Quello che fa male è anche sentirsi soli: le riflessioni delle famiglie della comunità educante

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“Quello che fa male è anche sentirsi soli” così riflette Carmelo, 27 anni e due figli, uno di 5 anni e uno di un anno e mezzo.

Giornalmente ascoltiamo i genitori della Comunità Educante Evoluta Zisa Danisinni. I loro figli frequentavano il Centro Tau e le scuole del quartiere. Molti di loro si ritrovano senza nessuna fonte di reddito. Moltissimi sono lavoratori in nero. Non per scelta, ma per mancanza di alternative.

Per questo, soprattutto in certi quartieri di Palermo, l’emergenza non è soltanto sanitaria ma economica e sociale.

Carmelo

Come vivevi prima di questa situazione?

Mi svegliavo molto presto, compravo due, tre casse di frutta e le vendevo. Guadagnavo circa 15 euro al giorno, ma andava bene.

Come vivi adesso?

Adesso non si può più uscire, bisogna rispettare le regole. Noi ci adeguiamo ma per i bambini piccoli servono pannolini, latte, cibo. Poi abbiamo l’affitto, le bollette. Non abbiamo nessun sussidio. Siamo abbandonati. Più passano i giorni peggio è. Come facciamo? Quello che fa male è anche sentirsi soli.

Felice

Felice ha 34 anni, da quando ha 6 anni frequenta il Centro Tau.

Perché hai deciso di non percepire il reddito di cittadinanza?

Nella mia vita ho sempre lavorato. Prendendo il reddito non lavorerei più. Se non lavoro sto male. Sarebbe bello nel futuro costituire una piccola cooperativa al Centro Tau. Che ci permetta di lavorare bene, noi vogliamo solo lavorare. Inoltre ci permetterebbe di unirci, di stare insieme.

Quanti figli hai?

Ho 4 figlie, la più piccola di 20 giorni. Poi una di 7 anni, una di 11 anni e una di 16 anni. Come posso fare? Come posso fare per farle mangiare? Io non voglio rubare, io non ho rubato mai.

Paola

La stessa voglia di aiutarsi, di stare insieme, la ascoltiamo da Paola, 40 anni, mamma di tre bambine che frequentavano il Centro Tau e le scuole della Comunità Educante e che oggi sono costrette a casa, seguendo la didattica a distanza con pochi mezzi a disposizione. Non hanno supporti elettronici adeguati e il Centro Tau sta provvedendo a fornirglieli.

Qual è la tua preoccupazione più grande?

La mia preoccupazione più grande è che i bambini non vanno a scuola. Per loro è un trauma. Adesso che dobbiamo seguire la didattica a distanza per tutte e tre è complicatissimo. Ci serve il materiale scolastico e tecnologico. Inoltre penso a tanti altri bambini che non hanno la possibilità di seguire. Molti bambini non hanno nessun tipo di supporto tecnologico, non hanno la possibilità di collegarsi e restano a casa, isolati e senza possibilità.

Come trascorri le giornate?

Siamo tutti a casa e non è facile considerando che la casa è molto piccola e che c’è freddo. La maggior parte del tempo lo trascorro prendendomi cura delle bimbe e aiutandoci a vicenda. Se a pranzo faccio la pasta provo a farne sempre un po’ di più, la metto fuori dalla porta per chi non può permettersi neanche quello. Siamo una comunità e a me stanno a cuore i miei vicini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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