La Video Interaction Guidance, LeNu ‘incontra’ l’esperta inglese Penelope Rackett

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Tradotto in italiano Video Interaction Guidance (VIG) significa pressappoco video guida all’interazione e indica un intervento di consulenza, condotto da un esperto, volto ad aiutare le persone a migliorare le proprie relazioni personali significative partendo dal presupposto che le evoluzioni positive si realizzino più efficacemente in un contesto di supporto e di valorizzazione dei punti di forza delle persone.

La VIG è nata in Olanda intorno agli anni ’80 grazie ad Harry Biemans che decise di applicare nella pratica clinica le ricerche dello psicobiologo e studioso dello sviluppo Trevarthen sulle interazioni di successo, in cui vi è grande sintonia tra i neonati e i loro datori di cure. Da qui Biemans mise a punto un modello di intervento finalizzato a promuovere evoluzioni positive nelle relazioni importanti (genitore-figlio, partner-partner, caregiver-utente, insegnante-allievo) utilizzando sessioni di ripresa e video feedback che poi vengono condivisi con l’utente e diventano oggetto di riflessione con lui.

Legami Nutrienti e la sua equipe gode dell’opportunità di beneficiare del contributo professionale ed esperienziale di una delle più esperte formatrici e supervisor della VIG, la dottoressa Penelope Rackett, psicologa dell’educazione, specializzata in prima infanzia, che da circa un ventennio in Inghilterra utilizza con successo questo approccio con le famiglie fragili.

Caratteristiche della VIG

“La VIG – spiega Penelope Rackett – si sofferma sui punti di forza, ma non vuole nascondere le difficoltà. La si può utilizzare in svariati contesti come nella scuola, in seduta individuale, con gruppi di lavoro professionali, ed è rivolta a diverse fasce deboli: minori e persone traumatizzate, diversamente abili, tossicodipendenti, alcolisti, come accade da oltre un lustro nei paesi dei nord Europa. La sua versatilità sta nel fatto che è un approccio che valorizza la persona, quindi, si adatta a tante tipologie di clienti”.

“È un metodo – continua – per migliorare i rapporti tra le persone non solo quando si riceve l’intervento ma anche quando lo si offre perché aiuta a vedersi e a vedere gli effetti delle nostre azioni, quindi, aiuta a stare meglio con se stessi e con il mondo che ci circonda. Si diventa più compassionevoli e fiduciosi in se stessi”.

I momenti da filmare si decidono insieme con i genitori e preferibilmente ci si concentra sulle interazioni positive, così da sottolineare come il bambino sta bene quando i suoi datori di cura si relazionano a lui in un modo accogliente e responsivo.

L’esperienza inglese di Penelope Rackett

La particolarità dell’esperienza di Penelope Rackett, in un Paese – l’Inghilterra – in cui si investe massicciamente in prevenzione primaria, è l’utilizzo della VIG in un contesto di prenatalità, cioè con i futuri genitori vulnerabili e a forte rischio di presa in carico dai servizi sociali.

L’idea sottesa è quella di aiutarli a mentalizzare il loro bambino, a considerarlo una persona con le sue emozioni, prima ancora che nasca così da predisporli ad un approccio più attento e responsivo nel momento in cui se ne dovranno prendere cura. Molti studi, anche recenti, convergono sulla grande importanza della mentalizzazione da parte dei datori di cura dei propri figli per prevenire attaccamenti disorganizzati.

“Nelle mie consulenze con le coppie prossime a diventare genitori – prosegue la psicologa – oltre a mostrare loro dei video di latri bambini pongo sempre una domanda: “Come stai comunicando con tuo figlio?”. Un quesito che apre un mondo. Poi naturalmente la consulenza prosegue dopo la nascita del bambino e da quel momento in poi si lavora con i video del neonato”.

Va specificato che nell’esperienza della Rackett, la VIG è imposta dai servizi sociali ma si cerca in ogni caso di ingaggiare positivamente i genitori per condurli verso l’autonomia; la frequenza degli incontri dipende dalle problematiche del nucleo familiare e, nelle situazioni più complesse, è affiancata ad altre tipologie di intervento.

“Certo – ci spiega la professionista – la VIG non è una bacchetta magica, ma anche nelle circostanze più difficili può aiutare a smuovere qualcosa e a convincere i genitori a ricevere anche altri aiuti”.

L’efficacia della VIG

I benefici della VIG sono stati ampiamente dimostrati, basti pensare al progetto ante e post parto di Baby Extra in Olanda nel quale sono state monitorate cinquecento famiglie ad altro rischio di vulnerabilità, quindi, ad alto rischio di segnalazione ai servizi di tutela infantile: dopo un anno solo quattro sono state segnalate ai servizi di tutela infantile. Inoltre, in quelle non segnalate è stato osservato che nel 90% dei casi i bambini avevano sviluppato uno stile di attaccamento sicuro.

La VIG è un metodo scientifico che in Gran Bretagna è validato da un organismo pubblico che la ritiene adatta in particolare per i bambini sotto i 5 anni con attaccamenti insicuri e con i bambini con problemi di autismo.

“Nella mia lunga esperienza – conclude la Rackett – tra le tante famiglie che ho seguito ricordo in particolare un bambino molto irrequieto e problematico a scuola, motivo per cui veniva escluso. Abbiamo iniziato la VIG a scuola: la mamma andava lì e con il figlio si metteva in una stanza con dei giocattoli e, forse per la prima volta, ha capito che il figlio le voleva bene e che anche lei era in grado di offrirgli qualcosa di buono. Nel tempo ha lasciato il compagno abusante e messo da parte le sostanze stupefacenti”.

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