Bloom Again. Tutti i sensi hanno colore – La conclusione

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“Ricordo la preparazione concitata dei documenti, la tensione nel compilare e firmarli prima della scadenza, nell’incertezza della pandemia appena esplosa che ci rendeva impossibile consegnare il tutto a mano, a qualche centinaio di metri da noi; ricordo la paura che per qualche disguido postale il plico potesse andare perso o non arrivare in tempo; ricordo i salti mortali per realizzare il piano economico, a lavorare di giorno e di notte per far quadrare le risorse, equilibrarle; ricordo la resistenza delle famiglie a far entrare gli operatori dentro casa, in pieno Covid, e quella degli operatori a entrare dentro le loro case; ricordo i decreti che in Sicilia impedivano la formazione, mentre si creava un altro problema in Toscana e un altro ancora nel Lazio…”.

Linda Legname racconta così i giorni convulsi che hanno anticipato l’inizio e caratterizzato le prime fasi di un progetto importantissimo per l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti. E li racconta con un sorriso soddisfatto, quello di chi ha superato ogni ostacolo ed è riuscito a realizzare qualcosa di grande, qualcosa che si chiama Bloom Again.

È il 30 maggio 2023, sono passati poco più di 36 mesi da quei giorni di apprensione, tre anni di lavoro straordinario, 36 mesi di Bloom Again: e ora è arrivato il momento di ricordarli in questa giornata celebrativa, adesso che il progetto è giunto a un termine, anche se questo termine non è altro che il primo passo verso un’inclusione diversa. Perché l’obiettivo di Bloom Again è ridurre la povertà educativa di minori ciechi, ipovedenti e con disabilità plurime, concretizzando condizioni idonee per rispondere ai loro bisogni personali e relazionali, attraverso modelli replicabili di azione e inclusione in diversi contesti, sia scolastici che extrascolastici.

Finanziato da Impresa Sociale Con i Bambini, Bloom Again è stato avviato il 18 maggio 2020, e per 38 mesi – nelle regioni di Lombardia, Lazio, Campania, Toscana e Sicilia – è stato il motore che ha permesso di sviluppare interventi tarati ad hoc e attività innovative, frutto del lavoro congiunto di numerosi partner di progetto.

Ecco perché il luogo nel quale si svolge la celebrazione di Bloom Again non è affatto casuale: il Ministero dell’Istruzione. Lo evidenzia il Presidente dell’Uici Mario Barbuto, che si prende l’onere di inaugurare la giornata: “Siamo in questo Ministero perché l’Unione vuole caricarsi del compito di portare la disabilità e i suoi problemi dentro la casa degli altri, all’esterno, e smettere di aspettare che gli altri vengano a trovarli nella nostra casa, né tantomeno chiuderci in noi stessi, pensando che la nostra casa sia l’inizio e la fine del mondo: questa è l’Unione del Terzo Millennio”.

“E io ringrazio il Ministero dell’Istruzione”, prosegue il Presidente, “il Ministro e il suo staff che si sono adoperati e hanno accolto con interesse e gioia la nostra richiesta di svolgere qui questa celebrazione, anche se inusuale rispetto alle prassi comuni del Ministero. Lo leggiamo come gesto emblematico, che sottolinea il valore di un progetto capace di riunire a livello nazionale le risorse, le competenze e le capacità di cinque regioni in condizioni di partenza differenti, mirando a un unico obiettivo comune, il contrasto alla povertà educativa”.

Bloom Again, infatti, affronta questo problema da una prospettiva specifica, come spiega il Presidente Barbuto, dalle cui parole emerge un’emozione che trasfigura il tono istituzionale: “Nel caso della disabilità visiva, povertà educativa significa penuria di risorse umane, mezzi, strumentazione e materiale didattico, rispetto alla quale abbiamo risposto con la formazione di insegnanti curriculari di sostegno, la fornitura del materiale didattico particolare e dei libri di studio, ma soprattutto con la formazione dei ragazzi all’utilizzo di tecnologie già in uso comune nelle scuole. Ritorno con la mente a quando ero studente e penso a che cosa avrebbe potuto significare per me e per tanti come me avere la possibilità di leggere in modo diretto qualunque testo. Oggi la tecnologia ce lo consente, a condizione che le persone adibite all’orientamento e alla formazione siano capaci di insegnare il Braille e le nuove tecnologie, sfruttando il dono di scrivere e leggere fatto alle persone non vedenti da un signore vissuto duecento anni fa, che ha sostituito il senso della vista con quello del tatto. Questo è stato il primo elemento di contrasto alla povertà educativa, e noi abbiamo il compito di portarlo avanti”.

