UNA RICERCA PER AGIRE

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“La povertà educativa a Golosine e Santa Lucia. Una indagine partecipativa” è stata presentata lunedì 22 aprile al Centro Culturale 6 maggio.

Presenti cittadini, rappresentanti delle istituzioni amministrative e scolastiche, mondo dell’associazioni, genitori che hanno ascoltato la fotografia offerta dalla ricerca partecipativa realizzata all’interno del progetto LACCI e coordinata dalla sociologa Gloria Albertini.

L’indagine si colloca nell’ambito della ricerca-azione. Nel caso specifico, la ricerca è stata portata avanti da diversi soggetti della comunità educante, non necessariamente esperti di ricerca, ma che hanno messo le proprie competenze e la propria conoscenza del contesto specifico a servizio della ricerca stessa. Inoltre, la ricerca è parte di un processo volto al cambiamento. Non è solo una “ricerca per sapere” utile ad ampliare le conoscenze su un argomento specifico, ma soprattutto ricerca per agire” che si concentra sulla definizione condivisa dei problemi e sulla co-progettazione di interventi”.

Lo sviluppo della ricerca ha previsto l’adozione di tre strumenti diversi in cui sono stati coinvolti diversi soggetti della comunità educante: un focus group, un questionario e interviste a persone risorsa della comunità. In particolare, dalle interviste sono state raccolte 12 storie vita e 11 eventi sentinella, ossia situazioni che dovrebbero costituire dei campanelli per operatori o persone impegnate nell’ambito della comunità educante, in quanto potenziali segnali di difficoltà, più o meno importanti, che affrontano i bambini nel loro percorso di crescita e della loro possibilità di coltivare i propri talenti e aspirazioni.

 

La prima parte della ricerca, dedicata all’analisi e alla lettura del contesto di intervento, restituisce la fotografia di due quartieri in profonda trasformazione, con una ricchezza che è anche sinonimo di sfide e fragilità. Multiculturalità, popolazione scolastica giovane e fattori di rischio legati alla povertà economica emergono chiaramente dall’analisi dei dati statistici, senza sostanziali differenze tra i due quartieri di intervento in termini di opportunità e di condizione dei minori, separati da una vecchia ferrovia ora percorso ciclo pedonale.

Ma cosa ci restituiscono le storie di vita e gli eventi sentinella rispetto alla povertà educativa nei due quartieri? Innanzitutto anche nei due quartieri la povertà educativa è spesso connessa alla povertà strettamente economica. Nelle famiglie con difficoltà economiche le energie dei genitori sono concentrate ad affrontare le necessità economiche e si trovano “nell’impossibilità di dare possibilità”.

La famiglia è ritenuta il fulcro attorno al quale ruota “la responsabilità” di offrire le possibilità e rispondere a tutti i bisogni educativi dei figli. Emerge però anche il tema dell’indifferenza, l’individualizzazione di una società che porta a non sentirsi più in dovere di prendersi cura delle persone che vivono nello stesso territorio e il tema della carenza di informazioni che aiuterebbero famiglie e servizi a rispondere meglio a bisogni specifici. Inoltre, considerate le caratteristiche dei due quartieri, la questione culturale è al centro della riflessione: da un lato ciò implica comprendere modelli familiari e culturali diversi che hanno un approccio diverso alla scuola, all’educazione e alle relazioni di comunità, dall’altro significa anche affrontare difficoltà pratiche che affrontano le famiglie straniere e rendono difficoltosa l’interazione come la scuola come ad esempio il linguaggio molto burocratico adottato. Infine, emerge anche una definita “povertà culturale” delle comunità collegata spesso ad un atteggiamento di chiusura verso le persone con background migratorio.

Pur essendo quartieri vivaci e attivi in termini di servizi, dalle interviste emerge che alcuni servizi mancano, o non sono sufficienti per rispondere ai bisogni, come ad esempio i corsi di italiano per adulti e soprattutto i doposcuola. Inoltre mancano spazi per preadolescenti e adolescenti

 

Sulla base degli elementi emersi e degli eventi sentinella segnalati, diversi sono gli ambiti ritenuti prioritari su cui lavorare:

  1. La prevenzione del disagio per attivare reti di sostegno tra istituzioni, famiglie e realtà di volontariato prima di un bisogno conclamato o difficile;
  2. Rafforzare l’autostima dei ragazzi, facendoli sentire valorizzati e considerati con il coinvolgimento attivo di soggetti esterni alla famiglia;
  3. Accrescere progettualità su misura da parte della scuola per rispondere a bisogni specifici e al contempo rafforzare l’offerta extrascolastica gratuita legata allo sport e alla culturale;
  4. Rafforzare la rete a supporto di bambini e ragazzi dei quartieri, intesa sia come rete tra servizi, pubblici e privati, sia come capacità di mettere a sistema le risorse e le risposte date o che può dare ciascun singolo ente e/o famiglia coinvolta. Questo siginifica migliorare il sistema di informazione rivolto alle famiglie e tra i servizi, ma anche avere un approccio alle regole comune in modo che i ragazzi sentano la presenza nei diversi nodi della comunità educante, persone ed enti che si prendono cura di lui/lei.
  5. Accrescere uno spirito di fiducia reciproca tra famiglie, associazioni ed istituzioni: senza questo capitale sociale è molto più complesso lavorare con i ragazzi e a favore dei loro percorsi.
  6. Rendere vivi gli spazi del quartieri attraverso, il ridare vita a spazi inutilizzati a disposizione della fascia dei preadelescenti e adolescenti e concependo la zona di Verona sud come una zona in cui è necessario moltiplicare gli spazi di relazione.

E se ora guardiamo al futuro, nonostante le difficoltà, emerge forte la resilienza e la speranza che bambini e ragazzi del quartiere possano essere cittadini che padroneggiano più lingue in modo sicuro da adolescenti, e che godano della possibilità di scegliere di fare ciò che li rappresenta e li valorizza. Per fare ciò è importante che anche la scuola e in generale la comunità educante supporti i ragazzi a scoprire quali sono i propri talenti e aspirazioni.

“…Effettivamente non esiste nessuna situazione così grave che non possa essere sanata” (cit intervista).

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