Il lavoro di rete come strumento di contrasto all’isolamento del nucleo familiare

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All’hub NEST di Napoli, in un anno e mezzo di lavoro, abbiamo conosciuto diversi nuclei familiari che versano in condizioni di forte disagio socio economico.

In molti casi, queste famiglie riescono a destreggiarsi con dimestichezza tra CAF, Agenzia delle Entrate, Patronati e sono aggiornatissime rispetto a tutte le nuove misure di contrasto alla povertà economica: conoscono alla perfezione i bonus statali o comunali ai quali potere accedere. Ciò che manca nella stragrande maggioranza dei casi è una rete sociale di sostegno che accompagni gli aiuti economici pubblici alla costruzione di un progetto di uscita dallo stato di disagio. Non è solo la povertà economica a costituire un problema ma è soprattutto la mancanza di strumenti culturali e sociali che non consente alle persone neppure di immaginare possibili alternative di vita.

Il contrasto alla povertà è possibile solo se il sostegno offerto per risolvere problemi immediati e immanenti è strumentale alla definizione di un progetto di vita di più ampio respiro, costruito insieme alle persone interessate a partire dalle risorse materiali e immateriali che ciascuno è in grado di mettere in campo. Questo significa pensare ad interventi di sostegno multidimensionali, integrati e bi-generazionali: costruire attorno alle famiglie delle reti di sostegno permette di contrastare non solo la povertà ma anche la solitudine che rappresenta un elemento determinante nello stratificarsi e protrarsi del disagio impedendo che si trasmetta da una generazione all’altra minacciando la crescita dei più piccoli e la loro possibilità di emancipazione.

E’ proprio a partire da queste considerazioni che l’Associazione Pianoterra cerca di promuovere collaborazioni e sinergie con il territorio in ogni intervento e percorso proposto alle famiglie, affinché siano tante e diverse le persone sulle quali i nuclei familiari possano contare.

Ne è un esempio la relazione costruita con un nucleo composto da 4 persone, mamma A. papà S. e due bambini G. ed F., uno di 4 anni e mezzo e l’altra di 12 anni, arrivati a NEST nell’ottobre del 2018. La mamma si è rivolta all’hub su consiglio delle insegnanti di G. poiché interessata ai laboratori pomeridiani rivolti a bambini da 3 a 6 anni, principalmente allo scopo di prolungare la permanenza a scuola del bambino, definito come ingestibile tra le mura domestiche. Abbiamo quindi accolto G. nelle attività pomeridiane ma, fin da subito, abbiamo spiegato alla mamma che Nest non é come gli altri centri educativi ai quali aveva in passato iscritto i suoi bambini e che la partecipazione di G. non poteva prescindere dalla sua stessa partecipazione.
Le fasi iniziali della presa in carico sono state tutt’altro che semplici. A. non comprendeva le ragioni della nostra insistenza a partecipare ai gruppi di confronto tra genitori, diceva di essere troppo occupata e sosteneva con forza di non avere bisogno di questo tipo di aiuto perché “i panni sporchi si lavano in famiglia”. Con il passare del tempo, grazie all’insistenza delle operatrici le cose sono radicalmente cambiate. A. si è resa conto che i gruppi di sostegno genitoriale non erano solo un’occasione per conoscere altri genitori, ma anche un momento di scambio e confronto importante durante i quali nessuno ti obbliga a raccontarti ma, se hai voglia di farlo, sono tutti pronti ad ascoltare senza giudicarti. I gruppi tra genitori sono diventati un’occasione per approfondire questioni legate all’educazione dei bambini, per rivolgere domande agli esperti presenti (educatori, psicologi, pediatri etc.), per conoscere le piccole difficoltà e i progressi di G. e per ritagliarsi un tempo diverso anche per prendersi cura di sé. Ai gruppi di sostegno alla genitorialità, poi, si sono aggiunti gli incontri individuali di monitoraggio ai quali la donna non è mai mancata, fino anche a farne lei stessa richiesta per risolvere questioni concrete ma anche emotive, riconoscendo il valore dell’ascolto e del confronto e la necessità, a volte, di uno sguardo diverso sui problemi, uno sguardo che aiuti a guardare lontano, dove da soli non si riesce ad arrivare. Col tempo, A. ha inoltre capito più profondamente il senso della partecipazione del figlio alle attività di NEST non considerandole più come un mero intrattenimento pomeridiano ma come un percorso che può dare a G. nuovi strumenti utili a favorirne la crescita e a lei nuovi mezzi per comprendere più a fondo suo figlio e accompagnarlo nelle sfide e conquiste quotidiane.
A luglio 2019 la presa in carico del nucleo si è interrotta avendo G. compiuto 6 anni ed essendo passato in prima elementare. Gli operatori del progetto Nest, però, riconoscendo la necessità di sostenere ancora la famiglia soprattutto con attività di socializzazione e confronto, hanno accompagnato A. presso il Centro Educativo di Pianoterra nel Rione Sanità, centro che prende in carico famiglie con bambini da 6 a 18 anni, al fine di iscrivere il piccolo alle attività di sostegno scolastico e laboratori educativi. Le operatrici di NEST hanno fatto da ponte tra la nuova scuola e il centro educativo, accompagnando passo dopo passo la famiglia in questo cambiamento. Per facilitare le comunicazioni con i nuovi operatori del centro educativo e con le nuove maestre, le operatrici di NEST hanno sollecitato numerose riunioni all’inizio dell’anno scolastico, anche in presenza della famiglia, per lavorare insieme e favorire il buon andamento scolastico ed extrascolastico del bambino.
Oggi A., riconoscendo il lavoro fatto insieme, passa all’hub a salutare gli operatori almeno una volta a settimana, racconta della sua vita, chiede di partecipare agli incontri con i genitori aperti al territorio. La signora, ha poi riferito, nonostante la ritrosia iniziale, di aver sentito fin da principio che poteva affidarsi all’associazione e, proprio in virtù del buon lavoro fatto lo scorso anno, ha percepito anche il Centro Educativo alla Sanità come un posto “suo” al quale poter affidare serenamente il suo bambino e dove trovare sostegno in caso di necessità. Aver superato la diffidenza iniziale, ha permesso ad A. di comprendere il senso di servizi come NEST, di aprirsi alle possibilità di confronto e sostegno che può incontrare sulla sua strada, di capire che chiedere una mano in un momento di difficoltà non significa non essere in grado di fare qualcosa, ma piuttosto prendersi cura di sé e delle persone che si amano.
A. ha legato con molte mamme sia di Nest sia del Centro Educativo ed oggi è lei a portare nuovi genitori ai quali, preventivamente, spiega le regole dei vari progetti ed orgogliosa racconta: “le ho detto che deve venire ai gruppi che organizzate e anche che all’inizio sarà una mazzata in fronte ma che poi dovrete cacciarla per farla andare via”.

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