Partecipazione e ascolto per i ragazzi del mondo

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La ricerca di Unibo, condotta attraverso i focus group, ha rivelato ambiti e bisogni dell’accoglienza verso i minori stranieri non accompagnati, individuando aspetti importanti su cui occorrerebbe riflettere.

di Marco Marano*

Bologna, 6 ottobre 2023 – Hanno festeggiato, hanno riso… Se l’avessero potuto fare avrebbero perfino brindato… Sono quei giovani ospiti dei centri di accoglienza bolognesi, per minori stranieri non accompagnati. I loro visi si sono ammantati di terribile compiacimento alla notizia del disastro che l’uragano Daniel ha prodotto in Libia, a metà settembre di quest’anno, mietendo migliaia di vittime e sfollati. Ma perché compiacersi di un disastro? Perché quei giovani sub sahariani, per mesi o anche anni, hanno subito le peggiori torture nei lager libici, per cui la distruzione di quel paese si è trasformata, per loro, in una sorta di effetto catartico. Ne hanno subite di tutti i colori, quei minori stranieri non accompagnati dalla pelle nera, provenienti prevalentemente da Corno d’Africa: dal waterboarding, alle sprangate in tutto il corpo, dalle frustate alle privazioni di cibo e acqua, ogni giorno, per mesi o anni, finché sono riusciti a scappare…

 

L’esodo di massa

Intanto sono passati quasi venticinque anni ormai dalla nascita della Convenzione di New York del 1989, quando L’Onu sancì i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dallo Stato italiano con la Legge 176 del 27 maggio 1991. Da allora strada se n’è fatta, anche perché il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati ha assunto tratti epocali. Intere generazioni dei paesi dell’Africa del Nord, come di quella sub sahariana, sono in piena “transumanza”, fenomeno così definito da certo “giornalismo televisivo” vicino all’attuale governo, ma che noi preferiamo connotare in termini di esodo… Dal punto di vista legislativo, negli ultimi anni, per quanto riguarda i minori, il fenomeno ha in effetti trovato in Italia logiche di accoglienza in linea con i trattati internazionali: è del 2017 l’avvento della legge Zampa.

Andando ad analizzare i dati nazionali e locali** del 2022, al di là dell’Emergenza Ucraina che ha generato un deciso aumento dei volumi, si rileva una tendenza del fenomeno migratorio ad impennarsi, con 20.089 arrivi di minori stranieri non accompagnati sul territorio nazionale: più 64 per cento rispetto all’anno precedente, e addirittura più 184 per cento del 2020. Anche l’età si allinea alla tendenza precedente, poiché se fino agli anni passati arrivavano in maggioranza sedicenni e diciassettenni, oggi si registra un abbassamento verso i quattordici e quindicenni. Sui paesi d’origine, a livello nazionale, vige sempre per l’anno passato l’effetto Ucraina (5.042), poi l’Egitto (4.899), a seguire la Tunisia (1.800), l’Albania (1.347), il Pakistan (1.082). In coda troviamo l’Afghanistan (866), la Costa d’Avorio (706), il Gambia (667), e la Guinea (610). 

In questo contesto in Emilia Romagna sono arrivati 1.814 minori, di cui 640 a Bologna, con in testa i giovani tunisini, poi gli albanesi i minori egiziani, e i subsahariani passati dalla Libia, che possono essere considerati una categoria unica. La tendenza dell’abbassamento dell’età si è registrato durante l’arco di quest’anno, e di mese in mese questa tendenza va sempre più a svilupparsi.

 

La cultura legislativa sui minori in fuga

La pubblicistica sull’analisi legislativa ci porta ad approcciarsi ad un paio di parole chiavi che si aggiungono a quelle tradizionali di “inclusione” e “integrazione”: oggi troviamo “partecipazione” e “ascolto”

L’elemento aggiuntivo alla cultura legislativa di oggi è quello di rendere protagonista il minore, oltre che prendersene cura e integrarlo nel paese di accoglienza. Per questo dovrebbe essere necessario conoscere le sue emozioni, i suoi pensieri, i suoi traumi, le sue paure, prima di pensare a qualsiasi intervento di inclusione sociale. 

 

I focus group bolognesi

A Bologna ci ha pensato l’Università, mediante il Dipartimento di Scienze dell’Educazione, che, diventando partner del progetto ACT, ha avviato una serie di focus group nei confronti dei minori stranieri non accompagnati, arrivati sul territorio. La professoressa Stefania Lorenzini, titolare della Cattedra di Pedagogia Interculturale, ha curato lo studio: “La progettazione della ricerca qualitativa ha preso avvio nel 2020 ma ha potuto attuarsi solo all’inizio del 2023, con la realizzazione di diciotto interviste semi-strutturate rivolte a operatrici/operatori responsabili di comunità di seconda accoglienza e di sei focus group che hanno coinvolto venticinque ragazze e ragazzi MSNA di diverse provenienze, accolti a Bologna e provincia in strutture di seconda accoglienza.”

