Al via il Progetto ACT, ARTE CULTURA E TERRITORIO

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Nasce nel 2018 dall’incontro tra una ampia gamma di competenze educative, scientifiche, specialistiche, artistiche e culturali, il Progetto ACT intende così costituire una vera e propria rete di alleanze educative sui propri territori di elezione.

L’idea alla base del progetto è utilizzare la formula “da maneggiare con cura e cautela” di identità storica e culturale, come opportunità per tracciare attraverso molteplici esperienze percorsi di intervento specifico per la popolazione giovane e giovanissima, per le loro famiglie, per le reti dei servizi.

Durante l’iter di approvazione del progetto il nostro mondo non è semplicemente cambiato, è stato rivoluzionato e stravolto dall’emergenza pandemica, in modi che ancora fatichiamo a percepire nella loro complessità e attraverso un processo che è ancora in corso, e che costringe tutto il sistema dei servizi e delle relazioni ad aggiornarsi ed adattarsi a nuove ed ulteriori rivoluzioni e stravolgimenti con una rapidità ancora estremamente alta.

La rete dei servizi educativi ma più in generale l’articolata realtà di spazi e relazioni in cui si svolge, si articola e acquisisce senso la vita dei giovani e giovanissimi, dal febbraio del 2020 si è trasformata, prendendo in prestito una metafora di qualche anno fa, in un “ospedale da campo”: un ambito in cui prendere atto, alla luce della nuova situazione di contesto, degli effetti su spazi e relazioni della soppressione o forte limitazione della socialità e dell’incontro.

Fino al 2019 eravamo una società che faceva dello spazio esterno ed interpersonale un sicuro presidio e anzi si interrogava su come le nuove tecnologie potessero rappresentare un nuovo terreno di sviluppo di queste dinamiche, che acquisiva sempre maggiore consapevolezza dei temi ambientali e chiamava a nuove e più condivise forme di attivismo e di sviluppo di pensiero e strumenti. Eravamo una comunità che affrontava con crescente creatività ed innovazione i concetti di comunità educante, di alleanza di senso, di coprogrammazione e coprogettazione come prassi e strumenti per intervenire su piani sempre più complessi dell’educazione, della formazione, della crescita globale del bambino/ragazzo.

Dal 2020 rimane da capire se siamo ancora quella comunità, ma soprattutto resta aperta la domanda di quale società siamo diventati, e ancora di più di quale saremo, in questa attesa spasmodica e sempre più frustrante di una serie di ri- (ri-aperture, ri-presa, ri-torno a…) che sempre più esperti ci dicono che non potrà avvenire, non potrà essere, ma come nelle più classiche elaborazioni del lutto fatichiamo ad abbandonare, per concentrarci su altre più percorribili ri- (ri-negoziare, ri-organizzare, ri-definire, ri-imparare).

Questa lunga riflessione sugli ultimi 3 anni, trascorsi dalla candidatura all’avvio del progetto, è necessaria perché rappresenta il vero piano di sfida per gli obiettivi ed azioni di ACT:

  • come ri-tornare sui territori,
  • come ri-avvicinare i destinatari ed attori delle azioni,
  • come ri-orientare la dimensione laboratoriale ed esperienziale,
  • come ri-definire ma comunque garantire gli spazi di confronto, scambio ed esperienza condivisa.

Quello che nel progetto, fino a ieri, doveva essere un comitato scientifico ed un gruppo di progetto destinato alla massiccia azione del territorio, oggi diventa un tavolo ingaggiato su un ambizioso percorso: saper ri-orientare e ri-formulare il senso stesso del valore dell’esperienza, immaginando nuovi strumenti, forme, spazi e tempi per garantire a bambini, ragazzi, famiglie, operatori, realtà educative la possibilità ci continuare il più importante dei percorsi, che la pandemia non ha interrotto: crescere.

Rimanete connessi, ci saranno presto i primi aggiornamenti!

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