Al Centro Studi Sociali di Scerne di Pineto per imparare: il progetto We Care ha organizzato il seminario “La presa in carico dei minori orfani di femminicidio”

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Nella vita non si smette mai di imparare: per questo il progetto We Care ha voluto affrontare il tema de “La presa in carico dei minori orfani di femminicidio” che si è tenuto lo scorso 21 novembre presso il Centro Studi Sociali sull’Infanzia e l’Adolescenza “don Silvio De Annuntiis”.

Una giornata davvero preziosa dove, grazie ai contributi della Dr.ssa Maria Grazia FOSCHINO BARBARO, psicologa psicoterapeuta, referente del gruppo di lavoro per la governance della rete dei servizi contro la violenza all’infanzia della Regione Puglia, dell’Avv. Antonio VANORE, Cassazionista, Counselor, Coach, della Dr.ssa Palma MENNA, psicologa, psicoterapeuta, docente di Psicologia dello Sviluppo presso l’Università Lumsa di Roma, referente per azioni di accompagnamento psicosociale per il Progetto Respiro presso la Cooperativa Irene 95 e della Dr.ssa Myriam CARANZANO, pediatra, già Direttrice Fondazione Aiuto Sostegno Protezione dell’Infanzia (ASPI), già membro del Board de International Society Prevention Child Abuse and Neglect (ISPCAN, abbiamo potuto fare luce su una realtà davvero complessa e difficile come quella degli “orfani speciali”.

Grande anche la meraviglia nell’apprendere che molti dei docenti che ci hanno guidato durante il seminario fanno parte di una task force che, nel Sud Italia è impegnata  a sostenere e accompagnare i bambini orfani di femminicidio: il progetto RE.S.P.I.R.O (se vuoi saperne di più, clicca qui), anch’esso sostenuto, proprio come We Care, dall’Impresa Sociale “Con i bambini”.

Difficile, invece, doversi confrontare ancora una volta con la barbarie e la crudeltà, nella maggioranza dei casi maschile, che viene riversata su piccole vite innocenti le cui esistenze vengono troppo spesso e con troppa facilità traumatizzate e stravolte. Bello, però, constatare che, attraverso interventi tempestivi e competenti sul trauma, è possibile alleviare sofferenze e patimenti inutili.

Tema centrale e filo rosso di tutto il seminario è stato infatti il riflettere, l’analizzare, il dibattere insieme, senza trovare risposte preconfezionate o generaliste, sul chi si prende cura degli orfani di crimini domestici che, a tutti gli effetti, sono orfani due volte: hanno perso la madre e il padre e la speranza di poter vivere una vita serena.

Sopraffatti dal dolore e dalla reazione al trauma – come si legge sul blog del progetto “RE.S.P.I.R.O – diventano incapaci di elaborare il lutto, rimanendo così vittime di disturbi cronici. La situazione è inoltre aggravata dal fatto che i familiari, sia della vittima sia del carnefice, hanno enormi difficoltà a gestire la situazione e spesso mettono in atto condotte iperprotettive che, in realtà, aumentano le sofferenze“.

La crudeltà e l’efferatezza di un gesto come quello che ha portato loro via il legame più caro al mondo, mette inoltre in atto meccanismi che bloccano il reinserimento in tutte quelle attività quotidiane come, per esempio, andare a scuola o partecipare a feste e compleanni tra amici.

La violenza che, a sua volta genera, anche se in modo non consapevole, violenza può però essere fermata: è questa la vera speranza che il seminario ha portato nei nostri cuori. L’impatto del lutto e del dolore che spesso è indicibile e confinato nel silenzio si può superare attraverso un’azione sistemica e complessa, centrata sui differenti
contesti di vita del bambino, in una visione di intervento ecologico. Tre gli asset fondamentali per sostenere i bambini e le loro famiglie: il lavoro di cura educativa per i più piccoli e per il sistema familiare attraverso la figura del tutor di resilienza, la costruzione di una rete informale inter-familiare in modo da potenziare la «rete allargata» della famiglia, la promozione della costruzione di una rete territoriale attraverso il coinvolgimento del contesto scolastico.

L’ignoranza fa paura e il silenzio è uguale a morte“, cantava il poeta Francesco Guccini: dopo questo seminario sappiamo che, per gli orfani speciali non è più così.

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