James Rhodes: l’Everest dei traumi e come tornare a vivere

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Le variazioni del dolore del pianista inglese naturalizzato spagnolo James Rhodes, tradotto e pubblicato in Italia da Einaudi, è uscito originariamente nel Regno Unito nel 2014 con il titolo Instrumental. Vi si parla, come recita il sottotitolo, de La vita, dopo l’inferno, grazie alla musica. Lo strumento musicale che dà accesso alla musica classica come strumento di rinascita è il pianoforte, meglio se a coda, meglio se Steinway.

Con una scrittura magnifica, percorsa a tratti da una rabbia che sentiamo vibrare in tutta la sua autenticità – “Non mi ero reso conto di essere così incazzato finché non ho iniziato a scrivere questo libro.” – James Rhodes ripercorre la sua vicenda biografica, chiarendo che “sono così arrabbiato perché so che in questa vita non c’è niente e nessuno che possa aiutarmi a uscirne completamente. Né parenti né mogli né fidanzate né strizzacervelli né IPad né pillole né amici. Lo stupro infantile è l’Everest dei traumi. Come negarlo? Sono stato usato, scopato, spezzato, trattato come un giocattolo, violato da quando avevo sei anni. Di continuo, per moltissimo tempo. Ecco com’è successo”.

L’aguzzino di Rhodes era l’insegnante di ginnastica della sua scuola. E nessuno è sembrato accorgersi – volersi accorgere – davvero di cosa stesse succedendo. La sua riluttanza a proseguire le attività sportive viene scambiata per capriccio, pigrizia, ribellione alla disciplina. La direttrice della scuola immagina che l’insegnante sia un po’ manesco, e ogni tanto accompagna il bimbo James – Jimmy per gli amici – alle lezioni di pugilato, ma nemmeno quando il bambino torna dalla palestra con il sangue che gli cola lungo le gambe sospetta abusi di natura sessuale.

Nel libro Rhodes racconta le conseguenze della violenza subita a livello fisico e psichico: “interventi chirurgici plurimi, cicatrici (dentro e fuori), depressione, ossessione suicida, marcato autolesionismo, alcolismo, dipendenza da droghe, idiosincrasie sessuali fra le più assurde, confusione di genere («sembri una femmina, sicuro che non sei una femmina?»), sessualità distorta, paranoia, diffidenza, bisogno compulsivo di mentire, disordini alimentari, disturbo da stress post-traumatico, disturbo dissociativo dell’identità (nome più leccato per il disturbo di personalità multipla) e così via”.

Per sua (e di noi lettrici e lettori) fortuna, sul suo cammino Rhodes fa anche degli incontri che avranno un impatto positivo sulla sua vita. Innanzitutto quello con la musica, che è l’altro protagonista del libro. Ogni capitolo si apre con un suggerimento di ascolto di musica “classica” – e nel libro viene fornito il link a una playlist ad hoc compilata su Spotify – illustrato dal pianista così come fa ora abitualmente nei suoi concerti (ma quando ha iniziato, questa era una novità assoluta nel mondo della musica classica, e anche di questo parla il suo libro).

Sono racconti che aprono squarci a volte inediti sulle vite di grandi compositori, rivelando come siano a volte stati bambini e ragazzi abusati, trascurati, picchiati, o abbiano subito privazioni e sfruttamento. E che, soprattutto, svelano il potenziale curativo di un linguaggio – quello della musica, e della musica classica in particolare – perché “ci trasporta dentro ogni emozione nota all’uomo suscitandone anche qualcun’altra”, come scrive a proposito della Ciaccona per violino di Bach in Re minore, opera Bww 1004, trascritta per pianoforte da Ferruccio Busoni.

Poi ci sono tante persone – amici, medici, psicologi, psichiatri, e soprattutto quello che diventerà ed è il suo manager – che accompagnano il suo cammino attraverso diversi percorsi di guarigione, che va avanti nonostante si scontri con ricadute nei buchi neri della sofferenza psichica. Ne fanno parte i concerti, i dischi pubblicati, i programmi TV registrati, la capacità di imporre un nuovo modo di ascoltare la musica “classica”, facendola arrivare ai giovani di oggi come una rockstar. E ne fanno parte anche gli affetti, l’amore, il matrimonio, la nascita di un figlio, la separazione e il divorzio, il nuovo amore. Anch’essi raccontati nel libro nel loro precario equilibrio da montagne russe in cerca di armonia e serenità.

Ne fa parte soprattutto la capacità di perdonarsi e accettarsi: “La lezione più utile che imparai fu vivere i sentimenti dolorosi, vergognosi, senza sovrapporvi nessun tipo di interpretazione. In passato mi vergognavo e mi facevo schifo o mi odiavo mentre provavo queste cose, me le raccontavo mentalmente (…) giudicavo (…). Ora invece stavo imparando, piano, piano, a prenderne semplicemente atto, senza definirli né raccontarli né giudicare. Vedevo soltanto in quale parte del mio corpo si accumulavano, li osservavo, vivevo il dolore, lo ascoltavo. E giuro che quando lo fai inizia la guarigione. Lentamente ma inesorabilmente”.  E ancora: “(…) mi stavo perdonando qualcosa che nessuno sano di mente avrebbe considerato una colpa da parte mia, ma di cui mi accusavo dall’età di 5 anni”.

Il memoir di Rhodes ha segnato uno spartiacque anche per chi si occupa professionalmente di abuso sui minori, rivelando al pubblico ciò che spesso è raccolto e custodito nel segreto della pratica professionale. La neuropsichiatra e psicoterapeuta Marinella Malacrea, una delle socie fondatrici del CISMAI, ha per esempio fatto propria l’espressione “Everest del trauma” nell’introduzione a Curare i bambini abusati, libro a sua cura pubblicato da Raffaello Cortina Editore nel 2018.

“Mi è sembrata attinente”, ha spiegato Malacrea in una intervista, “perché è vero che l’abuso sessuale tocca corde psichiche particolari e più complesse delle altre forme di maltrattamento. Ricordiamo quanto l’area sessuale sia cruciale nella rifondazione di forti legami di attaccamento in età adulta, e come una volta che tale area sia stata violata e sporcata, compromettendo anche la risposta del corpo, possa essere dissanguata la spinta vitale a riparare quanto ha ferito nell’infanzia. Sentimenti bloccanti, come la vergogna, sono nei casi di abuso sessuale molto più invasivi che nella trascuratezza o nel maltrattamento fisico. Molto più frequente è poi il segreto che circonda queste esperienze, che, stando alle statistiche, per almeno un terzo delle vittime si prolunga inviolato per sempre, creando ‘ascessi’ irraggiungibili nelle menti”.

Nel 2021 la Spagna – paese dove il musicista ha scelto di risiedere e di cui ha preso la cittadinanza in aperta polemica con il suo paese di origine, il Regno Unito, per l’incapacità o l’apparente non volontà di perseguire l’abuso infantile – ha approvato una nuova legge, la Ley de protección integral a la infancia y la adolescencia frente a la violencia, Legge per la protezione integrale di bambini/e e adolescenti dalla violenza, una delle più avanzate e comprensive d’Europa.

L’ex vice presidente Pablo Iglesias ha proposto di intitolarla “Ley Rhodes” in onore del musicista, perché è stata ispirata dal suo impegno per “cercare di cambiare le cose per quelli che non hanno voce”. Un impegno avviato con la pubblicazione de Le variazioni del dolore.

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