I luoghi del cuore: racconto di un laboratorio di Mappatura Emotiva

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Il racconto di Federica Pozzar – educatrice di Arci Solidarietà – del laboratorio di Mappatura Emotiva del proprio territorio, portato avanti dai ragazzi che frequentano gli spazi del Cag Luogocomune all’interno delle azioni di Progetto Totem. Un viaggio alla scoperta del proprio quartiere, risignificato tramite la propria esperienza biografica ma anche collettiva. Un viaggio nello spazio ma soprattutto attraverso la vita dei giovani partecipanti che si aprono agli educatori e ai loro coetanei ripercorrendo emozioni e ricordi, che qui viene presentato tramite l’esperienza di una delle educatrici protagoniste. 

 

 

Il primo giorno di laboratorio di Mappature Emotive, (un giovedì, che poi è diventato il nostro appuntamento fisso settimanale), i formatori Roberto e Valentina, dopo una breve introduzione sugli intenti di questo percorso, consegnano ai ragazzi presenti una mappa del quartiere. Si chiede loro di individuare il luogo dove vivono, di contrassegnare e dare un nome ai Luoghi che hanno un interesse affettivo per loro: spontaneamente, e in maniera molto emozionata, i ragazzi ci narrano alcuni aneddoti in riferimento ad alcuni ricordi e vissuti in determinati luoghi del cuore. Il “luogo del pianto”, il “luogo della tristezza”, il “luogo dell’amore”, il “luogo della rabbia”, sono solo alcuni dei Luoghi del cuore che esistono nell’immaginario emotivo di alcuni dei ragazzi che frequentano il Cag Luogocomune, Centro di Aggregazione Giovanile, negli spazi dell’istituto comprensivo Fratelli Cervi a Casetta Mattei, quartiere della periferia romana limitrofa al Serpentone di Corviale.

I. ad esempio con profonda nostalgia ci racconta dei suoi luoghi rimasti intrappolati nel cuore, fa riferimento con una metafora ai “giorni bianchi”, quei giorni in cui il cielo era bianco come l’estraneità delle sue emozioni nei confronti del contesto della scuola media e delle amicizie, giorni incolore, racconta, dove l’apatia e la tristezza, la svogliatezza primeggiavano.

Quello stesso pomeriggio percorriamo via della Casetta Mattei, la via principale dove si trovano la scuola e anche le case dei ragazzi. Lungo il percorso i ragazzi rintracciano tra i luoghi e le ambientazioni i ricordi più significativi: ci mostrano le loro abitazioni, i negozi dove abitualmente comprano quaderni e materiali per la scuola, i negozi dove comprano vestiti, la parrocchia, il “muretto” dove passano il tempo libero soli o in compagnia. Il “Muretto del pianto” così chiamato da G. e I., è un Luogo dove spesso si fermano andando o tornando da scuola: forse proprio il punto di mezzo del tragitto, forse un bivio dove sostare e contemplare su presente, passato e futuro. G. ci racconta che quando si sente triste va nel suo luogo del cuore, una panchina all’interno del parchetto sul retro del supermercato Castoro; il posto le trasmette molta tranquillità, qui si sente protetta. G. riesce ad emozionarsi e ad aprirsi davanti a noi operatori, ci spiega che in questo luogo ha provato tristezza e rabbia allo stesso tempo, quando non capiva perché gli altri compagni avevano tanti amici e lei no.

Il giovedì successivo andiamo in visita nel luogo del cuore di F.: la “happy farm”, un’aia nel cortile della Parrocchia di Viale della Casetta Mattei, così battezzata da Don Stefano. In questo spazio F. ricorda l’epoca in cui si sentiva emarginato, perché gli altri ragazzi non capivano cosa significasse avere un contatto con gli animali quindi lo prendevano in giro chiamandolo il “gallinaro”. F. ci racconta cosa significa stare in solitudine, momento fondamentale per coltivare le proprie passioni, nel mentre il gruppo tende a fare branco e il singolo a nascondersi dietro il gruppo.

Il giorno di Mappature trascorso al Serpentone di Corviale, incontriamo E. che ci porta in visita nel suo Luogo, una panchina su di una collinetta verde davanti al Serpentone: qui si evade nei momenti in cui decide di non pensare a nulla e di voler “chiudere tutti i pensieri dentro un cassetto”, quando vuole vivere il presente e rimanere in contemplazione di quello che c’è, per spezzare la routine fatta di impegni e doveri. Su questa panchina ama ascoltare la musica in silenzio, quando è molto pensierosa.

