Le Interviste di Libera il Futuro | parliamo con la Dottoressa Elisabetta Soglio

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Il progetto #liberailfuturo continua il suo percorso di interviste con esperti del settore. Oggi intervistiamo la Dottoressa Elisabetta Soglio. La presentiamo in questa intervista realizzata dal responsabile della comunicazione del progetto Stefano Bernardini.

Chi è Elisabetta Soglio?
La Dott.ssa Elisabetta Soglio è una giornalista e ha iniziato la sua carriera in Avvenire; dal 1993 lavora al Corriere dove prima si è occupata di cronaca e politica. Dal 2017 è responsabile dell’inserto Buone Notizie del Corriere in cui ci racconta appunto il mondo del terzo settore che poi in realtà è cronaca, politica, economia. Ottiene il premio giornalistico “Un Giglio per la Pace e la libertà di stampa” il 13 maggio a Roma al Campidoglio.

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STEFANO BERNARDINI: Allora come abbiamo fatto con altri esperti del settore del contrasto alla povertà educativa, le farò delle domande dedicate a questo argomento per capire in che modo possiamo contrastarla. Dunque vorrei una sua visione, soprattutto dal punto di vista giornalistico, della povertà educativa e di come si manifesta.

Dr.ssa SOGLIO: Intanto è un fenomeno che da pochi anni sta emergendo e questo grazie al terzo settore e alla battaglia che è stata fatta da Giuseppe Guzzettiquando aveva lanciato appunto questo allarme alla fine di EXPO Milano sostenendo che nella Milano meravigliosa e attrattiva ci sono dei bambini che non hanno accesso a tutte quelle risposte che ogni bambino dovrebbe avere e diritti dal punto di vista educativo, dell’alloggio in cui vive, delle possibilità economiche.

La cosa fondamentale è un argomento di cui si parlava poco ma grazie al terzo settore abbiamo tutti quanti, anche noi che facciamo informazione, preso coscienza di un fenomeno che ha dei numeri pazzeschi. Quando Guzzetti aveva lanciato l’allarme aveva parlato di più di un milione di bambini poveri, che non significa necessariamente che non hanno da mangiare, vuol dire che ad esempio il pasto completo di cui i bambini hanno bisogno per crescere è garantito dalle mense scolastiche, bambini che vivono in abitazioni troppo piccole con una scarsa possibilità di potersi sviluppare, oppure bambini che stanno nelle scuole fatiscenti che non possono fare sport. Quindi bambini e bambine che non hanno proprio accesso ai servizi minimi e che non possono avere le stesse opportunità rispetto agli altri bambini in Italia nati in famiglie più agiate e in contesti sociali e culturali meglio organizzati. La risposta alla povertà educativa è un imperativo categorico per tutti gli adulti perché significa garantire uguali diritti a tutti i bambini

STEFANO BERNARDINI: Quanta responsabilità hanno la famiglia, la scuola, i media in questi comportamenti dei giovani che lasciano la scuola e hanno difficoltà a crescere dal punto di vista culturale ed educativo?

Dr.ssa SOGLIO: Se parliamo del fenomeno dei NEET cioè ragazzi che abbandonano la scuola, che non sono più motivati, né studiano né lavorano e in alcuni casi sono seguiti da centri specializzati.. io direi che la crisi profonda che vive la nuova generazione è fortemente legata a responsabilità di noi adulti nel contesto di società in cui li facciamo crescere.

Un contesto molto competitivo e che chiede molto a loro senza fare attenzione ai loro bisogni e talvolta tende a reprimerli mettendo a rischio la loro autostima.

Sull’inserto Buone Notizie, soprattutto dopo il Covid, continuiamo a ricevere segnalazioni di questo malessere sempre più diffuso tra i giovani e l’età di chi vive questi disagi si abbassa sempre di più. Ormai coinvolge le scuole medie, anche se ci sono bambini che hanno difficoltà già in quarta e quinta elementare. Qui non parliamo solo di povertà educativa, parliamo anche di ragazzi e ragazze a cui apparentemente non manca nulla ma a cui forse manca un senso, una rete educativa che si occupi di loro come persone. Questo è un tema pazzesco perché il numero dei giovani che soffrono di forme depressive, di autolesionismo, del rapporto con il cibo è sempre in aumento. Insomma un altro carico da novanta che si aggiunge alla povertà educativa e di cui non necessariamente si parla perché spesso le cose viaggiano separate ma a volte si aggiungono.

STEFANO BERNARDINI: Con l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto è cresciuto anche il disagio psicologico del mondo giovanile: paure, ansie incertezza… sottolineano la necessità di ascolto da parte dei ragazzi, di essere tenuti in considerazione e anche sostenuti nel loro percorso di crescita. Quali effetti a lungo termine porterà tutta questa situazione?