Ma Bloom Again, come detto, non si è occupata soltanto di ciechi e ipovedenti: “Abbiamo una grande emergenza legata alle persone con disabilità plurime e aggiuntive”, ha continuato il Presidente, “il contrasto alla povertà educativa nei confronti di queste persone significa innanzitutto offrire loro condizioni di dignità in quanto cittadini, in quanto esseri umani, e non pacchi che si possono spostare da un punto all’altro limitandosi ad accudirli. Bisogna intervenire il prima possibile e nel modo più competente possibile, perché ogni persona, pur nelle disabilità più gravi, conserva sempre un residuo di abilità, e questa dev’essere stimolata, utilizzata in modo che possa diventare una sua capacità quotidiana e indipendente. Nelle nostre scuole, ad esempio, succede troppo spesso che lo studente non vedente venga accompagnato fin dentro il bagno, ma questo è sbagliato, perché così gli si insegna a dover sempre chiedere aiuto di fronte a un qualsiasi bisogno, mentre è essenziale insegnargli a farlo da solo. Non bisogna mai avere paura di chiedere aiuto, ma è importante avere la minore necessità possibile di farlo. Anche questo significa contrastare la povertà educativa”.

Dopo le sue parole, mai banali, Barbuto offre al Ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, qualcosa che è più di un semplice dono di ringraziamento, un book fotografico che racconta l’esperienza di Bloom Again, sulla cui copertina è inciso un piccolo rilievo in Braille con Qr-Code che permette di accedere, tramite smartphone, alla descrizione audio di tutte le foto: un oggetto simbolo di inclusione che offre a persone non vedenti e normovedenti la possibilità di sfogliare le proprie pagine insieme, una accanto all’altra.

Il Ministro ricambia i ringraziamenti di Barbuto, rivolgendoli alla straordinaria attività che dimostra sempre l’Uici e a questo splendido progetto, “che dimostra come le nuove tecnologie della tifloinformatica e della tiflotecnica siano ausili indispensabili alle competenze educative, garantendo la più ampia inclusività”.

“Perché le disabilità”, continua il Ministro, “possono e devono costituire un punto di forza nella nostra società, perché equità e solidarietà realizzano quel pluralismo che rappresenta una ricchezza inestimabile per l’intero paese. Contrastare qualsiasi forma di esclusione: solo in questo modo si può realmente valorizzare la persona in tutte le sue declinazioni e peculiarità, in tutte le sue potenzialità. Una missione indefettibile che ci viene indicata dalla stessa Costituzione, nel passaggio fondamentale dell’articolo 3 comma 2, e che, per questo, spinge questo Ministero a raccogliere e ad accogliere ogni sforzo, come questo, importantissimo, di Bloom Again”.

“Sforzi fondamentali”, gli fa eco l’On. Davide Faraone, “che devono essere sostenuti dalle Istituzioni, perché le associazioni che li compiono sono costrette a dargli una temporalità determinata, mentre è essenziale dare a queste iniziative una continuità”. Una situazione molto particolare, quella italiana, dove la legge non viene seguita dalla pratica, come spiega ancora l’On. Faraone: “L’Italia ha una legislazione all’avanguardia in tutto il mondo nell’ambito dell’inclusione, da quella scolastica a quella lavorativa, dal “Dopo di noi” al “Durante noi”, fino a tutto il tema della legge sull’autismo e alla legge 328 sui progetti di vita individuale per persone con disabilità. Il problema arriva quando dobbiamo trasportare tutto questo nella vita reale, perché spesso non si hanno gli strumenti. Penso al luogo ovattato della scuola, dove i ragazzi con una disabilità sono più seguiti: abbiamo chiuso le classi speciali, avviando percorsi d’inclusione fondati sullo scambio e non sulla carità, con insegnanti curriculari di sostegno e formatori, ma alla fine del percorso scolastico i ragazzi cadono nell’anonimato, dimenticati dallo Stato, tanto da costringere numerosi genitori a chiedere la bocciatura dei propri figli”. La soluzione a tutto questo sta nel fare della scuola il luogo dove i ragazzi acquisiscano gli strumenti per esseri quanto più autonomi possibile, come spiega ancora Faraone: “abbiamo bisogno di insegnanti di sostegno più specializzati nelle specifiche disabilità, di una effettiva riforma del sostegno che segua i bisogni differenti. Qualcosa che sia tutt’altro che una sanitarizzazione del sostegno e che rientri nell’ambito della specializzazione, uno dei tre temi fondamentali, insieme alla formazione e alla continuità, sui quali dobbiamo insistere. L’obiettivo è quello di cambiare la società nel suo modo di pensare, come quello di molte aziende che preferiscono pagare la multa piuttosto che rispettare la legge nell’obbligo di assumere persone con una disabilità, ignorando i dati che indicano come queste ultime rappresentino sempre di più un valore aziendale aggiunto, sia per le performance nei profitti che per una crescita complessiva dell’ambito relazionale”.

