La violenza sulle donne e le giovani immigrate

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Nel contesto del progetto Restart, il partner Dedalus ha organizzato un percorso formativo articolato in due incontri congressuali – uno ad aprile e l’altro entro il mese di settembre – finalizzati ad approfondire, da differenti punti di vista, alcune forme specifiche della violenza di genere e le ricadute che queste hanno sulla vita dei minori coinvolti.

Il primo incontro, moderato da Tania Castellaccio, responsabile della Dedalus per l’area accoglienza donne, si è tenuto il 19 aprile presso l’aula consiliare del comune di Mugnano di Napoli, città che da tempo ha espresso una profonda e diffusa sensibilità al tema del contrasto alla violenza tanto da darsi la definizione “città contro la violenza alle donne” e che ha scelto di destinare a Centro Antiviolenza il primo bene confiscato alla criminalità organizzata.

Il Centro Antiviolenza, Kintsugi, è stato affidato, fin dalla sua costituzione, due anni fa, alla cooperativa Dedalus che gestiva da molti anni sul territorio di Mugnano Casa Karabà, una Casa Rifugio che ospita donne e bambini vittime di violenza di genere. Il congresso del 19 aprile intitolato “La violenza sulle donne e le giovani immigrate” è stato, quindi, anche il frutto di una proficua sinergia tra l’amministrazione cittadina, la cittadinanza e la cooperativa Dedalus promotrice della formazione, testimoniata anche dagli interventi del sindaco Luigi Sarnataro che ha parlato del suo percorso professionale da operatore sociale al fianco dei migranti. Gli interventi della vicesindaco Anna Iorio e della presidente della commissione pari opportunità Daniela Puzone sono stati pregni di contenuti e di proposte scaturite dal concreto e quotidiano lavoro politico finalizzato a rafforzare l’autodeterminazione femminile e ad aprire sempre maggiori spazi di protagonismo a tutte le donne che vivono nel territorio cittadino.

Attraverso il convegno si è cercato di veicolare la conoscenza e la sensibilizzazione circa aspetti oggi meno evidenti della violenza maschile, ovvero la violenza intrafamiliare agita da maltrattante italiano nei confronti di una partner straniera e il problema dei matrimoni precoci e forzati. Il recente forte incremento dei cosiddetti matrimoni misti e il consolidarsi dei flussi migratori provenienti da aree geografiche dove la lotta contro i matrimoni forzati, che pure esiste, è ancora lontana dal produrre una sostanziale riduzione del fenomeno, hanno determinato in tempi recenti un drammatico e rapido incremento di queste forme di violenza. La Dedalus, nell’ambito del progetto Restart, ha ritenuto, quindi, necessario approfondire queste specifiche forme di violenza avendo rilevato una profonda contraddizione tra il fatto che, da un lato, sul piano empirico, è evidente che oggi sono tantissime le donne e i bambini esposti a queste forme di violenza e ai rischi estremi che ne derivano e, dall’altro, il fatto che a questo dato non corrisponde un’adeguata conoscenza della specificità di queste forme di violenza nemmeno tra gli stessi addetti ai lavori. Questo gap determina la scarsa possibilità di rilevare gli indicatori del rischio quando si presentano e quindi di riconoscere la violenza e avviare percorsi efficaci di contrasto.

Manila Del giudice, operatrice del Centro Antiviolenza di Mugnano ha parlato del lavoro di fuoriuscita dalla violenza svolto dalla Dedalus al fianco di donne straniere che si sono affrancate da maltrattanti italiani mettendo in luce l’intersezione tra sessismo e razzismo, la persistenza di dispositivi coloniali nel contesto della violenza intrafamiliare, la ricaduta sui figli e in particolare sul fisiologico sistema di attaccamento della violenza assistita e dello specifico della connotazione razzista di tale violenza, e ha evidenziato la forte incidenza del rischio di violenza istituzionale e cronicizzazione della violenza.

Tiziana Dal Prà ha esposto un’approfondita ricostruzione del fenomeno dei matrimoni forzati e prematuri a partire dalla non semplice definizione corretta del fenomeno, ha ricostruito; quindi, l’estrema complessità della situazione in cui si trovano le ragazze che lo subiscono, dei mutamenti che il contesto migratorio italiano ha innescato nel meccanismo dell’imposizione delle nozze, ma anche dell’opportunità che potenzialmente potrebbe offrire. Tiziana Dal Prà è la presidente di Trama di Terre, un’associazione formata da donne di tutto il mondo che da decenni è attiva in Emilia-Romagna, dove ha fondato anche l’unica in Italia Casa rifugio per donne e ragazze in fuga dai matrimoni forzati. Sulla base, quindi, di una profonda conoscenza del fenomeno ha proposto anche una dettagliata analisi degli aspetti di prevenzione a partire dalla rilevazione dei possibili indicatori della violenza fino a delineare le principali linee guida della eventuale presa in carico.

Cristina Cecchini, avvocata dell’Asgi e specializzata nell’assistenza alle donne straniere, ha approfondito gli aspetti giuridici dei fenomeni a partire dal loro inquadramento nel diritto internazionale, che qualifica come violazione dei diritti umani di genere il matrimonio forzato, focalizzando l’attenzione sulla alla legge n.69 del 2019 (c.d. Codice rosso) che introduce nel nostro ordinamento il reato di costrizione al matrimonio, rendendo teoricamente più immediata la tutela delle vittime ed ha fornito strumenti e strategie di intervento pratico nelle prese in carico delle donne stranire vittime di violenza di genere e criteri utili a definire le priorità di percorsi complessi anche dal punto di vista legale, oltre che esistenziale, in cui istanze di regolarizzazione e di protezione incontrano limiti e ostacoli in un sistema giuridico sempre meno inclusivo e discriminante nei confronti degli stranieri.

Nonostante l’oggettiva complessità dei temi trattati il congresso è stato seguito da un buon numero di partecipanti, tra cui una classe di studenti del Liceo Segrè di Mugnano scuola con la quale il Centro Kintsugi ha strutturato da tempo un lavoro congiunto di sensibilizzazione e scambio, numerosi e interessanti sono stati gli interventi. In particolare, è intervenuta una giovanissima ragazza che da minorenne era stata destinata dalla famiglia a un matrimonio forzato e che è riuscita a chiedere aiuto all’assistente sociale dott. Santa Maione del comune di Qualiano che è riuscita a farla fuggire e a metterla in protezione. La giovane donna, che attualmente vive in una casa-famiglia, ha parlato della propria esperienza, delle difficoltà e ha testimoniato che una via d’uscita, per quanto difficile, è comunque possibile.

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