Verso la nuova frontiera della comunicazione: il Metaverso

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Il tema della realtà virtuale sarà oggetto di studio, nell’edizione di quest’anno, della Summer School, aperto agli operatori del progetto Act.

di Marco Marano*

Bologna 23 giugno 2023 – Quando Umberto Eco uscì, nel 1964 per Bompiani, con “Apocalittici e Integrati”, mise il dito su una di quelle piaghe che hanno da sempre contraddistinto il dibattito sulla società di massa. Tra gli apocalittici, cioè coloro i quali individuavano nei mezzi di comunicazione di massa, e nell’industria culturale in generale, una sorta di Leviatano che orientava i popoli, c’era Pier Paolo Pasolini, e soprattutto i francofortesi Adorno e Horkheimer. Se gli integrati erano invece rappresentati come degli inguaribili ottimisti, poiché la cultura di massa contribuiva ad abbassare le medie di gusto, ma al tempo stesso poteva raggiungere chiunque, in realtà questo annoso dibattito germogliava quando cominciavano ad essere in auge nuovi paradigmi massmediologici.

La Teoria del Medium

Il promotore di questi fu un uomo, in seguito considerato il vate delle comunicazioni di massa, che faceva chiarezza sociologica relativamente agli effetti dei media sulle audience, e si chiamava Marshall McLuhan. Il postulato della sua “Teoria del Medium” fu il seguente: i mezzi di comunicazione non modellano, attraverso il loro contenuto, la personalità e la cultura in modo totale, ma contribuiscono, mediante nuovi criteri di alfabetizzazione, al cambiamento sociale nel suo insieme. McLuhan partiva dal presupposto che, storicamente parlando, l’emersione di un nuovo medium o sistema di comunicazione altera quello precedente, senza farlo scomparire, ma ri-modificandolo. Secondo lo studioso canadese, la nascita di un medium è strettamente connessa ad una riformulazione dello spazio sociale in relazione all’equilibrio sensoriale colpito. Per cui quando in una cultura si inserisce un nuovo mezzo di comunicazione esso modifica la funzione, i significati e gli effetti dei media precedenti…

Nuovi modelli di alfabetizzazione

Uno dei principali obiettivi della nostra azione – racconta Luciano Di Mele della Direzione scientifico-didattica di “media education” (MED) – è l’alfabetizzazione ai nuovi media, in linea con una consapevolezza critica, dato che sono processi che devono essere capiti. Pensiamo ad esempio alle conseguenze disfunzionali di mondi virtuali come il cyber bullismo… Senza una reale consapevolezza si creano i nuovi esclusi, come chi, nell’epoca dell’industrializzazione, non sapeva né leggere né scrivere, ecco che viene a porsi la necessità di una vera alfabetizzazione mediatica. Noi ci rivolgiamo alle persone ponendo in essere le fondamentali questioni etiche, sul cosa comporta dal punto di vista educativo, questo approccio, con nuovi vincoli e nuovi problemi.”

Entriamo così a fondo nelle questioni, perché uno di quei paradigmi che si insinuò nel dibattito tra Apocalittici e Integrati fu proprio quello relativo alle logiche di funzionamento di un medium: non esiste un mezzo o un sistema di comunicazione, di per sé, buono o cattivo, ma è l’uso che se ne fa a renderlo positivo o negativo, rispetto alla ricaduta sociale. Se l’uso riguarda la gestione politica del medium, in senso lato ma non tanto, la ricaduta riguarda le audiences, cioè la collettività. A distanza di decenni, l’insegnamento che proviene da quei paradigmi ci dice che la collettività ha la necessità, oggi nel XXI secolo, di avere quella “consapevolezza critica”, di cui parlava prima Di Mele.

La Summer School e la didattica del Metaverso

L’Associazione Italiana per l’Educazione ai Media e alla Comunicazione , è l’emblema stesso di come il mondo oggi si sposti in direzioni non contemplate, che spesso sfuggono alla comprensione. Ecco che vi è la necessità di unire diversi approcci della conoscenza, sia dal punto di vista didattico-educativo, che rispetto alla ricerca tecnologica, non fosse altro perché nel XXI secolo queste due dimensioni, devono necessariamente stare insieme. E’ così che alla XXXII edizione della Summer School del MED, con sede a Modena, tra i giorni 11 e 13 luglio 2023, “Educare al Metaverso” diventa il topic tematico.

