Hip Hop, ortoterapia e teatro: così le Officine si raccontano a Brescia

di

Ortoterapia e idroponica del PIR

Post FESTIVAL “La terra si racconta”.


Che cosa hanno in comune idroponica, orticoltura e … hip hop? 
In effetti non molto ma si sono trovati legati a doppio filo, rispettivamente momento di apertura e performance conclusiva, nel piccolo viaggio tra gli esiti del Officine di T.E.R.R.A che si è svolto il 31 maggio nella sede di Residenza Idra, in occasione del Festival “La terra si racconta”.
 Il festival ha animato le sale e il teatro di Palazzo Mo.ca dalle 11 alle 21 con una serie di exhibit, incontri e performance che hanno presentato quanto prodotto in alcune delle Officine che Residenza Idra e gli altri partner bresciani – le associazioni Alchechengi, Brescia Nuova, Fabbrica Sociale del Teatro, Libertas e PIR Post Industriale Ruralità, – hanno realizzato nel primo anno di progetto nei quattro istituti superiori: liceo scientifico Calini, il liceo delle scienze sociali de Andre’, gli istituti Capirola e Mantegna.

La giornata ha preso il via con la presentazione del laboratorio di ortoterapia ed idroponica per l’integrazione degli studenti con disabilità che l’associazione PIR Post industriale – ruralità ha curato presso l’istituto Mantegna ed i cui materiali, che ne spiegano i presupposti pedagogici, sono rimasti a disposizione dei visitatori durante tutta la giornata.
A seguire i ragazzi del liceo Calini coinvolti in Terra che crea e ricorda hanno potuto vedere quanto prodotto nel laboratorio di video making che li ha portati a realizzare un “museum trailer”… una clip di presentazione del bresciano Museo del Ferro che sarà concretamente utilizzato dal Museo per le attività didattiche e di comunicazione.
Nel pomeriggio il Festival ha visto la restituzione del contest per “Terra che progetta”, Officina in cui le scuole si sono messe in gioco intorno al re-design di una delle sale di palazzo Mo.Ca  e la premiazione di Risorsa libri comunità. Mentre il premio per la miglior recensione e andato all’Istituto Capirola, il libro più votato e quindi scelto per la mise en espace è stato “Stardust” di Neil Galman. A seguire, Davide D’Antonio e Giuseppina Turra hanno animato la lettura di “Stardust”, storia d’amore tra un umano ed una stella cadente già messa in scena in alcuni degli istituti scolastici.
Mentre il video di “Terra che crea e ricorda” veniva proiettato a ciclo continuo e, gli esperti di Brescia Città Nuova, erano a disposizione per spiegare il lavoro svolto dai ragazzi nell’Officina “Terra che rielabora” (alcuni cartelloni illustravano le idee individuate per dare nuova funzione a luoghi dismessi – una ex vetreria … una discoteca chiusa da tempo – del territorio) si animava anche il nostro teatro.
Dapprima con la messa in scena di “Life Map: il mio post nella vita” esito del laboratorio teatrale di Officina Terra che emoziona dell’Istituto Capirola. Giocando con la metafora di un “futuro”, un “punto del tempo in cui le condizioni di vita sono diventate sfavorevoli all’integro sviluppo della personalità e gli studenti non ne sono consapevoli, se non per un senso di noia che li pervade” il testo rielaborato da Daniela Visani a partire dai materiali dei partecipanti ha raccontato con ironia e ritmo della possibilità di scegliere e di autodeterminarsi, anche a partire dall’incontro e dal riconoscimento degli altri.
E’ stato poi il momento della musica e del canto: l’associazione Alchechengi – che ha condotto l’Officina Terra che suona per un gruppo di ragazze e ragazzi “speciali” dell’Istituto Mantegna – ha messo in scena una giornata immaginaria scandita dal suono della sveglia del mattino, alla sera da canzoni attinte dalle tradizioni popolari di diversi paesi accompagnate dal movimento, dalle percussioni e dal suono della fisarmonica.
Il Festival si è chiuso con l’hip hop, con una breve performance esito di uno dei laboratori di discipline sportive dell’Officina Terra che si muove condotti dall’associazione Libertas.

Se le perfomance ed i contest hanno avuto un buon afflusso di pubblico ma limitato a studenti insegnanti e genitori (con un successo particolare per musica, teatro e il contest di Terra che progetta), per le prossime edizioni del Festival intravediamo una scommessa e una sfida. La scommessa è quella di individuare modalità più efficaci per presentare gli esiti delle Officine più concettuali e trovare un format che permetta alle scuole coinvolte di apprezzare gli esiti di tutte le Officine e non solo di quelle che le hanno coinvolte direttamente.
La sfida quella di raccontare TERRA anche alla città.
A motivarci rispetto al valore formativo di impegnare i ragazzi e le ragazze nello sforzo organizzativo ed … emotivo di contest e performance, ci arrivano ancora le parole dei protagonisti di “Life Map” raccolte da Daniela Visani: “il pubblico mi è servito molto per oltrepassare la mia timidezza, cioè più che timidezza la paura di essere giudicata…” “da questo spettacolo ho imparato cosa vuol dire fare un lavoro di squadra, cosa vuol dire essere responsabili del proprio lavoro e del lavoro degli altri”, “ho imparato a credere in me stessa e in quel che faccio, in modo che ciò che faccio funzioni sia per me sia per gli altri”. “Quello che abbiamo fatto e detto sono parole nascoste in fondo al nostro cuore e che abbiamo paura di dire per timore del giudizio degli altri”.

E non ci pare poco. Arrivederci alla prossima edizione!

Laura PucciResidenza Idra
#officinedellaTERRA

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