Se la relazione tra ascolto e partecipazione dei minori, per i processi sociali che li vedono protagonisti, segnano una svolta nelle logiche dell’accoglienza, occorrono definizioni della realtà che possano fotografare soprattutto le fratture potenziali tra il mondo dei minori stranieri non accompagnati e l’Italia, in quanto paese d’accoglienza. 

 

La tematizzazione proposta dai minori 

“Sono stati numerosi – sottolinea la Professoressa Lorenzini – i temi toccati nelle conversazioni svoltesi alla presenza dei mediatori culturali oltre che delle ricercatrici del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, che hanno condotto i focus group. Tutti temi relativi alle esperienze dei minori: racconti del viaggio affrontato per giungere in Italia, valutazioni sulla qualità dell’esperienza in corso (compresi i conflitti vissuti) entro le comunità, rapporti con le famiglie di origine, problematiche di tipo razzista, progetti per il futuro. Ci piacerebbe approfondire questi temi, non solo per riprendere le riflessioni sul fenomeno, ma anche per smuovere qualcosa…”

I grandi temi emersi, durante la ricerca di Unibo, possono, quindi, essere sintetizzati in quattro grandi directory… Innanzitutto è emersa la problematica delle discriminazioni, relativamente al colore della pelle. Poi i rapporti di genere, rispetto ai punti di vista definibili tradizionali, che potrebbero determinare comportamenti a rischio. Il terzo tema è quello delle emozioni, in termini di consapevolezza: dalla rabbia alla paura, ecc… Infine c’è il tema delle origini, che rientrano nel disegno di una dimensione identitaria.

 

I nodi tematici

Andando ad estrapolare alcuni nodi tematici, intercettiamo, nello studio di Unibo, le cosiddette tematiche sensibili: dalla gestione dei conflitti nella vita in comunità, all’attenzione verso le relazioni esterne alla comunità, con persone di nazionalità italiana, così come le discriminazioni per il colore della pelle e le emozioni collegate all’essere stranieri… E ancora: dalla mentalità relativa ai generi e rapporti tra generi, alla scelta degli studi e del lavoro, che si traducono nella ricerca di autonomia.

Lo sguardo sul rapporto tra i generi è forse quello più sensibile, dato il tempo storico attuale. E’ innegabile per chiunque provenga dai paesi di religione musulmana, che visti dal punto di vista antropologico si avvalgono di sistemi culturali tradizionali, soffrire più di altri i rapporti di genere tipici di un paese europeo, questo in termini di comprensione e legame con la realtà

Ancora più in là può volgersi lo sguardo sul tema dell’omosessualità, che nei paesi di origine non solo è un tabù, sia per gli uomini che per le donne, ma è anche sanzionato dalla legge. Un aspetto, invece interessante, rilevato dallo Studio di Unibo, è il rapporto che i minori stranieri non accompagnati vivono nei confronti delle operatrici dell’accoglienza, che riconducono alla figura materna.

 

Un gioco di specchi

Ma c’è un interessante gioco di specchi che riguarda, prima ancora dei temi sollevati dai ragazzi del mondo, la maniera in cui le istituzioni dovrebbero rapportarsi ai temi dell’integrazione e dell’inclusione. A rilevarlo è la professoressa Lorenzini: “La nostra idea di integrazione deve mettere insieme, appunto integrare, aspetti legati alle origini e alla propria identità con le esperienze compiute nel nuovo contesto di approdo; non corrisponde cioè ad una attesa rapida e completa di assimilazione e adeguamento a tutto ciò che fa parte del nuovo contesto d’accoglienza.”

La questione sollevata dalla ricercatrice bolognese viene in qualche modo avvalorata dalle conclusioni dello studio reso pubblico in settembre, quasi in contemporanea di quello Unibo, dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, realizzato in compartecipazione con Unhcr, Unicef e Anci, che, nella logica dell’ascolto e partecipazione, ha visitato diverse strutture di accoglienza del programma SAI (Sistema Accoglienza Integrazione), in molte città italiane, interrogando i minori sui loro bisogni.

