Il potere della comunità. Un convegno a Firenze

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Sceglie di illuminare un aspetto meno noto, eppure essenziale nel percorso di fuoriuscita dalla violenza – ovvero il ruolo della comunità – il convegno con cui Artemisia celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ospitato dal Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti di Firenze (Piazza della Santissima Annunziata 12), il 24 novembre dalle 8.30 alle 16.30, il convegno organizzato da Artemisia si intitola esplicitamente Donne, bambine e bambini liberi dalla violenza: il potere della comunità e fa parte della programmazione de L’eredità delle donne, il festival dedicato all’empowerment femminile che animerà Firenze tra il 24 e il 26 novembre prossimi.

Con comunità non si intende solo l’ampio e variegato panorama di professionisti/e, servizi, strutture, enti pubblici e privati con cui ci si interfaccia per rispondere ai bisogni, realizzare desideri e aspirazioni, far fronte a piccole e grandi difficoltà quotidiane di donne e minorenni in uscita dalla violenza.

Dato che la violenza contro donne e minorenni è un problema strutturale, che ci riguarda tutti e tutte, con comunità si intendono anche individui e aggregazioni sociali – imprese, scuole e università, enti e organizzazioni non direttamente impegnate nel supporto alle vittime – chiamati a impegnarsi per prevenirla e contrastarla.

“La comunità tutta è chiamata ad assumere un ruolo attivo, perché ha una innegabile parte nella legittimazione e invisibilizzazione della violenza, tanto nel caso della violenza maschile, quanto nel caso di quella degli adulti nei confronti dei/lle minorenni. Ma insieme ha uno straordinario potere riparativo, nel moltiplicare le opportunità di cambiamento e scelta delle persone grandi e piccole che escono da storie di maltrattamento e nell’aver cura di quei bisogni dell’anima che nessun intervento, seppur specialistico, da solo, potrà mai garantire”, spiega Petra Filistrucchi, vicepresidente e direttrice dei servizi di Artemisia.

Perché la comunità possa svolgere questo duplice ruolo, il primo passo, come propone l’articolazione del convegno, è Ascoltare le voci delle protagoniste e dei protagonisti, ovvero di chi ha subito abusi e maltrattamenti nelle relazioni di intimità o in famiglia, di coloro che sono stati bambini e bambine vittime della violenza di adulti e adulte, a volte delle stesse Istituzioni che avrebbero dovuto proteggerli, delle donne accolte e sostenute da centri antiviolenza e case rifugio, di chi resta quando si consuma l’ennesimo femminicidio di una lista che quest’anno di nomi ne conta già 100. Tra loro ci saranno Saverio Scuccimarri, decano della Facoltà Avventista di Teologia, donne e madri che per la prima volta scelgono di condividere il loro pensiero e le loro riflessioni, compagni di quotidiane attività di informazione e sensibilizzazione, come Paola Alberti, mamma di Michela Noli, brutalmente uccisa dall’ex marito nel 2018, e Giuseppe Aversa, portavoce del Comitato Minori Abbandonato allo Stato da Il Forteto e con Noreen Nasir parte del neonato Care Leavers Network Toscana.

“Molti sono i pregiudizi intorno al tema della violenza”, spiega Elena Baragli, presidente di Artemisia. “Perfino le agenzie che si occupano di violenza, compresi i centri antiviolenza, presumono di sapere quali siano i bisogni materiali, emotivi, spirituali delle persone che stanno vivendo una situazione di violenza e intendono uscirne. Si scambiano spesso le convinzioni e le presunte certezze dei vari attori della rete, per i bisogni delle persone. Ma così potrebbe non essere: per conoscere le reali esigenze occorre restituire protagonismo alle persone, dar loro voce, parola, centralità come portatori di saperi e risorse. L’ascolto delle protagoniste e dei protagonisti, dei loro desideri, delle loro aspirazioni fa sì che possano mantenere una posizione attiva e partecipata al processo di cambiamento”.

Se la vita degli altri ci riguarda: il lavoro di comunità è il titolo della seconda sessione, che da voce a coloro che rappresentano la comunità di pratiche e di cura che interviene dopo l’emersione della violenza: una comunità professionale multidisciplinare, sensibile, viva, e pronta anche a mettersi in gioco, per andare oltre a preconcetti, convinzioni e presunte certezze che rischiano di sovrapporsi, cancellandoli, ai reali bisogni di chi ha subito violenza e sta cercando di uscirne.  Tra loro ci sarà anche Rocco Briganti, da poco rientrato dal congresso annuale dell’ISPCAN insieme a Franco Floris, della Direzione redazione Animazione Sociale e Gruppo Abele, Annunziata Bartolomei, componente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, Stefania Crema, avvocata e coordinatrice dei Servizi tutela minori dell’Ambito territoriale di Seregno (MB).

Infine, allargando lo sguardo, il convegno chiama in causa La comunità moltiplicante, ovvero tutti quegli attori – pubblici e privati, istituzioni locali e servizi, imprese e terzo settore, scuole e università – che creano quello che in inglese si definisce enabling environment, ovvero il contesto che consente – o almeno facilita – le azioni necessarie per una efficace prevenzione della violenza e per offrire il supporto appropriato a donne, bambine e bambini che se ne vogliono liberare e che costruiscono giorno dopo giorno la propria libertà.

In questa originale tavola rotonda, coordinata da Lella Palladino, sociologa e vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, si confronteranno dunque Federico Barraco, Responsabile comunicazione di Toscana Aeroporti, Lorenza Ciacci, Direttrice Engagement, Media e Comunicazione di Findomestic, Sergio Chiostri, Presidente della Fondazione Marchi, Marzia Frediani, Presidente di Arci Firenze, Gabriele Gori, Direttore della Fondazione Cassa Risparmio Firenze, Barbara Gori, Presidente della Fondazione Marcello Gori, Stefania Martelli, Presidente della Ludovico Martelli Spa, Alessandra Nardini, Assessora Pari Opportunità Regione Toscana, Francesca Nencioni, Presidente della Commissione Tutela dell’Ordine Regionale Assistenti Sociali.

Quali sono le caratteristiche, i compiti, le sfide che questa comunità allargata deve affrontare, come renderla più coesa, efficiente e insieme flessibile, dinamica, pronta al cambiamento: su questo sono invitate/i a confrontarsi assistenti sociali, forze dell’ordine, magistrate/i, avvocate/i, psicologhe/i, educatrici/ori, operatrici/ori del terzo settore, volontarie/i, giornaliste/i e la cittadinanza tutta.

INFO

Il programma dettagliato è disponibile qui

È possibile seguire il convegno sia in presenza che online, attraverso la piattaforma Zoom.

Iscrizioni entro il 20 novembre compilando i moduli di iscrizione disponibili ai seguenti  link:

 

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