Doposcuola a Teolo: uno spazio di relazioni

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Non solo compiti al doposcuola della Scuola Secondaria di 1° grado Tito Livio di Bresseo di Teolo, in funzione grazie alle operatrici della cooperativa Cosep Martina Foralosso e Romina Bagatin. “Certo che fanno i compiti – racconta determinata Martina -, ma la cosa più importante è che è un momento in cui si sentono a loro agio e comunicano, tra di loro e con noi”.

Il doposcuola, azione inserita all’interno del progetto Network euganeo, è attivo da metà novembre, e fin da subito le operatrici hanno puntato sulla responsabilizzazione dei ragazzi. Sono circa diciotto ragazzi di varie età, dalla prima alla terza media, suddivisi in due gruppi.

“Il primo obiettivo è stato quello di mettersi d’accordo su cosa fosse questo doposcuola, non un luogo di svago, ma un tempo loro da far fruttare al meglio, non è stato facile – racconta sorridendo Martina -, ma ci siamo riusciti”. E’ così che cresce la responsabilizzazione.

Finita la scuola i ragazzi, il lunedì e il giovedì, si fermano a scuola. Mangiano quello che si portano da casa e fanno due chiacchiere. Giocano e poi fanno i compiti. Avviene a scuola, ma è un momento diverso dalle ora scolastiche: più libero e disteso.

“E’ un momento in cui i ragazzi sia aprono, hanno voglia di parlare, con noi e con gli altri – racconta Martina -, noi non abbiamo il ruolo degli insegnanti, siamo degli adulti che non debbono giudicare e così sono loro ad aprirsi con noi anche proponendo argomenti che esulano la scuola, così riusciamo ad intrecciare un bel dialogo”. D’altronde il dialogo e la fiducia son condizioni necessarie: “non è che puoi obbligarli a farti vedere il diario, o decidono di collaborare e di riconoscerti oppure nulla” è l’esempio che ci propone l’operatrice della Cosep.

E’ così che il doposcuola è diventato un momento di pausa, morbido, dove anche i ragazzi più in difficoltà possono trovare ristoro. “I ragazzi non italiani ‘usano’ il doposcuola per cercare amicizia con gli altri ragazzi” nota Martina.

“Con le insegnanti abbiamo un buon dialogo, due ragazzi sono stati inviati da loro, Non abbiamo riscontrato problemi particolari o drammatici, piuttosto problemi di comunicazione, in alcuni la tendenza all’isolamento”.

I due gruppi sono stati suddivisi a seconda delle caratteristiche dei ragazzi perché fossero il più possibile omogenei.

“Non è un’età semplice la loro, ti ritrovi con il ragazzo già cresciuto e quello che è ancora bambino, ma entrambe un po’ smarriti di fronte alla crescita, per la mia esperienza – spiega – posso dire che i ragazzi di Teolo sono diversi da quelli di Abano o Padova, meno condizionati da social o case del genere, più legati alla semplicità delle dimensione familiare”.

Il doposcuola al Tito Livio di Teolo proseguirà fino alla fine dell’anno.

 

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