Maltrattamento dei minori, far emergere il sommerso

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L’importanza di fare rete, il raccordo istituzionale, la capacità di cogliere i segnali di rischio anche prima che si consumi la violenza, la presa di coscienza dell’estensione di un fenomeno che resta ancora molto latente, il coraggio degli operatori diretti e dell’intera comunità educante nel segnalare le situazioni a rischio, il ruolo decisivo e responsabile che devono giocare tutti i cittadini. Sono le chiavi principali per arginare il maltrattamento dei minori emerse dall’incontro “Insieme per ricucire i sogni”, tenutosi ai Magazzini sociali di Potenza lo scorso 5 ottobre, e sono le leve che sta azionando il progetto SottoSopra.

SottoSopra è un progetto triennale, attivo dal giugno 2021, che interessa i nove ambiti socio territoriali della Basilicata e che è articolato in diverse attività, come ha esposto la responsabile Samantha Fusiello della cooperativa sociale Progetto Popolare: l’adozione di una policy per la salvaguardia dei minori, l’informazione e la sensibilizzazione, la formazione di operatori e professionisti, la realizzazione di un Servizio specialistico di valutazione, supporto e programmazione rivolto a minori in situazione di grave rischio o vittime di maltrattamento e alle loro famiglie.
L’attenzione per la tematica e la priorità che anche le politiche locali devono riservare ai minori e alle famiglie più fragili sono state sottolineate, nei saluti introduttivi, dall’assessore alle Politiche sociali del Comune di Potenza Fernando Picerno. A fare da attivatore alle riflessioni e al confronto che si sono poi consumati nella tavola rotonda, moderata dalla presidente della cooperativa Ethos Anna D’Andretta, è stata la proiezione dello spot di sensibilizzazione realizzato nell’ambito del progetto SottoSopra e diffuso sui canali social e sulle reti locali, incentrato sull’aspetto della trasmissibilità, sul “contagio” della violenza che purtroppo è un comportamento appreso soprattutto nelle mura domestiche. “Promuovere, ascoltare, accogliere, includere: è questa la sfida”, ha sottolineato don Sergio Sannino, parroco della chiesa San Giuseppe Lavoratore di Potenza. “C’è molto sommerso, poco supera la superficie. E in questo periodo in cui siamo più dimissionari che missionari, anche le famiglie sfuggono, non fanno rete – ha continuato il parroco – ma il nostro impegno resta quello di stare in mezzo alla strada”. La coordinatrice dell’Ufficio di Piano del Comune di Potenza Marilene Ambroselli, nel sottolineare la complessità della tematica, ha voluto tornare nel passato e indossare nuovamente i panni dell’assistente sociale per raccontare, visibilmente emozionata, “una storia maestra, di quelle che segnano e insegnano”: la storia di Rosa, una quarantenne con un’infanzia spezzata da abusi e una fase adulta caratterizzata da promiscuità e violenza, incapace di prendersi cura dei figli. Un’esperienza diretta che dimostra l’importanza per gli assistenti sociali di creare un giusto contesto di ascolto, di imparare a lavorare e di gestire le proprie emozioni e, non ultimo, la necessità di mettersi sempre in discussione. L’avvocata Francesca Sassano si è soffermata sugli aspetti deontologici del legale che si interfaccia con separazioni e divorzi, che dovrebbe superare l’interesse di parte per rivolgerlo, anche nella “battaglia legale”, ai figli. “Il primo passo, a rischio di apparire distanti dagli interessi del cliente, deve sempre essere quello di indirizzarlo verso la negoziazione assistita: un percorso consensuale è quello che riesce a garantire meglio un futuro contesto civile a due persone che, un tempo, si erano scelte”. “La vita di un bambino corre veloce, le sue esigenze sono moltiplicate dal contesto in cui si trova immerso, dal confronto, dagli altri. Anche un semplice parere legale deve essere esposto secondo coscienza, leggendo e assorbendo tutti gli atti, sviluppando un contatto empatico con le agenzie che si occupano del minore”.
Nella storia della violenza non sempre ci sono le parole: il più delle volte ci sono segni e segnali che bisogna saper leggere e interpretare, su cui è necessario un confronto con la rete per trovare le risposte più efficaci”, ha rimarcato Anna D’Andretta.Protezione, ascolto, partecipazione: quando arriviamo all’intervento riparatorio, alla tutela, è spesso già tardi”, ha commentato Giuseppe Palo, presidente regionale dell’Ordine degli assistenti sociali. “L’Ordine sta mettendo in piedi il Tavolo minori, anche per capire come affiancare le istituzioni per una normativa più specifica in materia”, ha aggiunto. All’iniziativa non ha potuto partecipare la presidente dell’Ordine degli psicologi della Basilicata, Luisa Langone, che ci ha tenuto a inviare un suo contributo. “Perché non ci si ritrovi a dover intervenire su traumi già vissuti – ha scritto – occorre agire nella fase della prevenzione e dell’intercettazione dei disagi, delle difficoltà e delle criticità. I professionisti psicologi possono essere, in tal senso, protagonisti di interventi mirati alla prevenzione del disagio e alla promozione del benessere, interventi che si fanno tanto più efficaci se inseriti nell’ambito di una presa in carico globale e in percorsi operativi e multidisciplinari”.

SottoSopra rende i partner coinvolti protagonisti di una rete attiva, in cui hanno l’opportunità di beneficiare della formazione, di condividere le metodologie e, insieme, di mettere in campo servizi di risposta prima che le situazioni precipitino”, ha dichiarato Giuseppe Romaniello, dirigente dell’Unità dei Servizi alla persona, soffermandosi poi sul Piano sociale di zona che il Comune di Potenza ha recentemente approntato a valle di un percorso di progettazione partecipato e che si poggia su quatto pilastri: sistema integrato, welfare generativo, profilo di comunità e amministrazione condivisa.
La Regione partecipa con entusiasmo a SottoSopra per fare da collante – ha puntualizzato Angelina Marsicovetere del Dipartimento politiche della persona della Regione Basilicata. È già un successo aver avviato tante attività e, nel tempo, sono sicura che riusciremo a coinvolgere anche i soggetti che in questa fase sono stati meno permeabili”. “I nove ambiti socio territoriali hanno seguito la fase formativa, ma non basta: occorre avere il coraggio di segnalare perché bisogna prendere in mano le situazioni, prevenire l’abuso e porre l’attenzione anche sulla violenza assistita, che resta un problema grave e spesso sottovalutato”.

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