Emergenza e resilienza – Come affrontiamo un momento difficile

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Che cos’è la resilienza?

Secondo Treccani, in psicologia la resilienza è la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà etc. Oltre a ciò, è interessante guardarla come la capacità di autoripararsi, quindi non solo di resistere e fronteggiare una crisi ma anche di costruire in modo attivo e pro-attivo la propria vita.

L’essere umano sembra essere programmato per superare le difficoltà e la storia -segnata da guerre, carestie, disastri naturali ed epidemie- ce lo insegna. Adesso è il momento per noi di essere resilienti.

Questa parola è diventata di utilizzo comune e negli ultimi anni se n’è fatto abuso, ma in questa sede vogliamo riscoprirla al di là di ogni retorica, fare nostro il suo significato più profondo.

Le difficoltà esistono, non si può sfuggire ad esse, inutile combatterle negandole. Piuttosto è utile ridefinire la sofferenza per trovarne il significato. Anche laddove non se ne scorgesse un senso definitivo, potrà essere d’aiuto adottare un atteggiamento volto al superamento piuttosto che alla stasi. Tutti noi, anche se a volte non lo crediamo, possiamo trarre delle opportunità dal dolore ed attivarci per fronteggiarlo al meglio. La passività non porterà ad un arricchimento dell’individuo, un atteggiamento resiliente invece permetterà di sviluppare un affinamento della propria sensibilità verso la bellezza e della propria empatia verso gli altri.

Di fronte ad una crisi, l’obiettivo resiliente è costruire un equilibrio nuovo e funzionale, è saper aggiustare una situazione che è cambiata,  sconvolta,  in alcuni casi, in modo inaspettato.

Ciò che determina la qualità della resilienza è la qualità delle risorse personali e dei legami che si sono potuti creare prima e dopo l’evento traumatico. Sarà di grande aiuto abituarsi al pensiero divergente e abdicare alla linearità dei meccanismi logici di causa-effetto.

I 5 fattori che sviluppano la Resilienza psicologica:

1. L’Ottimismo, che porta le persone a cercare istintivamente il buono in ogni cosa e a cercare soluzioni.

2. L’autostima, che predispone a una maggiore impermeabilità alle critiche e alla negatività.

3. La Robustezza psicologica (Hardiness). E’ scomponibile in tre sotto-componenti: il controllo,  l’impegno (con la chiara definizione di obiettivi significativi) e la sfida, che implica la visione dei cambiamenti come opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze.

4. Le emozioni positive.

5. Il supporto sociale, ossia la percezione di essere oggetto d’amore e cura da parte degli altri.

(Fonte: https://www.stateofmind.it/2015/03/resilienza-psicologia-positiva/. Articolo di Angela Ganci)

Enti del Terzo Settore: come possiamo fronteggiare l’emergenza Covid-19?

Il concetto di resilienza riguarda molto da vicino anche le Organizzazioni di Terzo Settore, soprattutto quelle impegnate in progetti di supporto alle comunità locali, che si prefiggono di risolvere problemi e far fronte a bisogni. Il termine resilienza si ricollega al mutamento di approccio che è necessario per continuare a garantire prospettive di sostenibilità, a fronte dei cambiamenti ambientali, economici, sociali che possono investire le comunità con impatti più o meno significativi.

Quando una situazione di crisi sopraggiunge, i sistemi resilienti reagiscono innovandosi ma conservando la loro funzionalità e riconoscibilità. La resilienza non implica il ripristino di uno stato iniziale, bensì il cambiamento e l’adattamento di stato. La nuova situazione che sorgerà, dovrà garantire la funzionalità del sistema.

Come fare?

Valorizzando la sinergia tra tutti i soggetti parte della comunità e tra tutte le risorse in campo, sarà possibile avere effetti e ricadute positive su più componenti del sistema. La riprogettazione che proviene dal basso e che coinvolge tutti i partecipanti ad un processo collettivo, che tiene conto delle loro necessità anche in ragione del cambiamento/problema sopraggiunto, avrà molta probabilità di sopravvivere efficacemente al momento di crisi. Sinergia e integrazione saranno le parole chiave in questa fase, accompagnate da creatività, flessibilità e modularità. Infine, come già avremo tutti compreso, ogni strategia di resilienza non può prescindere da un approccio di tipo cooperativo tra tutti i soggetti coinvolti in un qualsivoglia processo sociale.

RelAzioni a catena: come garantire la resilienza della comunità educante

Il gruppo di progetto RelAzioni a catena,  finanziato dall’Impresa Sociale Con i Bambini e orientato a combattere la dispersione scolastica nella fascia d’età 11-17 anni in tre Municipi di Roma, sta affrontando l’emergenza Coronavirus con la  volontà di essere resiliente. Il progetto terminerà ad ottobre 2020 e le attività previste sono dedicate per la maggior parte alle tre scuole partner, con interventi di educazione non formale e supporto al benessere psico-sociale durante l’orario scolastico, affiancati da altre azioni indipendenti.

E’ evidente che ora le scuole non possono dare spazio ai laboratori e probabilmente sarà molto difficile farlo anche nei prossimi mesi, poiché sarà prioritario recuperare le ore di didattica. Il gruppo ha quindi dovuto focalizzare il problema, ma anche le opportunità che possono derivarne per reinventare il progetto operando negli spazi lasciati liberi dall’emergenza. D’altro canto la resilienza sociale -o resilienza di comunità– presuppone un forte orientamento alla sperimentazione e una significativa disponibilità a gestire in modo flessibile il processo.

I partner che hanno deciso di lavorare a questa iniziativa, fin da subito ne hanno condiviso i rischi, ancor prima che i benefici. Il gruppo è oggi impegnato nella rimodulazione delle attività che potrebbero prevedere un rafforzamento delle azioni di “sostenibilità e continuità della comunità educante” e “progettazione partecipata e welfare di comunità”, al fine di non disperdere le energie profuse finora nella costruzione di legami significativi tra tutti gli agenti educativi dei territori target.

L’obiettivo specifico del progetto è la costruzione di una comunità educante che si prenda cura dell’educazione e della crescita equilibrata degli adolescenti, e il partenariato farà tutto il possibile per raggiungerlo. Il principale risultato di lungo periodo che ci auspichiamo è proprio l’ampliamento e il rafforzamento dei legami, che sopravviveranno a questa crisi così come alla fine del progetto stesso.

 

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