Il Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, assente per precedenti impegni assunti, fa sentire la propria presenza con una lettera toccante, attraverso la voce della presentatrice: “Vi sono vicina col cuore in questa giornata. Un lavoro prezioso che ci ricorda l’importanza di fare rete, come avete fatto per rispondere in maniera efficace ai bisogni dei ragazzi, in particolare nel loro percorso di vita scolastico e sociale, per costruire percorsi di accompagnamento e vera inclusione. La sfida è questa: riuscire a intercettare le esigenze delle persone più fragili, guardando in ognuno talenti e competenze su cui investire. Solo in questo modo possiamo rendere le nostre comunità più forti. Vi sono profondamente grata per questo progetto e per il lavoro quotidiano che svolgete per garantire a tutti la possibilità di vivere una vita piena”.

Un punto chiaro emerge dalle parole di tutti, finora: per risolvere le questioni legate all’inclusione, da quella scolastica a quella lavorativa, una delle armi principali è il contrasto alla povertà educativa. Esattamente ciò che ha fatto Bloom Again, aiutando i bambini disabili della vista ad essere quanto più possibile consapevoli di loro stessi e delle loro capacità, per uscire dalla scuola ed entrare in modo attivo nel mondo sociale. A testimoniarlo, sono le voci stesse dei protagonisti del progetto, dai bambini agli operatori, passando per le famiglie, tutti presenti entusiasti in questa giornata di celebrazione. Come Emanuela Cozzolino, studentessa liceale che dal 2021 è entrata nel progetto di Bloom Again: “Ho iniziato in piena pandemia, in uno spaesamento collettivo dove nessuno capiva bene e ci ritrovavamo senza contatti, anche con i professori, per quanto ci si sforzasse, era difficile avere rapporti, mentre con Patrizia Di Capua (l’operatrice che andava a casa sua) c’è stata subito un’intesa fatta di molti momenti divertenti che ci tengono unite ancora oggi”. L’UICI, con Bloom Again e oltre, ha rappresentato per Emanuela un sostegno fondamentale nella sua formazione, studentesca e, prima ancora, umana: “L’Unione mi ha permesso di fare tutte le esperienze social possibili, conoscendo ragazzi nella mia stessa condizione con i quali confrontarmi, ma anche da un punto di vista scolastico, dove ho fatto lo stesso percorso dei miei compagni, magari attraverso strade diverse, ma sempre nella stessa direzione, fino alla quinta superiore. Sono stata anche all’estero, cosa che è stata essenziale per la mia formazione culturale, dove compagni e professori mi hanno fatto capire come dovessi orientarmi e come potermi creare una socialità anche al di fuori del contesto scolastico. Mi auguro che le stesse opportunità culturali vengano date a tutti, e per questo è essenziale la formazione degli operatori e degli insegnanti di sostegno, perché non accada mai più che alunni debbano rinunciare alla gita o al viaggio di istruzione in quanto disabili”.

Esperienza di vita, oltre che didattica: anche questo è lotta alla povertà educativa, anche questo è Bloom Again, come testimonia Massimo Di Felice, tiflodidatta e responsabile Irifor dei campi estivi, quello che definisce un “compito di realtà”: “Dopo aver appreso in termini didattici di autonomie e competenze, usciamo fuori lo spazio chiuso della casa e della scuola per spendere queste conoscenze acquisite in mezzo alla gente, esercitando autonomia, interazione e integrazione con il mondo, ma anche semplicemente tra loro, fuori dall’isolamento. Assistere a tutto questo è davvero qualcosa di estremamente gratificante”.