Il percorso laboratoriale di Mappature Emotive nasce nell’ambito del progetto TOTEM (Territori, Opportunità, Tecnologie, Educazione, Mutualità), progetto teso alla prevenzione e al contrasto della povertà educativa e della dispersione scolastica e al sostegno ai minori e alle loro famiglie a rischio di esclusione sociale. Intento del progetto è quello di coinvolgere la comunità educante, che comprende la scuola e altri soggetti istituzionali ma anche soggetti informali o associativi, (come parrocchie, gruppi scout, centri sociali e culturali, centri sportivi), per attuare un’azione educativa globale per la vita dei bambini e dei ragazzi, attori nel territorio che abitano.

Durante il percorso con grande successo gli operatori hanno guidato i ragazzi alla scoperta collettiva del loro territorio, a partire dalla costruzione di mappe che raccolgano storie e segni che compongono il paesaggio che abitano, un paesaggio che racchiude spazi di socializzazione dove talvolta si sedimenta una socialità quotidiana spesso ricca di contraddizioni e rischi. Il presupposto è la necessità di costruire una mappatura sociale del quartiere che dia conto dei luoghi di incontro e di aggregazione sia dei giovani che delle altre fasce generazionali, partendo dai loro luoghi di vita: le uscite organizzate coi ragazzi nel quartiere hanno lo scopo di ricercare dati e informazioni rispetto ai luoghi di svago, ai luoghi di consumo, ai luoghi di istruzione, lavoro ecc. In questa prima fase si è scelto di mappare le coloriture emotive che i ragazzi attribuiscono al quartiere, utilizzando vari strumenti come la fotografia e la mappatura delle scritte e dei murales significativi, l’uso della musica scelta dai ragazzi, o il montaggio di video come forme di espressione di questa connessione emotiva tra ragazzi e alcuni luoghi.  Anche lo strumento dell’intervista ad alcuni personaggi che abitano il quartiere, entità informali, genitori, nonni, è stata pensata come attività di ricerca sul tipo di vita che si conduce nel quartiere oggi, ma anche curiosare sullo stile di vita del passato nel quartiere di Casetta Mattei: far emergere dunque ricordi legati ai luoghi del quartiere, per fare un parallelo tra la vita dell’epoca e la vita di oggi.

L’identità del quartiere influisce in maniera importante sulle identità in costruzione. Per questa ragione accompagnarli in un viaggio di lettura del territorio e della sua mappa simbolico – emotiva significa accompagnarli in un viaggio identitario più vasto”, spiegano i formatori Roberto e Valentina.

Sin dal primo incontro, la proposta ben gradita e accolta dai ragazzi, è stata quella di individuare dei luoghi dove loro potevano soffermarsi sentirsi a casa e riconoscersi, narrarsi, esprimersi o elaborare un emozione; qui è stato molto efficace e interessante adottare la metodica del rituale collettivo, che poteva essere la restituzione di un feedback scritto, un semplice circle time oppure l’ ascolto di una canzone scelta dal ragazzo, in maniera da restituire senso alle emozioni inesplorate. Ogni volta che un ragazzo o una ragazza decideva di raccontare la sua esperienza nel suo luogo del cuore, gli altri ragazzi erano invitati a scrivere un pensiero su un post it, una riflessione per ringraziarlo/a di questa esperienza e allo stesso tempo dedicarle un pensiero.

Dopo aver individuato in una prima fase, nel quartiere di Casetta Mattei e di Corviale, i luoghi dettati dai ragazzi, dalla loro necessità e voglia di condividere con noi operatori i ricordi ed emozioni che questi Luoghi suscitano, il proposito per le fasi successive del percorso è di svolgere un’attività in aula, riprendendo tutti i racconti e le mappature dei luoghi dei ragazzi a cui ci siamo dedicati, per fare un brainstorming sull’esperienza: chi ha già presentato il suo luogo dell’ anima, si ritroverà nuovamente coinvolto a capire come riesplorare il quartiere con nuovi occhi. I ragazzi lasceranno una propria traccia sul territorio che possa raccontare il loro particolare vissuto emotivo su determinati luoghi attraverso storie, immagini, poesie, disegni: un esempio è la costruzione del quartiere ideale immaginato, usando materiali di riciclo. Queste tracce saranno importanti non solo per i ragazzi per poter risignificare il loro rapporto con il territorio in maniera visibile, ma anche per gli adulti e per tutta la comunità educante, per scoprire che esiste uno sguardo e un vissuto emotivo che parte dalla prospettiva dei ragazzi.

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