Leggiamo dalla presentazione del programma: “Un nuovo termine si sta facendo strada nel mondo dell’educazione al confine tra la ricerca tecnologica, gli studi sull’Intelligenza Artificiale e il mondo della comunicazione aumentata. Si tratta dell’espressione Metaverso, un termine ombrello onnicomprensivo utilizzato per riferirsi a tecnologie quali Realtà Aumentata, Mixed Reality, video a 360° e Realtà Virtuale. Da un lato, si sottolinea come questo tipo di applicazioni stia aprendo nuovi orizzonti per la formazione, offrendo l’opportunità di realizzare forme di didattica immersiva (…) Dall’altro, si osserva come questo passaggio del mondo educativo verso i nuovi territori del virtuale rappresenti una transizione necessaria nel contesto dell’ibridazione tra reale e virtuale che ormai innerva la nostra esperienza quotidiana: il cosiddetto Onlife. A fronte di questi cambiamenti che si profilano all’orizzonte, le ragioni dell’educazione richiedono di guardare al futuro interrogandosi sul presente.”

La realtà virtuale racconta il mondo dell’oggi, in cui l’uso delle tecnologie mediatiche, con le loro realtà parallele, ha oltrepassato la dimensione relazionale, andando, forse, a contribuire al dissolvimento del legame sociale. Proviamo a fare un gioco con noi stessi: quando entriamo dentro un autobus di linea, in qualunque città del mondo, proviamo a contare spannometricamente, quante persone sono immerse nei loro cellulari e quanti no: i primi saranno ovunque la maggioranza assoluta. Questo ci porta ad affermare che tutti noi siamo immersi dentro realtà virtuali, magari senza rendercene conto: “Il metaverso è una realtà mista tra reale e virtuale, – osserva Luciano Di Mele – fruita attraverso i visori per la realtà virtuale, ma anche con un normale smartphone: può essere rappresentata come una nuova generazione di ‘Second Life’… Si può creare il proprio avatar, e con gli sviluppi che ci sono stati negli ultimi anni, diventa possibile utilizzare lo stesso avatar per entrare in altri mondi virtuali, poiché, a differenza del passato, è stato sviluppato un linguaggio unico. Che sia un negozio o una biblioteca, è possibile entrare in qualsiasi ambiente, considerando che questa è una tecnologia in divenire.”

Il ritorno alla condivisione sociale

Ma un concetto ritorna e si perpetua, quello di “esperienza immersiva”. Un concetto che può avere varie sfaccettature, una delle quali può essere la composizione dell’aula della Summer School di quest’anno: “Il target – Continua Di Mele – è formato da insegnanti della scuola, educatori o ancora operatori sociali, come anche operatori dei media, che si incontrano nella logica della cittadinanza digitale. Nello specifico, a Modena, si terrà un seminario dell’Ordine dei Giornalisti, sul ruolo della disinformazione, nell’ambito dell’acquisizione dei crediti. Ma verrà anche rilasciato un attestato valido per la formazione continua degli insegnanti.”

Si attendono una sessantina di iscritti. Tutti pronti verso l’immersione nei tre laboratori, i cui partecipanti, ritrovandosi in plenaria, si impegnano a fare sintesi, tra i percorsi aperti in seno ai singoli gruppi. E’ questa la cifra della Summer School, cioè quella di esorcizzare l’allentamento del legame sociale, laddove la dimensione personale nasconde quella collettiva. Occorre, invece, ritornare alla condivisione tra le persone: “L’atmosfera è incentrata sull’empatia, – conclude Luciano Di Mele – oltre che sugli aspetti teorici, attraverso lo scambio dei vissuti personali, che vengono favoriti mediante attività che si rivelano veri e propri intrecci: dalle cene alla visita ai musei… Un bel clima culturale, insomma, poiché vengono a legarsi aspetti cognitivi ed esperenziali insieme…”

 

*Servizio Protezioni Internazionali, Asp Città di Bologna

https://www.medmediaeducation.it/

https://www.medmediaeducation.it/wp-content/uploads/2023/05/XXXII-SUMMER-SCHOOL-DI-MEDIA-EDUCATION-Programma-def2-2023.docx.pdf

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