Proseguono i saluti finali. Il testimone passa all’hub di Napoli

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“Congratulazioni, oggi è il tuo giorno”. È questo l’incipit dell’albo del Dott. Seuss “Oh quante cose vedrai” che abbiamo scelto come regalo finale per tutti i bambini Nest.
Le prime righe di questo libro in rima ci accolgono con un sorriso: siamo fortunati, questo giorno è nostro e siamo in cammino verso Luoghi Importanti. E, immediatamente dopo, «Cammina, vai avanti!». Scopriamo così che l’incipit del libro è un’esortazione che non ammette tentennamenti e, girata la pagina, ecco l’attrezzatura di cui disponiamo per questo cammino «Hai cervello nella testa. Hai piedi nelle scarpe»: tutto quello che ci occorre per il nostro percorso è in noi.

Abbiamo deciso di salutare così i bambini che in questi lunghi tre anni hanno affollato e colorato le stanze del progetto Nest, abbiamo scelto di salutarli augurando loro un percorso meraviglioso, un futuro intenso e felice. Siamo certi che il loro bagaglio di esperienze si sia arricchito grazie a Nest, che gli strumenti di cui oggi dispongono siano di enorme importanza per le esperienze che verranno.

I bambini e le loro famiglie, chi per più chi per meno tempo, durante questi tre anni hanno trovato uno staff attento e sempre disponibile. Sono stati accolti, ascoltati, sostenuti, hanno avuto la possibilità di essere inseriti in percorsi ad alta densità educativa. I più piccoli sono cresciuti, i più grandi hanno compreso l’importanza di uno sguardo attento sulla crescita dei bambini.

Tirando le somme di questo percorso, ci piace ricordare le prime settimane, i primi momenti del progetto, momenti nei quali lo staff tentava, spesso a fatica, di farsi conoscere dalle famiglie e dal territorio. Non avevamo ancora i computer ma scegliemmo di presidiare lo stesso gli uffici. In un caldissimo pomeriggio di giugno 2018 arrivò allo sportello A., una signora napoletana segnalata dalla scuola.
A. raccontò allo staff tutta la sua storia, vedova da pochi mesi e con una bambina di 4 anni e mezzo alla quale non sapeva come raccontare del papà. La donna aveva alle spalle una storia dolorosa di perdite e violenze. Chiedeva aiuto per sua figlia e per se stessa, sentiva che da sola non sarebbe riuscita a gestire la situazione. Avevamo in mente il modello, sapevamo quello che avremmo potuto attivare, eravamo pronti a mettere ordine in quella matassa intricata ma non fu affatto semplice. Il carico emotivo era enorme e noi ci sentimmo forse sopraffatti. Così tanto in così poco tempo.

Il caso di A. e di sua figlia R., utenti che negli anni hanno seguito un intenso e ricchissimo percorso di presa in carico, ci ha insegnato, fin da subito, che per quanto si possa conoscere una teoria, uno schema di riferimento, è sempre necessario essere pronti a metterli in discussione per poterli adattare al caso specifico, al percorso individualizzato di cui quello specifico utente ha bisogno. Nest ci ha insegnato che l’ascolto e l’accoglienza vengono prima di ogni cosa. Abbiamo imparato ad essere chiari fin da subito, a spiegare alle famiglie la nostra metodologia di lavoro ed il valore degli altri attori sul territorio. Abbiamo attivato prese in carico integrate con ASL, Consultori, Servizi Sociali, altre associazioni. Abbiamo allargato e infittito la rete di protezione a favore dei beneficiari dedicando un tempo significativo al coinvolgimento attivo delle famiglie. Gli utenti sono diventati, anche grazie a Nest, consci di quanto era possibile fare, sono diventati gli attori principali del loro percorso di emancipazione.

I bambini, principali beneficiari delle azioni di progetto, sono stati inseriti in percorsi pensati per loro. Sia i più piccoli, sia i più grandicelli hanno avuto la possibilità di beneficiare di programmi individualizzati innovativi e multidisciplinari. Dai laboratori di invito alla lettura precoce, a quelli di musica, dai laboratori di movimento a quelli di creazione e manipolazione, dai percorsi di coding ai laboratori di capoeira e inglese.

Oggi cominciamo ad avvisare le famiglie, Nest sta per finire. Le reazioni dei genitori sono diverse: dallo sgomento, alla preoccupazione, alla rabbia. Le mamme ci chiedono se possono fare qualcosa, se c’è qualcuno con cui “andare a parlare” per consentirci di restare. Sono sgomente all’idea di non trovarci più e forse rassegnate perché “a Napoli, si sa, le cose che funzionano finiscono sempre”.

In questi anni abbiamo lavorato per garantire sostenibilità al progetto poichè Nest ha mostrato, senza possibilità di fraintendimenti, quanto sia vincente il modello che propone soprattutto nell’individuazione e presa in carico delle situazioni di maggiore vulnerabilità sociale, economica, relazionale. La dinamica dei bandi e dei progetti rende difficile dare stabilità agli interventi e spesso i tentativi di comunicare col pubblico e costruire servizi universali e duraturi si scontra con limiti economici e complicazioni burocratiche.

Dal canto nostro, continueremo a proporre attività di contrasto alla povertà educativa minorile per la fascia 0-6 anni guidati dalla convinzione che arrivare prima significhi arrivare lontano e dalla speranza che siano le istituzioni stesse a comprendere l’importanza di un sistema educativo integrato che faccia della scuola e dei servizi educativi il cuore pulsante della Comunità.

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