Cooperare, Imparare, Restituire, Generare Cambiamento …

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Nel World Cafè, proposto come momento di restituzione del progetto Bell’Impresa!, molte sono state le riflessioni a partire da quattro parole chiave : Cooperare, Imparare, Restituire, Generare Cambiamento

Nei 4 tavoli si è dialogato su tre anni di cooperative scolastiche, Officine, collaborazioni tra scuola, istituzioni e territorio che hanno visto protagonisti Dirigenti e Pubblica Amministrazione, Docenti ed Educatori, Studenti e Genitori.

I partecipanti sono stati mescolati in modo eterogeneo, ad eccezione di un tavolo dedicato a bambinə/ragazzə con un facilitatore dedicato e domande adattate alla loro età.

Ci è sembrato importante condividerne la ricchezza emersa ….

Bell’Impresa ha consentito di “imparare” molte cose legate alla relazione con i minori e tra i diversi attori coinvolti. Chi ha lavorato a stretto contatto con i minori ha sottolineato che il progetto ha consentito di conoscere gli studenti soprattutto come ragazzi.

Bell’Impresa ha aiutato a chiedersi cosa sia l’apprendimento e come possa essere promosso attraverso il “fare” (per i minori ma anche per i genitori). Ha migliorato l’apprendimento, mettendo al centro un modello basato sulle competenze, offrendo strumenti innovativi di valutazione e di autovalutazione che la scuola talvolta fatica ad applicare.

Bell’Impresa è stato un lavoro di squadra, che ha insegnato a “prendere sul serio” e comprendere la fatica di tutti, di ogni ruolo coinvolto, rafforzando la collaborazione tra docenti ma anche con le famiglie e con le amministrazioni locali. Questo ha insegnato anche a gestire le relazioni nella difficoltà, stimolando ogni attore ad uscire dalla propria zona di confort adeguandosi a rispondere anche agli aspetti più formali a cui non si è abituati.

Bell’Impresa ha insegnato ad adattarsi al contesto, soprattutto nella fase di avvio caratterizzata dalla pandemia ma anche nell’affrontarne gli effetti.

Lavorando in rete, il progetto è stato un chiaro esempio di una scuola che deve essere sempre “aperta”: alla comunità, al territorio, alla relazione. Nelle esperienze più virtuose ha insegnato che è fondamentale lavorare sulla motivazione per generare responsabilità.

Bambinə e ragazzə hanno imparato a cooperare, organizzarsi, essere responsabili, socializzare, a non aver paura di sbagliare, ad esporre le proprie idee. Gli aspetti del “fare” sono emersi come le occasioni più rilevanti per imparare (incontri con gli esperti, attività di creazione della loro cooperative e laboratori pratici proposti), al contrario dei momenti più frontali di presentazione del funzionamento delle cooperative e dei progetti conclusi che sono stati identificati come gli aspetti di maggiore difficoltà.

Prima del progetto, l’idea di cooperazione dei diversi attori era molto focalizzata sul “proprio” ruolo e questo portava con sé anche una serie di timori su come promuovere la cooperazione. All’interno della scuola significava trovare uno spazio di dialogo tra colleghi per identificare classi da coinvolgere, trovare strategie per gestire i momenti più destrutturati; per gli educatori significava superare il timore di una cooperazione focalizzata solo sul progetto; per gli amministratori superare l’idea di una collaborazione basata sulla richiesta di fondi.

Il concetto di cooperazione ha acquisito nuovi significati grazie a Bell’Impresa.

  • ha messo al centro i talenti di ciascuno, consentendo a ciascuno di scoprire quelli degli altri, e di mettere in evidenza che, grazie alla cooperazione, i veri protagonisti di tutto il processo sono stati bambinə e ragazzə;
  • ha offerto spazi di confronto all’interno della scuola, tra genitori attraverso le occasioni formative realizzate o tra educatori e amministratori per trovare nuove strategie di collaborazione su temi su cui anche le amministrazioni si impegnano (ad esempio le pari opportunità) o ancora offrendo l’opportunità agli amministratori di avere un ruolo concreto e attivo nei percorsi dei ragazzə. Questo ha consentito di costruire un modello educativo condiviso a diversi livelli;
  • ha superato la frammentarietà delle relazioni e promosso una dimensione più orizzontale: cooperare non è avvenuto solo tra i minori, ma ha rafforzato la conoscenza reciproca tra attori diversi, ha dato significato al “fare rete” e costruire comunità, ha concretizzato il senso del lavorare insieme e messo al centro il concetto di Bene Comune.
  • Ha fatto emergere molto chiaramente il bisogno di avere/creare spazi di confronto (spazi fisici e momenti informali per poter parlare e dialogare)

Cooperare non è semplice; in alcune esperienze la mancata conoscenza o la difficoltà a collaborare ha reso difficile la cooperazione. Tra gli elementi di maggiore difficoltà: la relazione con alcune amministrazioni locali ha impedito il coinvolgimento di attori significativi e la (scarsa) partecipazione dei genitori alle iniziative proposte.
Bambinə e ragazzə hanno scoperto la bellezza di cooperare, che ha significato conoscersi di più tra compagni e rendere più facile il compromesso. Cooperare si è quindi tradotto nel riuscire a fare grandi cose, sentirsi orgogliosi dei risultati raggiunti, lavorando in modo efficace attraverso una divisione dei compiti e nel fare scelte democratiche all’interno del gruppo. Cooperare è bello, ma è difficile quando ci sono idee diverse e si devono prendere decisioni comuni; è ancora più difficile quando le decisioni vanno prese esternamente al gruppo come nel confronto con altre cooperative.

