Metodi: un viaggio nelle storie dei ragazzi Maceratesi.

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L’attività Metodi è nata come percorso di potenziamento e supporto scolastico ai ragazzi con più difficoltà, in grado di orientarli verso un metodo di studio efficace e utile per tutta la loro carriera scolastica.
Parlando con gli operatori e le educatrici abbiamo però scoperto un mondo ancora più profondo, fatto di paure, insoddisfazioni personali e problemi educativi.

Vanessa Sensini, responsabile dell’attività Metodi presso l’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri” di Macerata, ci ha raccontato come fosse rimasta sorpresa di osservare una realtà così ricca di sfaccettature, e ha deciso di arricchirla con piccoli traguardi personali.

 

 

Conoscere i ragazzi per elaborare un piano su misura

 

Per capire come strutturare l’attività “Metodi” al meglio, è stato necessario focalizzare per intero il gruppo classe appena formato.
I ragazzi presi in carico hanno infatti tutti qualcosa in comune: frequentano la classe seconda di un istituto secondario di primo grado (seppure di sezioni differenti), sono stati bocciati almeno una volta e presentano problemi comportamentali o di integrazione all’interno del gruppo classe.
Questo peso che portano sulle spalle li rende inevitabilmente frustrati e poco soddisfatti di sé: per questa ragione si è subito evidenziata l’importanza di lavorare sul piano personale oltre che su quello prettamente scolastico.

Inizialmente il gruppo di ragazzi presi in carico (comprensivo di sette ragazzi tra i dodici e i tredici anni) si è dimostrato poco entusiasta di questo ulteriore percorso extra scolastico.
Si è quindi deciso di porre degli obiettivi specifici per ognuno di loro, creando un metodo di studio su “misura” basato sulla leva della gratificazione per raggiungere i traguardi preposti.

 

metodi: studiare insieme

 

Questo metodo di lavoro, basato sul raggiungimento degli obiettivi e sul senso di soddisfazione personale, si è subito dimostrato vincente.
I ragazzi, superate le resistenze iniziali, si sono dimostrati attenti e desiderosi di mettersi in gioco: sono passati dal “non so farlo, ci rinuncio in partenza” al “so come posso fare, ci provo”.

Indicatore del fatto che i ragazzi si sono dimostrati estremamente soddisfatti di questa attività è il fatto che non guardano più l’orologio: Vanessa Sensini e un’altra educatrice (selezionata all’interno del Servizio Civile Universale) si ritrovano spesso a dover spingere i ragazzi a tornare a casa, visto che scelgono di trattenersi oltre l’orario stabilito.
Questo piccolo segnale è stato fonte di grande ilarità e – al tempo stesso – di estrema soddisfazione.

 

Il confronto con le emozioni

 

A differenza dei ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Dante Alighieri”, che avevano difficoltà quasi esclusivamente di natura scolastica, al centro Orizzonte le educatrici si sono trovate una realtà del tutto diversa. Selezionati all’interno del territorio Maceratese per la loro particolare condizione di disagio sociale e per le loro difficoltà all’interno del gruppo famiglia, i ragazzi inviati al centro Orizzonte per l’attività Metodi si sono rivelati particolarmente impegnativi.

 

Fragilità adolescenziale

 

Un problema che le educatrici si sono trovate ad affrontare non è stato, inaspettatamente, quello di confrontarsi con ragazzi carenti a scuola: il disagio di questi ragazzi era molto più profondo, radicato principalmente nel loro comportamento.

Il loro problema principale era nel sentirsi costantemente inadeguati: inadeguati a scuola, inadeguati a casa e quindi inevitabilmente frustrati e insoddisfatti.
Se qualcuno tra questi ragazzi si è dimostrato taciturno e incline a non fare uscire all’esterno il proprio turbamento, altri si sono invece dimostrati particolarmente aggressivi e dispotici.

Bestemmie, rifiuto dell’eseguire gli ordini e attacchi di rabbia sono gli episodi più palesi di questo disagio: si è quindi deciso di strutturare per questi ragazzi un percorso basato principalmente sul riconoscimento delle proprie emozioni e sulla loro capacità di gestirle in maniera adeguata.
Per loro è stato quindi ideato un programma di Token Economy, che si è dimostrato particolarmente efficace all’interno di questa delicata situazione.

 

Token economy
Esempio pratico di un cartellone per la token economy: si stabiliscono gli obiettivi e si cerca di raggiungere il traguardo.

 

 

Token economy, per aiutare i ragazzi a dirigere le energie nella giusta direzione

 

La Token Economy, sviluppata sulla base della psicologia comportamentale, consiste in una forma di “contratto educativo“: ad ogni comportamento corretto l’educatrice elargisce al ragazzo un oggetto simbolico (come un gettone), mentre ad ogni infrazione non gliene assegna alcuno. In cambio di un certo numero di gettoni ciascun ragazzo avrà accesso ad un premio già concordato in precedenza.

In questo caso il Metodo di studio doveva basarsi necessariamente su una motivazione e una gratificazione personale che andasse al di là del mero rendimento scolastico: alcuni tra i ragazzi seguiti al centro non frequenta nemmeno la scuola, e sono stati allontanati dai gruppi di coetanei loro pari.

 

Metodi e token economy

 

Nonostante però le prime gravi resistenze iniziali, anche questo secondo gruppo di ragazzi è entrato in sintonia con le educatrici: un evento che ha dimostrato il grado di fiducia che sono riuscite a instaurare con loro è stato l’apertura al dialogo. Al termine dell’orario dell’attività sono rimasti più a lungo per parlare dei loro problemi, per confrontarsi e per trovare conforto.

Questa apertura ha segnato indelebilmente l’inizio di un nuovo percorso: da ragazzi resistenti al cambiamento e poco inclini a collaborare, si sono dimostrati ragazzini spaventati che sfogavano in rabbia la loro frustrazione. All’interno di un gruppo protetto si sono lasciati finalmente andare, hanno superato la loro avversione personale e stanno iniziando a collaborare in maniera proficua allo svolgimento delle attività di potenziamento scolastico.

Obiettivo del corso è anche quello di permettere loro un reinserimento adeguato all’interno della scuola non appena questo sarà possibile, evitando che si trovino in serie difficoltà per il loro grado di preparazione scolastica o per la loro paura e diffidenza verso il mondo della scuola.

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