“VOCI FUORI CLASSE” – METTERSI NEI PANNI DEGLI ALTRI: LE ESPERIENZE DEI RAGAZZI DELL’I.I.S. “DA VINCI-NITTI” DI POTENZA

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Marianna, Miriam e Nicol, studentesse della classe IIIDL dell’Istituto di Istruzione Superiore “Leonardo da Vinci – Nitti” – Potenza in queste brevi letture dei testi scritti durante il laboratorio di pratica teatrale condividono parole, pensieri ed esperienze personali vissute dentro e fuori la scuola, provando a mettersi nei “panni degli altri”. I testi sono stati scritti durante il laboratorio di pratica teatrale stando accanto o distanti condotto dalla compagnia teatrale Abito in Scena, partner del progetto CLASSI FUORI CLASSE.

Il progetto CLASSI FUORI CLASSE anche questa volta ha raccolto le testimonianze dei ragazzi che attraverso la scrittura di brevi testi autobiografici sono riusciti ad esprimersi lasciando trasparire quanto bisogno ci sia, soprattutto in questo momento storico, di un’educazione alle emozioni, ai sentimenti e all’empatia. Le storie che qui di seguito vi presentiamo hanno la capacità magica di accarezzare il cuore e scolpirsi nella mente.

 

di Nicol Stolfi – Classe IIID
Per quanto mi riguarda, mi è capitato molte volte di mettermi nei panni degli altri, riuscire a farlo secondo me è fondamentale per lo scambio e il confronto pacifico, oltre che per la crescita personale, dovremmo imparare ad allargare i nostri orizzonti e a guardare oltre perché solo così facendo assaporeremo quelle piccole cose della vita che abbiamo sempre dato per scontato. Tante volte mi sono sentita incompresa e fuori luogo e poche volte qualcuno se ne accorgeva ed è un sentimento orribile perché ti senti sbagliato, ma in realtà non è così e non dovremmo mai attribuirci la colpa. È successo anche a me però di non capire qualcuno, forse perché non mi fermavo ad osservare, non percepivo ciò che l’altro stesse cercando davvero di dirmi, adesso invece presto molta attenzione a come l’altro si comporta, perché il corpo è un mezzo di comunicazione che spesso si sostituisce alla voce e si esprime in modo più spontaneo, questo ci permette di comprendere davvero cosa provi l’altro. Questo concetto si lega perfettamente al mondo del teatro, il gesto stesso di immergersi in una narrazione è una dichiarazione di disponibilità ad entrare in armonia con il personaggio, questa è la sua essenza, lasciarsi avvolgere e coinvolgere, avere la possibilità di vivere altre vite oltre alla nostra.

di Marianna Cirigliano – Classe IIID
Mi è capitato di vivere delle situazioni nelle quali le persone che avevo intorno non si sono messe nei miei panni. Quando ero più piccola qualche volta mi è capitato che i miei coetanei mi escludessero perché avevo un pensiero diverso dal loro oppure perché difendevo qualcuno che a loro non
stava simpatico. Vivere questa situazione porta a sentirsi sbagliati e a sentire che gli altri ti allontanano senza capire del tutto il motivo per il quale lo fanno. Ci sono state delle persone che affermavano di voler stare sempre al mio fianco, ma che, in questi momenti, non si sono messe nei miei panni e hanno preferito allontanarsi anche se non lo volevano piuttosto che avere il coraggio di esprimere disaccordo e stare dalla parte della minoranza. Devo dire, però, che ci sono state anche persone che si sono messe nei miei panni, mi hanno sostenuta, aiutata e meritano di essere considerati amici perché ci sono stati nei momenti belli e non hanno voltato le spalle nel momento del bisogno.

di Miriam Montesano – Classe IIID
Nel periodo delle medie mi sono sentita molto spesso incompresa da chiunque ma soprattutto dai miei compagni di classe. Nella giornata scolastica mi sembrava di trovarmi in costante solitudine, nonostante le diverse persone che mi circondavano, ma questa mia sensazione era dovuta all’emarginazione nei miei confronti che mi portò a chiudermi in me stessa tanto da non scambiare una singola parola con nessuno di loro concentrandomi unicamente sullo studio. Venivo definita noiosa proprio perché invece di creare disturbo ai prof li ascoltavo attentamente poiché era l’unica cosa che potevo fare, non perché amassi particolarmente lo studio, che ho sempre visto come le fondamenta per il mio futuro. In quegli anni mi sembrava abbastanza normale rifugiarmi unicamente nei libri senza mai uscire di casa escludendo il tragitto fatto da casa a scuola; ora però parlando con i miei coetanei spesso mi capita di accorgermi di aver perso l’opportunità di compiere diverse esperienze ed occasioni quasi come se avessi vissuto per ben tre anni su una diversa dimensione terrestre trovando al ritorno tutto mutato. Una delle mie paure oggi è proprio la solitudine poiché non vorrei mai rivivere tutto ciò di nuovo non riuscendo ad essere indifferente e lasciarmi scivolare addosso la situazione che mi circonderebbe.

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