno, compreso il legame con la famiglia di origine. Quest’ultimo punto è determinante, una volta che la famiglia biologica abbia recuperato o costruito una stabilità familiare, per riaccogliere il minore. Nella realtà dei fatti, mantenere un rapporto con una situazione familiare generalmente instabile non è affatto facile sia per gli affidatari che per l’affidato stesso e molto spesso l’affido da pro tempore diventa sine-die.

L’affido sine-die

Come risulta dalle ultime ricerche a nostra disposizione almeno il 60% degli affidi si protraggono “sine-die” (in alcuni casi siamo all’80%) con continui rinnovi che ne prolungano la durata fino al raggiungimento della maggiore età del minore. L’affido sine-die è un tema delicato di cui vi è scarsa conoscenza e di cui si parla pochissimo all’interno delle Istituzioni. Il termine sine-die, infatti, non compare nella nostra giurisdizione né tantomeno all’interno delle linee guida nazionali sull’affido. Gli stessi Servizi Sociali continuano a parlare di affido temporaneo e solo raramente utilizzano il termine sine-die, preferendo definirlo “affido a lungo termine”. Anche la legge riporta in tutte le sue parti il termine “temporaneo” come di fatto l’affido dovrebbe essere: un intervento temporaneo che colloca il minore in una famiglia affidataria in attesa che, adeguatamente aiutata e supportata, la famiglia biologica recuperi le capacità genitoriali. Intanto però alle coppie o alle persone singole interessate all’affido, viene richiesta una motivazione adottiva, rendendosi disponibili ad aiutare e supportare il minore anche dopo la maggiore età, dando luogo a volte ad una “adozione in casi particolari” (art. 44 della legge 184/83). Molto spesso quindi accade che ragazzi/e al compimento dei 18 anni rimangono nelle famiglie affidatarie.

Il “Percorso Kairòs”

Kairòs nella cultura greca indicava il tempo di mezzo in cui avviene qualcosa di speciale, Kairòs il Dio alato del momento opportuno, la divinità del tempo per eccellenza distinto da Kronos che indicava il tempo cronologico.

“Il Percorso Kairòs nasce dal mio percorso decennale di impegno nel settore educativo e sociale. L’esperienza maturata come Vicepresidente della Comunità educativa Il Piccolo Principe di Bologna prima e quella personale di affido familiare poi sfociato in adozione, hanno fatto crescere in me il bisogno di pensare a qualcosa di nuovo, qualcosa di cui si sentiva la mancanza, qualcosa che potesse seriamente favorire i minori destinati a rimanere in comunità e che, allo stesso tempo, potesse affiancare le famiglie affidatarie troppo spesso lasciate sole in questo difficile percorso.
Dal mio punto di osservazione mi sono resa conto di quanto numerosi fossero i minori allontanati dalla propria famiglia d’origine e destinati a rimanere nelle comunità educative. Questo scenario dagli elevati costi sociali, aggravato dalla drastica riduzione delle risorse di cui soffriva il settore sociosanitario, mi ha indotta a pensare nuove pratiche per cambiare lo status quo con la stessa rapidità con la quale cambiano le cose attorno a noi”.
Monica Neri, presidente Kairòs

Il “Percorso Kairòs” è un percorso virtuoso e innovativo di affiancamento alle famiglie affidatarie, affinché non si sentano sole, e ai minori, affinché si sentano accettati e non rifiutino l’inserimento nel nuovo contesto familiare. Dopo un adeguato e graduale percorso di avvicinamento alla nuova famiglia, infatti, il minore viene trasferito al suo interno solo quando si ritiene sia giunto il momento opportuno. Così, grazie al “Percorso Kairòs”, i minori sentono e provano quel desiderio di appartenenza fondamentale per la buona riuscita dell’affido e che è la base sicura su cui costruire la sua personalità e la sua identità.

Il “Percorso Kairòs” nasce ufficialmente nel 2013 con la costituzione dell’Associazione Kairòs, un’associazione di famiglie affidatarie che, oltre ad avviare un’intensa attività di promozione della cultura dell’affido, intraprende nel 2015 una collaborazione con il Servizio Sociale per collocare i primi due bambini in famiglia. Nell’ottobre del 2016 Monica Neri, in qualità di Presidente dell’Associazione, fonda la Cooperativa Sociale Kairòs, braccio operativo dell’omonima Associazione.

La scelta di diventare genitori affidatari-adottivi

Essere genitore affidatario (sine-die) significa scegliere di impegnarsi in qualcosa di speciale: per questo il “Percorso Kairòs” è un percorso di accoglienza della durata di 24 mesi durante i quali grande attenzione viene dedicata alla preparazione del minore e alla modalità di avvio dell’affidamento e prevede una conoscenza progressiva che consenta al minore di “scegliere” la coppia o il single e di sentirsi a sua volta “scelto”. Alla famiglia vengono garantiti il supporto e la disponibilità di un tutor Kairòs 24 ore su 24 per gestire eventuali situazioni di emergenza.

La necessità di individuare un percorso individualizzato pensato e strutturato per gli affidi sine-die, nasce dalla specifica richiesta delle tante famiglie che, avvicinandosi al mondo dell’accoglienza, chiedono di essere accompagnate e non essere lasciate sole e desiderano acquisire gli strumenti necessari per diventare genitori consapevoli e responsivi.

Inoltre, l’esigenza di mettere a punto il “Percorso Kairòs” per gli affidi sine-die è scaturita dal grande vuoto istituzionale che, non contemplando giuridicamente questa realtà, non ha incluso alcuna raccomandazione per gli affidi a lungo termine nelle ultime linee guida nazionali sull’affido familiare (http://www.minori.it/minori/linee-guida-per-laffido). L’auspicio è che quanto prima si intervenga per regolamentare adeguatamente una materia che ancora oggi è lasciata alla singola azione ed interpretazione.

Chiunque intenda affrontare un percorso di affido-adozione può scrivere a info@kairos.bo.it ed entrare a far parte del “Percorso Kairòs”.

Beatrice Tinarelli @hellobea

 

 

 

 

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