Dr.ssa SOGLIO: Per tornare alla povertà educativa un effetto è stato quello di aver amplificato questo gap di bambini e bambine nati in contesti sociali meno privilegiati rispetto ad altri, come nel caso della mancanza della connessione a internet, strumenti tecnologici e mancanza di spazi dentro casa. Sicuramente la povertà educativa ha avuto un grosso peggioramento. Tanto è vero che adesso tutta l’operazione di molte fondazioni di origine bancaria, nate appunto per contrastare il fenomeno, guarda molto al tema del digitale. Perché oggi un bambino senza il digitale cresce dieci passi indietro rispetto ai suo coetanei e non soltanto in Italia, ma anche nel resto dell’Europa dove invece queste possibilità ci sono e sono ben sviluppate.

L’altro effetto è stato proprio sul modo di relazionarsi, un problema comune anche tra gli adulti che sono però più capaci e competenti di gestire le difficoltà interiori. Penso agli adolescenti che di per sè è un’età già terribile in cui vorresti rompere con i tuoi genitori e costruirti relazioni all’esterno, e in tempi come questi sono stati costretti invece a restare in casa con loro e non sono stati abituati ad avere relazioni. Non dimentichiamo poi che questi nostri figli sono anche i figli degli smartphone e quindi hanno perso proprio l’abitudine di relazionarsi e la capacità di chiedere aiuto perché si nascondono dietro ad uno schermo e spesso lo chiedono a persone, soggetti e reti sbagliate da cui non ricevono risposte perché dall’altra parte non ci sono “amorevoli” ma anzi “approfittatori”. Lo dicono molte reti educative, come la vostra: è importante ricreare una rete educativa in cui si educhino i genitori a comprendere meglio le necessità dei propri bambini e un collegamento poi con la scuola, il settore dello sport e della ricreazione. Tutti insieme bisogna fare attenzione a questi ragazzi che sono molto più fragili dopo la pandemia.

STEFANO BERNARDINI: Quali soluzioni si possono portare in campo per contrastare le povertà educativa? In che modo i media possono influenzare i giovani con esempi positivi e dunque riuscire a contrastare l’abbandono della scuola e fargli vedere la crescita culturale in un modo positivo?

Dr.ssa SOGLIO: Dal mio osservatorio e da quello che mi sento di suggerire ripeto che questo bisogno di fare rete è fondamentale perchè la scuola deve lavorare ancora di più con i genitori. Per esempio anche lo sport ha un enorme potenziale educativo: un contesto in cui non senti l’oppressione del compito in classe, dove è possibile esprimersi, dove puoi anche essere educato a conoscerti di più, ad avere fiducia in te stesso, a fare gioco di squadra, rispettare l’avversario e le regole. Io credo molto alla potenzialità dello sport e spero che questi progetti e i fondi del PNRR verso la povertà educativa portino a qualcosa. Anche se non basta aiutare le scuole con i progetti ma anche altre strutture che girano intorno come i centri ricreativi, chi insegnano a fare musica. Penso all’esperienza della Banda dei Rulli Frulli che ha appena festeggiato a Finale Emilia l’apertura della nuova sede. Sono esperienze enormi, in grado di generare risposte e cambiare il corso della vita di tante bambine e bambini.
Quindi secondo me è questa l’attenzione e in più quello fare rete deve essere un obiettivo comune; ogni adulto deve cercare di capire come può collaborare con l’altro adulto che in qualche modo entra in relazione con il proprio figlio.

Per quanto riguarda i giornali, diciamo che io cerco di farlo con Buone Notizie che è nato proprio per questo motivo e lo diceva anche il professor Stefano Zamagni che fa parte del nostro comitato scientifico. La capacità generativa di bene non si può fermare lì in se stessa, ha bisogno di essere raccontata perché così facendo la valorizzi e le dai dignità. Portare tali storie sulle pagine del Corriere della Sera significa dare autorevolezza e quindi dare a qualcuno speranza e fiducia e allo stesso tempo creare un effetto imitativo positivo. Non soltanto l’imitazione dell’influencer che sembra proporti un genere di vita e di successo semplice, facile e alla portata di tutti perché non lo è; ma anche modelli imitativi nel senso di possibilità di dare una vera svolta alla propria vita, trovare un obiettivo e anche la necessità di star bene. Questi ragazzi hanno bisogno di star bene con se stessi innanzitutto e poi con gli altri. Quindi noi siamo qui per questo motivo .

STEFANO BERNARDINI: Bene, grazie mille a Buone Notizie e naturalmente a Elisabetta Soglio che è stata con noi. Buona giornata!

Dr.ssa SOGLIO: Grazie a voi. In bocca al lupo a tutti!

Ringraziamo la Dottoressa Elisabetta Soglio per questa intervista!

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