Con i bambini per fare comunità

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“La povertà educativa non è solo un tema  della scuola ma della comunità e i progetti devono mettere in moto settori interculturali. Bisogna smettere di pensare che lo sviluppo territoriale sia staccato dallo sviluppo sociale”.

Così Carlo Borgomeo durante il seminario che si è tenuto il 5 settembre presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo. In questa occasione per la prima volta si sono incontrati tutti gli attori che operano con i ragazzi e i bambini nel territorio Zisa Danisinni.

Insieme a Carlo Borgomeo, Marco Rossi Doria, Salvatore Pirozzi e Francesco Di Giovanni coordinatore del progetto Comunità Educante Evoluta Zisa Danisinni hanno partecipato all’incontro il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, gli assessori Giovanna Marano e Giuseppe Mattina in un dialogo con dirigenti scolastici, insegnanti, educatori, assistenti sociali, rappresentanti degli enti del progetto,  rappresentanti delle associazioni territoriali, artisti, psicologi e operatori.

Come ha ribadito Pirozzi. “Bisogna integrarsi: mettere in comune le nostre risorse. Bisogna costruire un altro campo di gioco in cui la scuola incroci altri saperi e in questo gioco tra diversi attori costruire altre forme di discussione”.

Tante professionalità unite in un’unica aspirazione: costruire un altro mondo per i ragazzi e i bambini della Zisa. Un mondo che garantisca una continuità e una sostenibilità anche al termine del progetto. Un mondo in cui scuola e sociale si uniscano per contrastare la povertà educativa.  È anche questo che rende “evoluta” la nostra comunità educante.

“I nostri bambini  hanno i segni nuovi di antiche povertà” sottolinea Marco Rossi Doria “non sono come i nostri nonni che avevano dei valori che li tenevano ancorati. La povertà di oggi si colloca in un mondo complesso. Nello scompiglio del mondo di oggi soffrono anche la povertà materiale. Pertanto, in molti casi, appaiono allo sbando inseriti dentro contesti economici disagiati. Per un insegnante, per un educatore, per un volontario è fondamentale ricreare speranza, rompere la ‘disperanza’ e non lo possiamo fare da soli. La comunità educante deve costruire e recuperare le radici in cui le persone che vivono un territorio non devono sentirsi estranee. L’impegno comune che nasce è per una infrastrutturazione materiale, sociale e formativa che da soli non si può fare. La comunità educante ha bisogno di una riflessione continua su ciò che si sta facendo che parta sempre dalla piena valorizzazione della  relazione”.

Sulla scia di questa affermazione, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando  ha voluto ribadire:

“Noi siamo impegnati perché la povertà educativa non sia considerata un problema solo della scuola. Occorre dare un segnale di riequilibro al territorio: la coesione territoriale porta alla coesione sociale. C’è un processo di contaminazione positiva in termini culturali. L’essere comunità è l’alternativa per liberarsi dalla logica degli egoismi e dalle appartenenze ai gruppi”.

Promuovere le opportunità di apprendimento e garantire un’istruzione inclusiva e di qualità non vuole dire soltanto aiutare i singoli bambini a costruirsi un futuro migliore ma anche ridestare nel territorio una potenza educativa che porti sviluppo e sostenibilità.

 

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