Minori sempre più connessi al web, ma senza scuole e luoghi di aggregazione sicuri: i dati dell’Atlante di Save the Children nei territori di S.C.AT.T.I.

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© Francesco Alesi per Save the Children. Milano, scuola via Cabella

Iperconnessi digitali che rischiano di essere disconnessi culturali, soprattutto se si trovano in spazi troppo spesso non adatti e se mancano le risorse per le politiche sociali e l’infanzia, a causa dei tagli, spesso lineari, che hanno penalizzato aree già in difficoltà, come quelle in cui opera il progetto S.C.AT.T.I. Questa la situazione dei giovani studenti italiani che emerge dall’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, presentato contestualmente al lancio della campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa.

Il rapporto, che da ormai 10 anni mappa la situazione dell’infanzia in Italia, denuncia come il nostro Paese continui a non avere un Piano strategico per l’infanzia dotato di adeguate risorse. La Penisola è uno dei Paesi europei che investe meno, con divari tra le diverse regioni nel reale accesso ai servizi per i bambini e le loro famiglie. Divari tra le regioni e dentro le regioni, che colpiscono ancora di più le periferie di tutta Italia, come quelle in cui il progetto S.C.AT.T.I. opera, dal Giambellino a Milano a Ponte di Nona a Roma, da Scalea e Praia a Mare in provincia di Cosenza allo Zen a Palermo.

In Italia quasi un minore su due non apre un libro durante l’anno. È quello che succede nel Lazio, dove nel 2018 il 46,5% dei ragazzi non ha letto nulla, mentre nel 2008 la percentuale era del 44,6%. Un dato che in Calabria sale al 65,9%, segnando un preoccupante +9,1% rispetto a 10 anni prima, e che in Sicilia decolla al 68,9%, quando nel 2008 era al 63,1%. Va meglio in Lombardia, dove la percentuale scende al 40,6% ma registra un aumento dell’8,8% in 10 anni. Un segnale d’allarme che dovrebbe far riflettere.

Eppure, nel corso dell’ultimo decennio, la quota dei disconnessi culturali è sceso in tutta Italia di 4 punti. Cosa significa? Vuol dire che ci sono più ragazzi che nel corso di un anno hanno avuto la possibilità di accedere ad almeno quattro tra queste attività: teatro, cinema, musei/mostre, concerti di musica classica e altri tipi di concerti, visita a siti archeologici e monumenti, spettacoli sportivi. Il problema è che oggi ancora la stragrande maggioranza, il 70%, dei giovani tra i 6 e i 17 anni è al di sotto di questa soglia. Va ancora peggio in Calabria e in Sicilia, dove le percentuali arrivano rispettivamente al 78,4% e al 79,8%. Meno drammatica, ma comunque seria, la situazione nelle regioni delle grandi metropoli, Milano e Roma: in Lombardia, dove si scende al 64,2%, e nel Lazio, al 63,1%.

Questo è quel che avviene a casa e in altri luoghi di aggregazione. Cosa succede invece in classe? Il paradosso è che proprio le scuole si rivelano luoghi non sicuri per gli studenti. Oltre la metà degli edifici scolastici italiani censiti dall’Atlante è privo del certificato di agibilità. In Sicilia si arriva al 71,9%, in Calabria al 77,3%, nel Lazio addirittura all’82,9%, mentre la Lombardia si attesta sotto la media nazionale, registrando comunque un significativo 42%.

Ed è proprio dagli spazi dedicati ai ragazzi – non solo la scuola, ma anche tanti altri luoghi di aggregazione – che dovrebbe ripartire l’Italia. Save the Children, in occasione della sua campagna Illuminiamo il futuro, ha rilanciato una petizione per recuperare spazi abbandonati e restituirli a bambini e ragazzi affinché possano essere destinati ad attività dedicate a loro e scuole sicure.

In mancanza di spazi fisici, il luogo che i ragazzi di tutta Italia sembrano preferire è piuttosto la rete. Un dato che accomuna regioni di ogni latitudine. Nel 2008 solo il 13.7% dei bambini e adolescenti siciliani usava tutti i giorni internet, una quota che è passata al 47.7% nel 2018. Un trend simile si vede non solo in Calabria, dove si è passati dall’11,7% al 48,7%, ma anche nel Lazio e in Lombardia, dove rispettivamente in 10 anni lo scarto va dal 18,1% al 51,8% e dal 16,7% al 56,9%.

Questo aumento esponenziale di minori che ogni giorno sono sul web va trasformato da eventuale rischio in opportunità educativa. Per questo S.C.AT.T.I. promuove l’uso positivo delle tecnologie digitali, a scuola e fuori dalla scuola, assieme a ragazze e ragazzi, genitori, insegnanti e tutta la comunità educante del territorio. Perché per creare un nuovo modello contro la povertà educativa non basta essere in rete, bisogna anche fare rete.

Post a cura di Save the Children Italia

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