Mai soli in cameretta con il computer: i consigli della criminologa

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Dire che non esistono regole e leggi per affrontare in sicurezza il mondo digitale non è corretto. Le norme esistono, ma spesso i genitori non se ne rendono conto o comunque non le applicano. Con la conseguenza di mettere a rischio i loro figli. Lo ha detto chiaramente l’avvocato Stefania Crema ai genitori e agli insegnanti che martedì pomeriggio hanno partecipato all’incontro intitolato “Genitori oggi tra virtuale e reale”. L’evento era promosso il 25 gennaio da noi insieme all’istituto comprensivo Morzenti di Sant’Angelo Lodigiano in collaborazione con l’Associazione genitori per la scuola Morzenti. Al Webinar hanno preso parte 151 persone. La psicologa e criminologa ha ricordato il ruolo chiave dei genitori che devono accompagnare i propri figli nella vita digitale. “La cameretta dei ragazzi è il luogo privilegiato dove i ragazzi usano computer e telefonino, ma anche quello dove entrano i pericoli del web – ha spiegato con un esempio forte –. Ebbene, noi non lasceremmo i nostri figli in pigiama e ciabatte nel mezzo del quartiere di Scampia a Napoli, perché incontrerebbero tanti tipi di delinquenza, ma permettiamo che di notte siano da soli in camera con un mezzo potentissimo: una contraddizione”.

 

“Cercherò di darvi delle coordinate per definire le responsabilità dei genitori e della scuola, e in generale di noi adulti, in questa “realtà aumentata” in cui vivono bambini e ragazzi – ha detto l’esperta in apertura – . Oggi una nostra responsabilità è prima di tutto quella di accompagnarli nelle dinamiche e nelle pieghe del mondo virtuale, partendo dalla constatazione che la percezione dei ragazzi è molto diversa dalla nostra, e che i rischi sono tanti”.

Stefania Crema ha poi indicato una serie di azioni precise e dei pericoli che si possono evitare

 

  • Attenzione alle leggi. Il regolamento dell’Unione Europea prevede che nessun ragazzo possa dare consenso al trattamento dei propri dati se non ha raggiunto i 16 anni e in Italia l’età scende a 14 anni, ma quando i ragazzi aprono profili social o usano whatsapp lo fanno e la responsabilità legale ricade sulle spalle dei genitori, che sono i loro tutori.
  • Non imporre censura e divieti. I genitori devono piuttosto porsi accanto ai figli e così come insegnano nella vita reale le regole di interazione sociale, devono farlo anche per la vita virtuale
  • Creare regole condivise, per esempio prevedendo dei “moderatori” nelle chat di classe e definendo tempi della famiglia durante i quali gli schermi sono vietati, ad esempio a cena o a pranzo
  • Attenzione a ciò che si posta, perché rimane on line anche quando viene cancellato da telefonini e tablet. Tanto che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha spiegato come Internet e i social abbiamo tolto all’uomo uno dei suoi principi fondamentali, quello alla dimenticanza e all’oblio
  • Per via di social e Internet i ragazzi perdono la capacità e la voglia di comunicare all’altro perché tutto è immediato attraverso la fruizione delle immagini, quindi non sanno più come raccontarsi e come narrare, processi che sono però fondamentali nel processo di crescita e di evoluzione.
  • Evitare il linguaggio d’odio, che ormai è diffuso, anche tra i giovanissimi. Eppure, sin dal 1954 nel Codice esiste una legge che lo identifica come reato. Un’altra dimostrazione che non servono nuove regole, ma si devono applicare quelle esistenti, spiegando ai figli che essere esposti al linguaggio dell’odio o utilizzarlo rischia di renderli insensibili verso gli altri ma anche verso i loro stessi problemi.

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