#Unodinoi | Di costellazioni, parole e sogni

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Utilizzare la poesia, come strumento di riflessione e narrazione sul proprio viaggio della vita e dei propri sogni, è stato, per i ragazzi, un fulmine a ciel sereno. Per i ragazzi di oggi, la poesia è una modalità di espressione superata, fuori dal tempo… E, invece, la sorpresa con cui hanno accolto e partecipato alla provocazione di lavorare sull’asse poesia-viaggio-vita è stata grande. E ciò che più mi ha sorpreso è stata l’alta partecipazione dei maschietti. Non me l’aspettavo. L’idea di farli ragionare e lavorare intorno a questo tema è stata frutto di un lavoro d’equipe… Siamo partiti dal riflettere insieme sul fatto che ogni scelta di vita è assimilabile a un viaggio. E che cosa serve, a un viaggiatore, per orientarsi nel viaggio?  Le risposte sono state immediate: bussola, mappa e un buon mezzo di locomozione. Ma in mancanza di tutto questo, c’è qualcosa che può comunque aiutare? La risposta unanime è stata: le stelle! E, così, abbiamo deciso di lavorare sulle costellazioni ma costellazioni particolari: di desideri, di talenti e di riferimenti per aiutarli a visualizzare meglio ciò che li anima dentro, ciò che li ispira e che li guida. La chiave per poter “entrare” in sintonia con loro e per far sì che potessero sentirsi liberi di esprimersi, è stata quella di siglare un patto: niente, di ciò che avrebbero condiviso nel laboratorio, sarebbe uscito dall’aula. Questo li ha aiutati a porsi di fronte al momento di riflessione insieme con grande sincerità anche grazie ad una regola che ci siamo dati fin dall’inizio: le persone sono di cristallo, nessun giudizio sulle persone perché possono rompersi. In effetti, le emozioni, i sentimenti e le storie emerse sono state anche molto toccanti… Alcuni con maggior libertà, altri cercando la condivisione personale con me, si sono raccontati anche su dinamiche famigliari faticose. Ne è emerso un bellissimo quadro, di fanciulli e fanciulle dal cuore grande, assetati di affetto e di cose belle da imprimere nella mente e nel cuore. Come la storia di un ragazzo che, quando abbiamo chiesto di scegliere in casa quello che vedrebbero bene come portafortuna da portarsi in viaggio, se ne è arrivato con un piccolo pagliaccio d’argento. Sai perché l’ho scelto? mi ha chiesto. Perché questo pagliaccio era la cosa che mia nonna spolverava per prima e prima, che morisse, le ho chiesto di potermelo portare a casa come ricordo di lei. Questo è uno dei tanti ricordi bellissimi che ItaliaEducante mi ha regalato nell’incontro con i circa duecento ragazzi incontrati. Ho conosciuto dolori grandi che facevano molto rumore, in silenzio.

Con il contributo di Francesca Scioscia, educatrice ItaliaEducante Puglia

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