Gli scambi e le relazioni costruite all’interno del progetto hanno rafforzare la rete di persone e di attori che credono in un modo nuovo di fare scuola e che promuovono l’apertura al territorio e la sua partecipazione attiva. Bell’Impresa ha restituito il senso di disponibilità e fiducia reciproca (tra docenti e minori, tra scuola e famiglia, tra genitori e figli, tra scuola e territorio); una maggiore consapevolezza di sé, del proprio ruolo e della relazione con gli altri; il senso e l’importanza di mediare (saper riformulare le proposte).

Bell’Impresa ha restituito una nuova riflessione sul “tempo”: tempo dedicato allo “stare” e allo “stare insieme”; è stato restituito un tempo ai docenti di creatività, di sviluppo di nuovo idee e ai genitori un tempo più dilatato per i propri figli, un “niente creativo per reinventarsi, il gusto di condividere anche con il lavoro di gruppo”. Ha restituito l’entusiasmo: entusiasmo dei bambini/ragazzi nel mostrare i loro talenti, dei familiari nel vedere i risultati del lavoro dei propri figli, dei genitori e dei docenti nel veder crescere la fiducia in sé stessi di bambini/ragazzi.

Bell’Impresa ha restituito anche l’idea che esiste un modo diverso di fare scuola e una didattica in cui i minori sono i veri protagonisti; la scuola e il territorio come spazio per narrarsi e confrontarsi, dove fiducia e dignità sono stati concetti fondamentali e dove ritrovare il dialogo con i propri figli è stato reso possibile.

Infine, rispetto al ruolo delle amministrazioni e degli educatori territoriali Bell’Impresa ha rafforzato la consapevolezza di quanto sia fondamentale l’impegno che ciascuno deve assumersi di fronte a casi di fragilità (servizi, forme di supporto), oltre che l’importanza di coniugare obiettivi educativi con obiettivi “politici” su temi importanti come le pari opportunità.

Bambinə e ragazzə sentono di aver coinvolto e aiutato i compagni e di aver restituito i valori di altruismo e generosità. Bell’Impresa ha loro restituito i valori della democrazia e una forte motivazione che li spinge a non arrendersi. Grazie a tutto questo, si sentono un esempio per altri coetanei e agli adulti restituiscono che “anche i bambini possono fare cose grandi”.

La sfida del cambiamento porta con sé nuove consapevolezze e costringe a ripensare a tutto il percorso fatto nel progetto. Bell’Impresa ha offerto un tempo congruo per osservare il cambiamento, delineando anche tutte le difficoltà. Nonostante i risultati raggiunti, talvolta ha prevalso un senso di solitudine, soprattutto nel cercare di coinvolgere colleghi o altri genitori e questo limita il cambiamento. Per generare cambiamento serve la volontà di tutti; significa innanzitutto andare in punta di piedi e fare un passo indietro rispetto al proprio ruolo, anche rischiando di “perdere potere” ma affidandosi alla fiducia nei confronti degli altri.

Responsabilità e senso di impotenza hanno attraversato il progetto; per questo resistenza e impegno sono stati elementi fondamentali per raggiungere gli obiettivi. Predomina la sensazione di dover essere generatori di cambiamento, per poter incidere e cambiare un certo modello di scuola che misura e valuta senza mettere al centro bambini e ragazzi.

Se il cambiamento deve partire da ciascuno di noi, domina anche la sensazione che per esserci un “reale” cambiamento, il processo debba partire dall’alto, da “realtà credibili” per introdurre nuove modalità di lavoro e per dare concretezza al concetto di comunità educante che ancora stenta a trovare partecipazione e concretezza.

Nonostante le difficoltà Bell’Impresa ha generato cambiamento, offrendo proposte concrete, durature nel tempo, rispondenti a bisogni concreti da parte di soggetti esperti/professionisti. Parlare con i minori aiuta a comprendere meglio il contesto e le fragilità di un territorio e consente alle amministrazioni di fare interventi ponderati e rispondenti ai bisogni concreti. Il progetto ha dimostrato che cambiare si può e guardando al futuro servono azioni concrete che diano sostenibilità. Generare cambiamento è nel mandato politico di tutte le amministrazioni e Bell’Impresa incontra il senso delle politiche giovanili e sociali. Per dare sostenibilità serve una presa in carico da parte della comunità, inserire la figura dell’educatore a scuola e soprattutto serve creare nuove alleanze per trovare fondi a sostegno delle iniziative, a livello di distretto e coinvolgendo le imprese.

Bambinə e ragazzə hanno sottolineato il cambiamento avvenuto a livello personale: “sono più responsabile, organizzato, sicuro delle mie idee e opinioni, collaboro e socializzo con gli altri”. Non è mancato il cambiamento, a cui sentono di aver in parte contribuito, nella scuola e nel territorio in termini di responsabilizzazione degli altri, di relazioni con le amministrazioni locali, di un maggiore spazio ai progetti all’interno della scuola.

Essere cambiamento ha significato CONTRIBUIRE INSIEME agli altri, avere lo spirito di iniziativa che, unendo le forze, ha tradotto le idee in azioni.

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