Indipendenza, autonomia, coscienza di sé: ecco cosa significa sconfiggere la povertà educativa nel contesto della disabilità visiva. Esattamente quello che raccontano Davide e Alessio, altri ragazzi che hanno ricevuto il sostegno di Bloom Again: “Sono riuscito a coronare il sogno che avevo prima di perdere quasi completamente la vista, quello di diplomarmi al liceo nautico”, spiega quest’ultimo, “ed è stato grazie all’insegnamento del computer, perché prima facevo tutto orale, dipendendo totalmente da mia madre che mi collegava perché non riuscivo a vedere lo schermo, mentre ora invece riesco a fare tutto da solo”.

Effetti concreti di Bloom Again, il cui “braccio” è stato quello degli operatori: “Siamo stati tramite tra famiglia e progetto, ma anche tra famiglia e scuola, non una rete di contorno, ma di salvataggio”, ricorda Patrizia Di Capua, “i professori ci chiedevano come approcciarsi e migliorarsi, mentre con le famiglie abbiamo dovuto fare opera di convincimento, prima per mandare i loro figli a scuola, e poi per non pretendere che venissero trattati in modo diverso rispetto ai propri compagni, cercando di fargli capire che un trattamento diverso ora comporterà dopo un futuro diverso. Il mio è stato un lavoro di convincimento, quindi, prima che didattico, come in una casa dove il bambino parlava di voler abbandonare la scuola e invece, insieme, siamo riusciti ad arrivare alla fine del percorso scolastico, o come in un’altra dove il ragazzo parlava solo del presente, senza immaginarsi fuori dalla scuola e per la prima volta, invece, ha saputo chiedersi “cosa posso fare?”. Una indipendenza che per molti sembra scontata e per altri è un sogno, ma che dovrebbe essere il traguardo di tutti”.

Una indipendenza che corrisponde, oggi, ad appropriarsi della tecnologia, perché “alla base di tutto c’è la cultura, e cultura significa saper usare gli strumenti già presenti”, come sottolinea Cristian Falco, operatore tiflotecnico che ha partecipato al progetto.

Una delle testimonianze più intense di questa giornata è senza dubbio quella di Cecilia Buonaccorsi, nel doppio ruolo di operatrice e mamma di Tommaso, uno dei bambini di Bloom Again: “Ho avuto la possibilità di lavorare insieme a ragazzi con disabilità plurime grazie a questo progetto eccezionale, che ha dato la possibilità al personale competente di concentrarsi sull’unicità del bambino, individuando le singole capacità di ognuno e da esse scegliere le giuste metodologie, i giusti strumenti. Con Bloom Again è stato fatto qualcosa di eccezionale, che in realtà dovrebbe essere la norma, cioè individuare cosa può fare il ragazzo e non cosa non può fare per renderlo cosciente e quindi autonomo”.

“Don Milani”, conclude ricordando il centenario dalla sua nascita, “aveva pensato a una scuola aperta che si battesse contro la povertà educativa: ieri era una povertà di origine economica, oggi è una povertà differente, più complessa, e per questo potrei dire a Don Milani che stiamo andando avanti, stiamo andando oltre”.

Quanto questo sia vero, quanto Bloom Again stia andando oltre, lo testimoniano le Regioni coinvolte. Prima tra tutte, la Campania, tristemente nota per il problema della povertà educativa, come afferma lo stesso Presidente Regionale Uici Pietro Piscitelli: “è per questo che grazie al progetto abbiamo mirato al recupero sociale e alla formazione culturale, lavorando sulla comprensione della propria situazione, sulla fiducia in sé e sull’autoaffermazione, al fine di portare i nostri ragazzi a una vera e propria autonomia sociale”.

È proprio questo, in fondo, il grande obiettivo che persegue costantemente l’Unione: “formare ragazzi che saranno parte attiva della società”, spiega Claudio Cola, Presidente Regionale Uici Lazio, “perché entreranno nel mondo del lavoro, così da essere produttori sociali e non assistiti”. E Bloom Again è un altro grande sforzo con cui l’Unione tende tutta se stessa verso questo obiettivo, prosegue Cola, nell’atto concreto di “dare conoscenza a bambini e ragazzi in momenti diversi da quelli scolastici, senza impedirgli di partecipare alla lezione comune, in modo da non rimanere indietro rispetto ai propri compagni”. Un progetto emozionante già in partenza, conclude Cola, e sempre di più, man mano che veniva calato nel territorio, “grazie a partner importantissimi, come il Sant’Alessio, il Tiflotecnico di Roma e Iridis Lazio, perché le tecnologie vanno di pari passo con la conoscenza, regalandoci grandi risultati, come la comunicazione aumentativa che supporta sempre di più gli studenti con disabilità complesse nelle loro difficoltà comunicative”.

