Fare comunità con un pizzico di ironia: così siamo diventati resilienti

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La testimonianza di Flora e Fabio, ospiti di “Diretta(mente) in famiglia”, rubrica dei Mercoledì di Panthakù

 

Fare comunità e sfruttare l’ironia: sono questi gli ingredienti giusti per essere resilienti ed affrontare le difficoltà, anche quando queste ci sembrano insormontabili. E’ quello che è emerso nel corso della diretta facebook del 26 maggio del progetto con Ai.Bi. capofila “Panthakù. Educare dappertutto”, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. La rubrica “Diretta(mente) in famiglia”, condotta dalla giornalista Concita De Luca, ha visto protagonisti Flora e Fabio, una coppia di genitori simbolo della resistenza al tempo del Covid, in dialogo con le psicologhe del progetto, Giovanna Buonocore e Lucia Ciaramella dell’equipe di Ai.Bi.

Una testimonianza forte di complicità, di amore, di vita, quella dei due genitori, sposati da ben ventidue anni e genitori di tre figli, di cui due giovani adulti con i quali, anche nei primi e angoscianti mesi di lockdown, si sono sempre confrontati alla ricerca di un equilibrio non sempre facile da raggiungere. “Mio marito è un operatore sanitario del Cotugno di Napoli, quindi non siamo mai stati una di quelle famiglie che spegnevano la televisione per non ascoltare le notizie drammatiche con cui eravamo bombardati – spiega Flora – Il suo lavoro fa parte della nostra vita familiare e non potevamo ignorarlo. Così, fin da principio, abbiamo deciso di parlare con chiarezza e di fare squadra tra di noi”.

Fabio è uno di quelli che la società civile ha chiamato eroi della pandemia, definizione che però gli sta stretta, perché, dice, “siamo stati tutti resilienti in questo periodo così complicato. Lo è stata mia moglie, che ogni giorno per fare la spesa doveva bardarsi con guanti e mascherine. Lo è stato il mondo della scuola, che ha dovuto reinventarsi e adeguarsi a un nuovo contesto. E lo sono stati tutti i genitori che hanno cercato di essere vicini ai propri figli”. Loro ci hanno provato con tutti e soprattutto con la più piccola, Benedetta, cercando di darle delle regole affinché le interminabili settimane in casa, davanti a un pc per la Dad, fossero scandite da un ritmo preciso.

“Una delle cose importanti della resilienza è la capacità di adattarsi e di accogliere i cambiamenti – sottolinea Lucia Ciaramella – E il Covid ne è l’esempio lampante. Il cambiamento fa parte della vita. Più si accetta il cambiamento e maggiore sarà la capacità di resilienza”.

In questo processo, facile a dirsi, ma assolutamente non altrettanto semplice a realizzarsi, “l’ingrediente ironia, che magari non è compendiato dai manuali di psicologia, è fondamentale – dice Giovanna Buonocore – Diventa infatti una soluzione per mantenere alta la resilienza, sfruttando anche la complicità che dovrebbe essere alla base delle relazioni interpersonali, comprese quelle familiari”.

Ma com’è stato il rapporto con la scuola e con le altre famiglie? “Purtroppo le relazioni sono state mediate da una chat e per me non è stato semplice – ammette Flora – Sono una persona diretta, ma come si sa, scrivere non è come parlare, quindi purtroppo sono prevalsi i momenti di contrasto anziché quelli di incontro, in particolare quando l’argomento è scivolato sull’argomento della didattica a distanza. Nell’immaginario collettivo i pro Dad sono stati visti come i genitori troppo protettivi, mentre i no Dad sono stati etichettati come più superficiali. Il confronto è stato limitato, ma credo che abbia inciso molto la paura ed è un fattore che mi ha fatto un po’ soffrire”.

Diverso l’approccio di papà Fabio, forte della sua esperienza professionale che gli è servita per imparare a gestire l’ansia altrui: “I genitori sono stati spiazzati e le ansie e le paure si sono scaricati nelle chat, indipendentemente da come la si pensi. La messaggistica corre il rischio di diventare lo sfogo dei nostri sentimenti compressi. C’è del buono in questo, perché si è aperta una luce anche sugli aspetti più nascosti e più fragili di tutti noi”.

E ora, Flora e Fabio, quanto sono cambiati? “Sicuramente nell’aver scoperto che la nostra famiglia ha avuto la capacità di organizzarsi e di superare un momento di grandissima difficoltà. Cambiati forse no, ma più consapevoli. E con il grande desiderio che i nostri figli possano tornare a sperimentare il mondo”.

 

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