Mind the GAP: attivare la partecipazione per una SCUOLA APERTA

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La peer education è una delle modalità più conosciute e, allo stesso tempo, più innovative, di fare “educazione” e “prevenzione”, soprattutto nella fascia adolescenziale e giovanile.

Superfluo forse ripercorrerne la storia, ormai 30ennale, che ha visto in tempi recenti un significativo “upgrade” con la nascita della cosiddetta “Peer education 2.0”, caratterizzata da una forte presenza nell’utilizzo del media quale strumento educativo dalle infinite potenzialità. Ed è proprio questo il fulcro delle attività che caratterizzano la dimensione di “scuola aperta” del nostro progetto, da qui si parte per incontrare i ragazzi e proporre loro di “contare”, di essere peer leader in grado di condizionare positivamente, nel quotidiano, il comportamento dei coetanei. È quello che sta succedendo all’Istituto “Rolando da Piazzola” di Piazzola sul Brenta, all’interno del quale noi, educatori della Fondazione La Grande Casa, stiamo sperimentando una attività denominata Mind the GAP, dove GAP è un acronimo che sta per Gioco d’Azzardo Patologico.

Il motivo per cui si è scelto di andare a lavorare su questo tema, e di chiedere ai ragazzi di impegnarsi per portare avanti delle istanze di prevenzione presso i coetanei, trova la sua ragione d’essere nell’abitudine, sempre più diffusa nei ragazzi anche minori, di accedere a pratiche di gioco d’azzardo (di diversa tipologia), prevalentemente on line, pur essendo proibito dalla legge. Le ultime statistiche disponibili, relative al 2017, parlano infatti circa 1 milione di giovani in fascia 14/19 che hanno giocato d’azzardo almeno 1 volta nel corso dell’anno. E la Regione del Veneto si trova al quinto posto, su scala nazionale, per somme giocate.

Il dialogo condotto con gli studenti delle classi Terze a gennaio 2019, ci dice di un fenomeno che è ben conosciuto da tutti, anche se questo non implica di trovarci di fronte a una platea di giocatori patologici! Piuttosto va sottolineato come molti sappiano davvero poco di questo fenomeno, ed è quindi l’occasione per noi educatori di intessere un dialogo proprio sulle false credenze, su come i media ne parlano, su tutto quello che ancora non si sa; ma soprattutto su come sia possibile affrontare efficacemente questi argomenti con un gruppo di studenti delle scuole superiori. Fulcro degli incontri non sono, infatti, i contenuti “nudi e crudi” (del resto è un laboratorio educativo, non una conferenza), ma soprattutto lo sviluppo di competenze e la sperimentazione di “tecniche” per riuscire a parlare di questo tema ai coetanei. Ecco che, a fianco alle statistiche sulle probabilità di vincita e alle informazioni su quale governo abbia introdotto le slot machine in Italia, i ragazzi vengono fatti giocare al fine di facilitare l’apprendimento dei tecniche di animazione e di lavoro di gruppo e vengono coinvolti nella realizzazione di brevi videoclip in cui, in prima persona, sfatano le false credenze sull’argomento.

Da qui, da queste piccole sperimentazioni, parte la proposta, il chiedere fiducia e il tentativo di agganciare un gruppo di ragazzo disposto a mettersi in gioco, spendere del tempo a fianco degli educatori, in orario extrascolastico, per acquisire e maturare le skills necessarie per essere peer leader, e tornare, in una fase successiva, ad affrontare il tema con gli studenti di 1 o 2 anni più giovani, nelle classi e nei contesti di vita quotidiana.

Si tratta di una “pratica di cittadinanza” che va nella direzione di attivare i processi partecipativi dei ragazzi, nell’ambito di un fenomeno che, soprattutto nella fascia adolescenziale, denota una significativa fragilità ed è a nostro avviso indicatore di una notevole povertà educativa.

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