“Acolti…amo le emozioni” e “STOP al Bullismo”: workshop formativi a Manfredonia

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Nell’ambito delle attività dedicate al sostegno alla genitorialità, sono stati ideati, organizzati e realizzati alcuni workshop nel territorio di Manfredonia a cui hanno partecipato numerosi genitori e condotti dalla Dottoressa Concetta Prencipe – psicologa. I titoli dei Workshop sono stati “Ascolti…amo le emozioni” e “Stop al bullismo”.

“Tutti sanno cosa è un’emozione fino a che non si chiede loro di definirla”. È questa la  frase con la quale si è aperto il percorso svolto dai ragazzi della scuola media “Perotto” di Manfredonia (FG). – racconta la psicologa Concetta Prencipe – Definire le emozioni, imparare a riconoscerle e riuscire a gestirle sono stati  gli obiettivi di questo breve ma intenso progetto. Perché è proprio lo studio delle emozioni che ci permette di comprendere come ci sentiamo dentro, cosa proviamo nel fare o tendere a fare qualcosa. Durante il primo incontro conoscitivo, ho coinvolto i ragazzi chiedendogli cosa fosse l’emozione e li ho aiutati a riflettere mostrandogli degli sketch del capolavoro della Disney “Inside out”. Raccontando la storia di Riley, protagonista del film, ho spiegato e parlato loro delle emozioni primarie e secondarie. Attraverso discussioni di gruppo abbiamo constatato che in realtà viviamo costantemente a contatto con le nostre emozioni ma siamo poco abituati a notarle. Per poterle esprimere e gestire è, però, indispensabile viverle, per questo è stato spiegato che tutte le emozioni che proviamo sono importanti.

“Tra le varie attività che hanno coinvolto direttamente i ragazzi c’è stata quella sul “Volto delle emozioni” il cui obiettivo era riconoscere e dare un nome alle emozioni attraverso la presentazione di illustrazioni dove erano mostrate espressioni facciali relative a diversi tipi di emozioni. – prosegue il racconto – Dopo aver associato i vari volti alle emozioni corrispondenti ci siamo concentrati sull’intensità delle emozioni evidenziando come, quando l’emozione si manifesta ad un livello molto intenso, spesso non riusciamo a controllarla. Abbiamo, perciò, identificato le emozioni “dannose” ossia quelle che non ci fanno stare bene, per cercare di ridimensionarle e mettere in atto comportamenti adeguati.”.

“Attraverso un’altra attività denominata “Che emozione provi quando…” abbiamo notato come una stessa situazione possa provocare emozioni differenti in persone diverse, abbiamo cercato di spiegare come mai accade ciò e  quanto sia importante capire che i soli responsabili delle nostre reazioni emotive siamo noi stessi e non scaricare questa responsabilità sugli eventi esterni. Infine abbiamo messo in luce i principali pensieri irrazionali e il modo in cui questi pensieri fanno nascere in noi forti emozioni spiacevoli, con l’obiettivo di cercare di trasformare i pensieri dannosi in pensieri utili. – aggiunge la Dottoressa Prencipe –I ragazzi sono stati molto curiosi, si sono messi in gioco sin da subito e hanno partecipato alle varie attività con entusiasmo. Privilegiando un approccio attivo ed interattivo attraverso discussioni di gruppo si è facilitato il confronto delle proprie esperienze con quelle degli altri avviando, di volta in volta, delle riflessioni personali”.

 “Altrettanto partecipativi sono stati i ragazzi della scuola “Giordani” di Manfredonia (FG). Con gli stessi abbiamo definito cosa sia il bullismo, spiegando le caratteristiche che lo contraddistinguono e messo in risalto la differenza tra un episodio di bullismo e uno scherzo o un litigio. Abbiamo chiarito i vari tipi di bullismo e riflettuto su chi siano i protagonisti. Attraverso la visione di brevi filmati abbiamo introdotto il concetto e visto in atto azioni di cyberbullismo vedendo la vicenda narrata da due punti di vista, prima quello di una sostenitrice del bullo e poi quello della vittima. Dopo la visione del primo filmato ho invitato i ragazzi a riflettere su quali potessero essere le emozioni provate dalla vittima. È stato quindi introdotto il tema dell’Empatia; ho chiesto loro di formulare una definizione propria e di individuare in quali circostanze è più facile o meno facile provare empatia”

E ancora: “Attraverso la condivisione di dubbi, vissuti e curiosità si è cercato di rafforzare i legami all’interno del gruppo classe focalizzando l’attenzione sulla valorizzazione dell’altro. Abbiamo introdotto il concetto che stare bene in classe non è scontato e che ognuno deve impegnarsi per stare bene, quindi abbiamo identificato i comportamenti che mettono ciascuno a proprio agio e che aiutano la comunicazione. I ragazzi hanno individuato delle parole che incentivano l’instaurarsi di un clima positivo nella classe. Il progetto si è concluso con la visione di un cortometraggio e la discussione su quale sia la responsabilità di ciascuno quando si trova ad essere spettatore di episodi di bullismo, riflettendo  sulla modalità “giusta” o “sbagliata” di agire”.

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