Esprimersi in video. La forza comunicativa di un viso ed una voce

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In collaborazione con l’Ente di Formazione Seneca

La tutor del lavoro e la case manager di Bologna si sono incontrate per l’ultima volta la mattina del 10 marzo, quando hanno registrato un videomessaggio per le famiglie del progetto. Quel video, anche se in quel momento nessuno lo immaginava, è stato il primo di una lunga serie che ha accompagnato tutto il periodo di lockdown.
“Noi stesse, ripensandoci ora, quel giorno non ci rendevamo conto di ciò che sarebbe successo, come sarebbero cambiate le nostre vite e quindi anche il nostro lavoro”

Quel primo videomessaggio spiegava, in un italiano semplificato e quanto più comprensibile, gli accorgimenti emanati dal Ministero della Salute per evitare il contagio. Le prime e ingenue regole, come quella di non toccarsi la bocca e il naso, o quella, diventata inutile nel giro di pochi giorni, di evitare di salutare qualcuno stringendogli la mano. Di lì a poco è arrivato il divieto di uscire di casa e non ci sono state più occasioni di stringere mani.
“Spiegavo questi accorgimenti mentre inquadravo Claudia che, molto simpaticamente, li interpretava con gesti ed espressioni. La speranza era quella di strappare così un sorriso e stemperare la paura che già allora serpeggiava.”

Dal giorno successivo nessuno si è più potuto incontrare ma l’attività di Silvia e Claudia è continuata, hanno registrato i videomessaggi separatamente, ognuna dalla propria abitazione, costruendo delle “pillole” che tenessero conto dei bisogni delle famiglie coinvolte nel progetto: proposte di attività per i bambini, informazioni sull’attualità, suggerimenti su come organizzare la propria settimana. Un giorno l’una e un giorno l’altra continuano ad inventarsi nuovi video da inviare ai beneficiari, per garantire “nostre notizie” ogni giorno.
“Abbiamo deciso subito sull’importanza che fossero le nostre “facce”, diventate in questi mesi e anni familiari e affidabili, che fossero le nostre “voci” a veicolare informazioni sull’epidemia, a declamare la ricetta della torta di mele, spiegare come con niente si possa inventare un gioco divertente (ricordo il video in cui Claudia improvvisa una jam session con pentole e bicchieri), spingerli a descrivere ciò che vedevano dalle loro finestre, mostrarci i componenti della famiglia con cui stavano vivendo e affrontando la quarantena”.

“Con i video si è cercato di rassicurare, di sorridere, di trasmettere speranza e coraggio, era già sufficiente che avvertissero la nostra vicinanza. Dovevano sapere che il Progetto andava avanti, che continuava, anche se in questo modo particolare”.
Ci sono state poi anche chiamate, videochiamate, invio di materiali informativi e ricreativi, ma niente aveva la potenza di un videomessaggio, davvero comunicativo e sorprendentemente interattivo, per al fatto di poter usare, sebbene non in presenza ma attraverso un’immagine video, la forza del linguaggio non verbale.

I videomessaggi sono stati registrati con il cellulare, strumento accessibile anche i beneficiari, facendo attenzione a che non fossero troppo lunghi e troppo pesanti, che non consumassero troppi giga…così preziosi per loro. Feedback e risposte sono poi arrivati in altre forme e maniere, c’è chi ha inviato un messaggio e chi ha ricambiato con una lunga telefonata, ma in generale è stato un buon risultato sapere che alcuni di loro abbiano visualizzato tutti i videomessaggi inviati; quelle due spunte azzurre sono già un successo.

Con l’avvio della Fase 2 si apre un nuovo e importante capitolo del progetto Ali per il Futuro, in particolare per chi, come il Tutor del lavoro, ha il compito di accompagnare famiglie fragili in un percorso di acquisizione di autonomia e consapevolezza per guardare con maggiori opportunità al futuro. Ma come sarà il mondo del lavoro quando tutto questo sarà finito? Come varieranno ruoli e attività se tutte le condizioni saranno cambiate? Come sarà, poi, per chi già prima muoveva all’interno del mondo lavorativo timidi e inesperti passi? Come sarà affacciarsi per la prima volta, cosa significherà ora?
La rinnovata sfida per Ali per il Futuro è quella di disegnare nuovi percorsi, per trovare risposte alle nuove domande delle famiglie, per continuare a creare spazi di sostegno per i genitori e offrire ai loro bambini opportunità di crescita.

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