In ognuna delle cinque regioni coinvolte, Bloom Again ha dimostrato il suo impatto concreto, anche se ognuna di esse partiva da una situazione differente, come nel caso della Lombardia, riportato da Nicola Stilla, coordinatore regionale del progetto: “Bloom ha permesso di integrare e implementare l’offerta di servizi diversificati di assistenza e sostegno, oltre a consentire l’apertura e l’attivazione di corsi di tiflodidattica e Braille, per formare i nostri ragazzi all’utilizzo delle tecnologie assistive”.

Una serie di attività rese possibili dal progetto che conferiscono a Bloom Again un valore umano, come sostiene Maria Francesca Olivieri, Presidente Regionale Uici della Sicilia: “Bloom Again ha fatto qualcosa di grande: ha dato i mezzi per impedire alla cecità di annullare il valore della persona e di custodire l’umanità di cui i nostri bimbi, i nostri giovani, le nostre donne e uomini sono portatori”.

Forse è per questo che le parole del Presidente regionale Uici della Toscana, Massimo Diodati, invocano qualcosa che, non solo in questa giornata, sembra essere sulla bocca e nel cuore di tutti i presenti: “richiedo la possibilità di avere un ulteriore Bloom Again, ricordando Antonio Quatraro che lo ha voluto nel 2019 senza riuscire a vederne la fine, anche se, probabilmente, non avrebbe voluto vederla mai, credendo in un Bloom per sempre”.

E allora eccola la vera risposta alla questione che l’onorevole Davide Faraone poneva all’inizio della giornata, quella relativa al divario tra la legge e la sua messa in pratica: la risposta è proprio Bloom Again. Un progetto che rappresenta un piccolo e grandissimo passo nel colmare questo divario, un obiettivo raggiunto grazie al cuore che ne ha ispirato la teoria, pulsando il sangue vivo fino alla sua realizzazione concreta, fino a questo giorno di celebrazione. “Dietro i fogli c’è un pezzo grande di cuore”, afferma commossa Linda Legname, “ci sono persone, ci siamo noi, e per “noi” intendo l’Ufficio di Progettazione, Sabrina, Graziana, Elena, l’Ufficio Stampa, Rita, Giada, Anna, Vincenzo Massa, l’Amministrazione, Tullio, Fabio, Barbara, tutti, tutti presi da questo progetto e oggi qui, felici e orgogliosi”.

“Dobbiamo davvero rivolgere il ringraziamento più grande a Linda Legname, allora non ancora vicepresidente”, conclude il Presidente Mario Barbuto, “perché ha voluto in tutti i modi perseguire questo progetto e portarlo a termine, oltre ogni ostacolo, anche quelli che sembravano insuperabili. E ci ha dimostrato che non lo erano, che basta crederci veramente, come dobbiamo credere che qui, oggi, stiamo ponendo un’altra pietra miliare a segnalare che ci attende il prossimo miglio, il prossimo passo, quello di far diventare tutto questo la norma. Perché se non lo facciamo, offendiamo la stessa Costituzione, classificando i nostri cittadini, distinguendoli tra quello di serie A, B, C e D, dimenticando che c’è chi parte in condizioni più difficili e che a loro vanno rivolte attenzioni maggiori, perché le distanze si devono colmare, perché tutti abbiano il diritto alla dignità di essere cittadini, perché anche chi è in gravi difficoltà possa finalmente dire: ‘non mi trasportate, fatemi vedere dove devo andare e ci vado da solo’“.

E non ci sono parole migliori che possano concludere questo evento di celebrazione, se non quelle di un saluto che non è un addio: “Arrivederci alla prossima fioritura”, esclama emozionata Linda Legname, “perché Bloom Again è la fioritura delle autonomie, della crescita, della consapevolezza di sé e del mettersi in gioco, per tutti i bambini, per tutti i cittadini del domani”.

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