Bologna: quando minori e famiglie guadagnano spazi sociali

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Un progetto di comunità, in un pezzo di Emilia Romagna, per intervenire sui vari aspetti della povertà educativa.

di Marco Marano*

Bologna, 21 marzo 2023  – Si chiama  “Arte Cultura e Territorio per il contrasto alla povertà educativa” (ACT), il progetto, finanziato, nel 2018, dal Fondo per il contrasto alla povertà educativa, con capofila la cooperativa Cidas, che su tre territori emiliano-romagnoli, Bologna, Ferrara e Ravenna, intende recuperare spazi sociali per i minori e le famiglie in difficoltà.  

La direzione di marcia intrapresa, insieme agli altri partner, Asp Città di Bologna, Arci, Antoniano e Unibo, individua il territorio in quanto “rete di alleanze educative“, all’interno delle quali agiscono le realtà pubbliche e di terzo settore, che insieme diventano comunità educante. Un progetto nato precedentemente alla pandemia, che ha costretto la rete proponente a chiedere la proroga di un anno, al fine di completare le attività.

Verso i patti educativi di comunità 

Una direzione che si allinea, quindi, a quella dei “Patti educativi di comunità“, finalizzati a rilanciare l’alleanza civile tra la scuola e le altre agenzie sociali. Riportiamo dal sito Invalsi, una interessante definizione: La comunità educante per essere tale deve essere radicata in un territorio circoscritto, dove poter fomentare quegli elementi di appartenenza identitaria e spirito di comunità, legandoli all’apprendimento formalizzato, a quello informale e non formale ed alla cura dei beni comuni.”

E’ questo il paradigma per intervenire sulla dimensione della povertà educativa, che è anche un concetto. Vediamo una definizione dal sito di Openpolis: “La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente si trova privato del diritto all’apprendimento, inteso in senso lato. Accanto all’istruzione formale vanno garantite ai minori pari opportunità educative, sociali, culturali, così come il diritto al gioco e al tempo libero.”

Supporto scolastico - ARCI Bologna

Foto 1: Supporto scolastico – ARCI Bologna

I dati sul contrasto al fenomeno in Emilia Romagna

C’è da dire che il contrasto al fenomeno è nutrito, ormai dal 2016, grazie al Fondo per il contrasto alla povertà educativa, che in Emilia Romagna ha finanziato ventidue progetti, più altre attività nazionali con ricadute sul territorio regionale, per un totale di trentaquattro comunità educanti, che coinvolgono circa seicentotrenta organizzazioni sul territorio. 

Dal rapporto sulla povertà economica in Emilia Romagna si evincono alcuni caratteri tipologici del fenomeno, nel contesto regionale, che non riguardano solo la povertà economica, abitativa, o multidimensionale, relativamente alle fragilità personali, ma anche i vuoti sociali: mamme sole povere“, “famiglie povere con bambini disabili“, “famiglie straniere dove la mamma non conosce l’italiano“.

La scelta di un approccio integrato

Il rapporto tra lo sviluppo armonico dei minori ed il territorio, ove dovrebbero germogliare  i semi dell’inclusione, è quindi il tema centrale del progetto Act. Esso viene a declinarsi  attraverso un approccio integrato nell’erogazione dei servizi, rivolto ai minori vulnerabili, da che nascono fino ai diciassette anni di età.

Gli strumenti di assessment e di intervento che su  Bologna sono stati messi in campo, hanno coinvolto due realtà di terzo settore, operanti sul territorio: Antoniano e Arci. Realtà che nel loro lavoro quotidiano hanno intercettato bisogni diffusi: i primi legati alla fascia di età neonatale, con al centro la relazione genitoriale, gli altri, invece dedicati al passaggio tra pre-adolescenza e adolescenza, con al centro, questa volta, il rapporto con il territorio. Se per ciò che concerne l’Antoniano si è proseguito su expertise proprie a quel modello d’intervento, come i laboratori sulla genitorialità, anche per Arci, sono state scelte attività, nell’ambito dei percorsi formativi già strutturati, promossi presso il centro Spazio Zeta a Corticella.

Foto 2: Centro terapeutico – Antoniano Bologna

La ricerca-azione di Unibo

In termini di ricaduta sul territorio è stata realizzata una ricerca-azione, da cui dovrebbe scaturire la creazione di una piattaforma multimediale per insegnanti di lingua italiana, condotta da Unibo. Un Comitato scientifico, infatti, ha fatto da supervisione ai focus-group, finalizzati a ricostruire il sistema dei bisogni. Questi, sono stati condotti da un gruppo di ricerca, del Dipartimento di Scienze dell’Educazione “Giovanni Maria Bertin”. Il target di riferimento è quello dei minori stranieri non accompagnati, a cui sono state somministrate domande-stimolo, per generare riflessioni.

La durata di ogni singolo intervento è stata di due ore e mezza, considerando i tempi dilatati delle mediazioni linguistico-culturali. L’esperienza giovanile è stata osservata attraverso l’interazione dei protagonisti, soprattutto sugli aspetti critici dei singoli percorsi di vita: dai viaggi migratori alle relazioni familiari, dalla vita in comunità alla visione del futuro.

Continua…

 

*Servizio Protezioni Internazionali di Asp Città di Bologna

Fonti: Openpolis, Osservatorio conibambini, Vita, Invalsi

Credit:  Antoniano, Arci

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Link sull’articolo

sito Invalsi

https://www.invalsiopen.it/patti-educativi-comunita/

Openpolis

https://www.openpolis.it/esercizi/il-ruolo-del-pnrr-nel-contrasto-della-poverta-educativa/

Fondo per il contrasto alla povertà educativa

https://www.vita.it/it/article/2020/12/14/fondo-per-il-contrasto-della-poverta-educativa-minorile-una-prospettiv/157716/

rapporto

https://www.conibambini.org/2021/05/07/emilia-romagna-comunita-educanti-in-campo-contro-la-poverta-educativa/

 

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