Le parole della legalità

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Nel pomeriggio del 5 giugno si è svolto l’evento conclusivo del ciclo di laboratori su legalità e cittadinanza attiva organizzato nel comune di La Loggia. Queste le parole degli educatori e delle istituzioni che raccontano il percorso che si è svolto tra aprile e maggio in quattro classi della scuola media Leonardo da Vinci.

Il 23 maggio 1992 la mafia, con un attentato dinamitardo in località Capaci nei pressi di Palermo, uccise il magistrato Giovanni Falcone. Insieme a lui persero la vita la moglie Francesca Morvillo e gli agenti Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Dopo poche settimane, il 19 luglio 1992, una carica esplosiva in via D’Amelio, sotto casa della madre, uccideva il giudice Paolo Borsellino. Nell’attentato vennero uccisi gli agenti Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.

A 27 anni di distanza le parole di Falcone, che rivolgendosi ai giovani diceva “Se i giovani capiranno cosa è la mafia e tutte le istituzioni dello Stato collaboreranno in questa battaglia, allora la mafia scomparirà per sempre”, hanno rappresentato per noi lo stimolo per riparlare di legalità e di mafie nelle scuole.

Ecco perché nei mesi di aprile e maggio presso la scuola secondaria di primo grado Leonardo da Vinci di La Loggia nell’ambito del progetto Comunit-Azione hanno preso il via in quattro classi (due prime e due seconde) dei laboratori di legalità e cittadinanza attiva.

Il percorso si è snodato attraverso una serie di fasi, interattive e partecipate, in cui i ragazzi sono stati accompagnati a scoprire la figura di Giovanni Falcone e a creare un ponte tra l’instancabile lotta alle mafie che il magistrato ha portato avanti e i problemi quotidiani che i giovani studenti vivono, quali la violenza e i soprusi che talvolta subiscono da chi è più grande, più forte o anche solo più sfacciato oppure la difficoltà a rispettare le regole per un bene comune collettivo. Far capire che Giovanni ha lottato anche per loro, è stato uno dei temi più sfidanti e più forti che sono emersi durante gli incontri in classe.

A conclusione dei laboratori è stato fissato un momento di restituzione del percorso fatto e di condivisione con la cittadinanza, un evento di sintesi programmato per il 5 Giugno 2019 alle ore 17, presso il teatro della scuola elementare della città.

 

Durante questo incontro i ragazzi hanno condiviso frasi, emozioni e suggestioni emersi durante i laboratori. Alcune riflessioni scritte sono state simbolicamente appese ad un albero (l’Albero della legalità) e infine consegnate ad Andrea Turturro di Libera Piemonte. L’incontro si è concluso con la proiezione in anteprima del video musicale Legali Rap realizzato dai ragazzi stessi all’interno dei cantieri di cittadinanza attivati nell’ambito di Comunit-azione, per sensibilizzare la comunità a prendersi cura degli spazi condivisi.

Paolo Borsellino raccomandava: “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Che significa: diventate voi stessi il rovescio dell’omertà. Usate il potere della parola per scrostare la diffidenza, il sospetto, la paura. “Ecco il senso dei laboratori e dell’evento pubblico in cui abbiamo voluto coinvolgere i genitori e la cittadinanza – ha dichiarato il vice-sindaco di La Loggia e assessore alla legalità Ettore Pallotti – Parlarne vuol dire creare dibattito, far circolare idee come fossero aria nuova nella stagnazione del ‘non cambierà mai nulla’ e nel farci accettare la violenza e il puzzo delle mafie come un fatto ineluttabile e normale. Perché parlarne significa creare cultura, ovvero mentalità nuova, familiarizzare con qualcosa, porre le premesse per il cambiamento. Significa confermare l’impegno che la nostra Amministrazione ha preso sottoscrivendo il protocollo d’intesa ‘Otto comuni per cultura della legalità e la lotta alle mafie'”.

Questo nella consapevolezza che educare alla legalità significa elaborare e diffondere un’autentica cultura dei valori civili.

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