Le Regioni si raccontano – Sicilia

di

Ragazzi al computer

 

Continuiamo a dare voce ai protagonisti del progetto.

 

Gaetano Minincleri, Presidente Uici Sezione Sicilia e responsabile del progetto per la Sicilia Bloom Again

D: Quali sono stati i benefici del progetto?

R: Tantissimi, soprattutto avviare 50 bambini all’informatica, con un insegnamento serio di 60 ore. Tra l’altro nelle province di Messina, Catania e Palermo abbiamo distribuito ben 50 computer portatili a questo scopo.

 

D: Quali sono state le difficoltà?

R: Abbiamo avuto difficoltà, per esempio il corso di formazione dei docenti lo abbiamo dovuto fare a distanza e non in presenza. Però anche questa difficoltà è stata superata con un successo inaspettato, visto che erano previsti 50 docenti e invece hanno partecipato in oltre 80. Per via del Covid, abbiamo avuto interruzioni e riprese per i corsi con i bambini, ma il prossimo mese concluderemo finalmente quelle 60 ore previste.

 

D: Quali suggerimenti si sente di dare per migliorare il progetto?

R: Il progetto va bene così, ma per migliorare bisognerebbe ampliare le ore, oppure allungare il periodo di insegnamento, soprattutto per l’informatica ai bambini. E creare un punto di riferimento regionale per insegnanti di sostegno e curriculari al quale, in caso di difficoltà, potrebbero rivolgersi in maniera diretta.

 

D: Quali sono stati i punti di forza del progetto?

R: Il tipo di insegnamento procapite: cioè non c’è stata una classe, ma l’affidamento di un singolo bambino a un singolo educatore per 60 ore. Per questo è stato il corso più proficuo che ci sia mai stato.

 

D: Ha il ricordo di un episodio significativo avvenuto nel corso del progetto?

R: Ce ne sono stati molti, ma quello che mi ha toccato maggiormente è stato l’incontro con una mamma che mi ha ringraziato dal profondo del cuore, perché Bloom Again gli ha concesso il computer portatile da portare a casa e a scuola. Questo episodio ha ripagato da solo tutti i nostri sacrifici, perché questa mamma ha ringraziato me, ma ringraziando me ha ringraziato tutto il progetto. Un episodio impagabile.

 

Davide Baviera, operatore del Consiglio Regionale UICI della Sicilia per il progetto Bloom Again

D: Quali sono state le ricadute sui minori dovute agli interventi del progetto?

R: Le ricadute sono state assolutamente positive. Nonostante il periodo di pandemia, il progetto ha dato grandi possibilità alle famiglie di essere raggiunte da noi operatori. I bambini si sono potuti formare nell’ambito della stabilizzazione informatica all’interno della propria abitazione, visto che il progetto mira proprio alla formazione domiciliare, con gli operatori che si recano direttamente a casa dei bambini, permettendo alle famiglie di non spostarsi. Io sono dell’Irifor di Catania, per esempio, e seguo bambini che si trovano a 60 chilometri di distanza, a Caltagirone. In questo modo si aiutano anche le famiglie con difficoltà economiche, data la difficoltà a spostarsi con le auto e con i mezzi di trasporto. Un altro elemento positivo è il fatto che questi bambini riescono a usare il pc al passo con i bambini normodotati, favorendo anche l’integrazione sociale.

 

D: Quali sono stati i benefici riscontrati dalle famiglie?

R: I benefici sono quelli, appunto, di non spostarsi da casa e di avere sempre a disposizione gli operatori per l’informatica, non solo durante le lezioni, ma anche negli orari extra-formativi. Perché le famiglie chiedono diversi chiarimenti sull’utilizzo dei pc. Mi è capitato di seguire bambini in classi in quarantena e quindi le famiglie mi chiedevano come utilizzare le piattaforme di videoconferenza. Grazie al progetto, il bambino riesce ad usare i comandi della sintesi vocale muovendosi liberamente nel software di video-lezioni fornito dalla scuola. Le famiglie, quindi, sono sempre state seguite, in sintonia e amicizia.

 

D: Quali sono state le difficoltà, vista la pandemia, e come le avete risolte?

