Appuntamento con la Memoria. Edith Bruck agli studenti: “Migliorare il mondo dipende da noi”

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Edith Bruck, scrittrice e poetessa sopravvissuta ad Auschwitz, ha incontrato studenti di tutta Italia, in collegamento online da Sant’Egidio. L’iniziativa dell’8 febbraio continua il percorso della Memoria di Valori in Circolo, progetto promosso dalla Comunità di Sant’Egidio e selezionato da Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto alla povertà educativa. 

La storia di Edith Bruck: dalla tragedia della deportazione alla testimoninaza nelle scuole 

Aveva 13 anni Edith Bruck quando è stata deportata ad Auschwitz da un paesino dell’Ungheria. Scendendo dal treno, in un secondo, ha perso tutto. Lo ha raccontato ieri a più di mille studenti connessi per ascoltare la sua testimonianza. Una storia tragica, segnata dal dolore e dalla sofferenza, che Bruck ripercorre nella sua autobiografia Il Pane Perduto, edita dalla Nave di Teseo. L’ultima opera della scrittrice ha dato il nome al webinar trasmesso sulle pagine social della Comunità di Sant’Egidio. 

“Ci hanno cacciato di casa come cani rognosi” ha spiegato Bruck. Nella fretta del rastellamento che ha strappato la famiglia Bruck dalla propria casa, la madre di Edith è stata costretta ad abbandare cinque pagnotte, preparate per la Pasqua ebraica e mai mangiate. Questo – ha spiegato l’autrice – il ricordo racchiuso nel titolo del libro. Pane perduto che è diventato anche il simbolo dell’infanzia rubata ad Edith segnata da tanti drammi tra cui la privazione del diritto all’istruzione

Bruck ha parlato ai giovani della vita nel campo di concentramento: dalla disperazione seguita alla separazione dalla madre che non ha più rivisto, al terrore provato durante le selezioni di Josef Mengele. E ancora, il freddo, la fame, gli abusi subiti che “accecavano la ragione e annullavano i sentimenti” mettendo i prigionieri uno contro l’altro. Ha ricordato però anche i “piccoli miracoli” avvenuti in quei mesi di prigionia. Gesti di umanità degli aguzzini e di altri deportati che, nel loro piccolo, hanno scelto di  non essere complici del male. Azioni che Bruck ha definito “raggi di luce nell’inferno del campo” e grazie ai quali lei è riuscita a sopravvivere. 

Le parole di Edith Bruck ai ragazzi: “Sarete voi i testimoni del futuro”

Bruck ha poi risposto alle domande degli studenti. I giovani si sono interrogati sul loro ruolo nel portare avanti la memoria della Shoah in un mondo in cui il razzismo permane e il negazionismo trova nuovi sostenitori. La risposta di Bruck è stata insieme monito e incoraggiamento. “Viviamo in un’epoca non pacifica” ha detto e l’odio che ha portato alle deportazioni non è un problema del passato. Bruck ha poi sottolineato il ruolo centrale della comunità educante che, insieme alla famiglia, ha il compito di formare i giovani e di non lasciarli in balia di messaggi pericolosi.

Bruck ha salutato gli studenti ricondando loro che ““migliorare il mondo dipende da noi”. Una frase che sintetizza in modo efficace uno degli obiettivi di Valori in Circolo: promuovere nei ragazzi solidarietà e attivismo. La testimonianza di Bruck ha infatti coinvolto ragazzi e inseganti “a livello emotivo e razionale”, come ha notato una professoressa del liceo Amaldi di Roma. Insieme alla commozione per il dolore passato è infatti emersa la necessità di attivarsi per costruire insieme un futuro vissuto all’insegna della “convivenza e del rispetto dell’altro”. 

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