 

Allontanarsi per poi ricomparire

Una delle criticità emerse è quella degli allontanamenti, come anche quella della mancata socializzazione con gli italiani, problematica, come abbiamo visto, uscita fuori anche dallo studio di Unibo, Temi, che nella logica dell’integrazione, possono essere considerati, prima di tutto, due chiavi di lettura

Il primo tema, la città di Bologna lo conosce bene, riguarda l’allontanamento volontario dei minori, dopo il primo colloquio, sia nelle sedi delle forze dell’ordine che negli uffici dedicati dell’Asp Città di Bologna. Gran parte dei ragazzi che arrivano sono già passati da altri centri di accoglienza italiani, che non se li riprendono. Ma a Bologna c’è anche un altro fenomeno, quello cioè di allontanarsi per poi ricomparire nei medesimi uffici, per più volte nello stesso mese…

 

La formazione delle micro-comunità

La mancata socializzazione con gli italiani rappresenta, invece, la questione delle questioni, noi ci limiteremo, in questa sede, a definirla fenomenologicamente… Questa la possiamo sicuramente ricondurre alla più importante criticità che rappresenta l’esodo generazionale di massa. In ogni centro di prima accoglienza italiano, si formano le micro-comunità per nazionalità. Nelle strutture “meno organizzate”, soprattutto nel sud Italia, queste si possono, alcune volte, trasformare in vere e proprie bande, che cercano di sottomettere loro coetanei di nazionalità diverse. 

A Bologna, come abbiamo visto dai dati riportati, la comunità tunisina è quella più numerosa. Sappiamo, dalla nostra precedente trattazione sul tema, come il fenomeno si sia strutturato negli anni, e come questa straordinaria barriera sociale abbia assunto caratteri tipici. Se da un lato vi è una sofferenza da parte dei ragazzi all’apprendimento della lingua, il loro principale obiettivo, nella maggiorparte dei casi, è quello di regolarizzarsi, attraverso le lungaggini burocratiche, che determinano incertezza e paura per il futuro. Poi vi è la visione del lavoro da intraprendere, per rendersi autonomi, prima che per sé stessi, per inviare soldi ai genitori in Tunisia, i quali, essi stessi, li hanno istigati al viaggio. 

 

“NOI e LORO”

Difficoltà nell’apprendimento linguistico, urgenza di autonomia, lungaggini burocratiche possono innescare il distacco culturale tra “NOI e LORO”, alimentando l’esigenza di raccogliersi in micro-comunità, con tutte le ricadute sociali che ne comportano… Qualche tempo fa un passeggero della linea ferroviaria Bologna-Vignola riprese, con il proprio cellulare, durante un viaggio, una scena paradigmatica: una quindicina di minori tunisini che saltavano e urlavano lo slogan: “chi non salta italiano è”, potremmo dire, urlato in perfetto italiano…

Lo studio dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, ha intelligentemente individuato una soluzione alla barriera sociale della mancata socializzazione che determina la formazione di micro-comunità: la scuola. C’è insomma il bisogno di strutturare percorsi scolastici, magari con modalità specialistiche, per i minori soprattutto di età non vicine al diciottesimo anno, sostituendo i corsi di alfabetizzazione con l’inserimento nel sistema scolastico, così come è stato fatto per gli adolescenti ucraini arrivati, con le famiglie, in seguito al conflitto bellico.

“Integrarsi bene – conclude la professoressa Lorenzini – significa che io sono qui, e voglio entrare nel nuovo contesto avendo la possibilità al tempo stesso di mantenere saldi aspetti delle mie origini culturali, e di alcune abitudini importanti per me, costruite nel mio paese. Integrazione è rispetto delle regole del nuovo contesto ma anche possibilità di partecipazione senza sradicamento, avendo la possibilità di mantenere stima per le proprie origini e di non doversene invece vergognare.”

 

*Servizio Protezioni Internazionali, Asp Città di Bologna

** I dati locali del territorio di Bologna hanno come fonte il Servizio Protezioni Internazionali

 

FONTI E LINK DI RIFERIMENTO

“L’uragano Daniel”

https://www.agi.it/estero/news/2023-09-11/libia-daniel-tempesta-2000-morti-1200-dispersi-derna-cirenaica-22989525/

“Convenzione di New York”

https://www.minori.gov.it/it/minori/convenzione-onu-sui-diritti-del-fanciullo 

“transumanza”

https://roma.corriere.it/notizie/politica/23_ottobre_02/giambruno-e-la-frase-sui-migranti-transumanza-termine-inappropriato-non-sono-razzista-a803fcbd-1090-4580-92ee-413a4f1c3xlk.shtml

“legge Zampa”

https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1104665.pdf

“dati nazionali”

https://www.unhcr.org/it/wp-content/uploads/sites/97/2023/09/report-visite-sai-2023.pdf?utm_medium=email&ds=50%2C90%2C120

640  a  Bologna”

https://percorsiconibambini.it/act/2023/04/14/i-ragazzi-del-mondo-sulle-impervie-strade-dellasino/

“partner del progetto ACT” “

https://percorsiconibambini.it/act/2023/04/14/i-ragazzi-del-mondo-sulle-impervie-strade-dellasino/

“studio”

https://www.unhcr.org/it/wp-content/uploads/sites/97/2023/09/report-visite-sai-2023.pdf?utm_medium=email&ds=50%2C90%2C120

“precedente trattazione sul tema”

https://percorsiconibambini.it/act/2023/04/14/i-ragazzi-del-mondo-sulle-impervie-strade-dellasino/

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