R: La pandemia è stata determinante, anche perché molti bambini e genitori hanno contratto il Covid e abbiamo dovuto interrompere le lezioni. Ma ci siamo comunque sentiti costantemente per far proseguire le lezioni ai bambini con la scuola, quindi abbiamo risolto con la Dad, la didattica a distanza, ovviamente fuori corso. Ma siamo riusciti a superare anche questo scoglio della distanza, tenendoci in contatto, in un modo o in un altro.

 

D: Cosa suggerirebbe per migliorare il progetto?

R: Il mio suggerimento è prevedere nel programma di apprendimento anche delle lezioni in modalità Dad, ovviamente dopo aver formato in presenza il bambino ad essere autonomo nelle principali applicazioni di videoconferenza. Perché, come stiamo vedendo in questo periodo, i ragazzi che vanno a scuola hanno la maggior parte del tempo impegnato in Dad. Quindi credo sia molto importante preparare i ragazzi a questa forma di piattaforma. Ed è un suggerimento che rivolgo al Presidente nazionale, qualora si dovesse ripetere questo progetto.

 

D: Ci può raccontare un episodio significativo che ha caratterizzato le attività nelle prime fasi?

R: Significativo è stato sicuramente il primo incontro con le famiglie e con i bambini, perché sia dall’una che dall’altra parte c’era incertezza su come operare e come realizzare le lezioni. Abbiamo preso tutte le misure di cautela, come mascherine e tutti i prodotti sanificanti del caso. In questa situazione difficile, forse, gli episodi più significativi riguardano il momento in cui i bambini imparano nuovi programmi nell’uso del pc, perché da loro traspare una felicità incredibile, riuscendo ad utilizzare dei comandi che prima non riuscivano ad utilizzare e che poi riescono a farlo con normalità, muovendosi benissimo nella piattaforma e nella sintesi vocale, come leggere un testo, navigare su internet. Significativo per me è quindi la felicità che vedo negli occhi del bambino quando imparar un nuovo programma.

 

Cinzia Narsilio, mamma di Matteo, uno dei bambini beneficiari del progetto Bloom Again

D: Quali sono stati i benefici riscontrati da suo figlio?

R: Tanti, perché è innanzitutto un progetto che si svolge a casa, visto che noi abitiamo fuori dai centri principali. Gli operatori poi sono molto accoglienti e affabili con i bambini. Il fatto stesso che al bambino venga regalato un computer col quale studiare, giocare e scoprire il mondo è una cosa eccezionale.

 

D: Come ha potuto sostenere suo figlio per aiutarlo a partecipare a questi interventi?

R: Mio figlio è molto curioso, interessato ad esplorare nuovi ambiti, come quello dell’informatica. E appena gliel’ho proposto lui è stato molto propenso a farlo, accettando di buon grado di ricevere nozioni da una persona competente che sapeva come insegnargli ad orientarsi e muoversi nel modo giusto.

 

D: Come ha inciso nella vita quotidiana di Matteo?

R: È stato un lavoro che si è aggiunto alla sua vita quotidiana, senza invaderla o rivoluzionarla. Per riuscire in questo, un elemento fondamentale è stato lavorare nel proprio ambiente quotidiano, da casa. Pian piano Matteo ha scoperto delle cose che non sapeva: prima sapeva accendere e spegnere il computer, ma il tutor gli ha spiegato talmente tante cose da permettergli di usare il computer in modi diversi, dallo studio al fare tante altre attività, anche semplicemente giocare. È suo, ha una cosa sua personale con la quale sa essere indipendente ed è tranquillissimo.

 

D: Come sono state superate le difficoltà dovute soprattutto alla pandemia?

R: Bene, siamo stati tranquilli, perché gli operatori che sono venuti a casa sono persone preparate. Questa pandemia ci ha portato ad essere distaccati verso gli altri, ma loro sono stati capaci di colmare questo distacco.

 

D: C’è un episodio significativo che ricorda?

R: Un episodio che ricordo con molta emozione: quando Matteo e l’operatore dovevano personalizzare la schermata principale del computer. Li vedevo che entrambi erano molto entusiasti, volevano mettere un personaggio di un cartone animato, avevano scelto i Pokémon, però erano in conflitto su quale personaggio, ed hanno interagito come fossero un tutt’uno, si era creata quella simbiosi bellissima tra tutor e bambino, una cosa che mi ha sorpreso. Alla fine la complicità era tanta che sono riusciti a scegliere un personaggio che piaceva a tutti e due.

 

Foto di Steven Weirather da Pixabay.

Foto in evidenza di Cherylt23 su Pixabay.

 

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