APPROFONDIMENTI – “Parole sull’inclusione e l’innovazione sociale per la prima infanzia”

di

In collaborazione con Pro.Ges. Società Cooperativa Sociale

Pensare oggi ai luoghi per l’infanzia vuol dire concepire servizi capaci di integrare politiche di welfare, del lavoro e della formazione, favorendo un’evoluzione del concetto di “servizio per l’infanzia” inteso quale contesto educativo in cui accogliere e sostenere ogni famiglia nella sua interezza e complessità. Si è quindi legittimati, in una visione più ampia, a concepire i servizi per l’infanzia quali luoghi di reale partecipazione, ascolto attivo e interazione collettiva? Possiamo pensare che i bisogni di oggi non siano solo legati alla ricerca di un luogo di cura educativa ma che i servizi possano rispondere anche con una funzione di orientamento alle famiglie?

Se l’innovazione sociale rappresenta uno strumento concreto per ridurre le disuguaglianze, i servizi educativi, che per antonomasia rispondono alle esigenze di famiglie plurali, che vivono in contesti sempre più de-perimetrati, non possono che tendere a progetti aperti ed innovativi che coltivino l’idea di inclusione come concetto ricorsivo, come “espediente” per una nuova modalità relazionale nell’agire e progettare. Progetti quali Ali per il futuro, con il suo grande potenziale di raccordo tra orientamento lavorativo e presa in carico della famiglia, si realizzano dando enfasi alla realizzazione del sé del genitore e di conseguenza all’emancipazione sociale del nucleo familiare.

Anche l’introduzione della figura del case manager in ambito educativo, che si esplicita in un rapporto dialogico (non terapeutico e non stigmatizzato), mira quindi a creare un nuovo modello che tende a concepire i nuovi servizi educativi come aperti, espansi verso l’esterno, in un’ottica prima quasi impensata. Le strategie per l’innovazione non possono e non devono pertanto perseguire solo obiettivi “incrementali”, aprire cioè più nidi e scuole per l’infanzia, ma dovrebbero puntare sulla qualità negoziata (tra l’altro ben descritta in “Un quadro europeo per la qualità dei servizi educativi e di cura per l’infanzia: proposta di principi chiave, a cura di A. Lazzari[1]) dove creare ed essere parte di un sistema competente – fatto di formazione, flessibilità, mappe territoriali e nuovi interlocutori capaci di generare valore – diventa la via di una reale innovazione.

Immaginiamo: luoghi dell’infanzia progettati con ispirazioni e didattiche nuove, dinamiche proattive di inclusione sociale in un percorso familiare di partecipazione, di costruzione di storie ed identità… ecco, un’educazione democratica e comune[2].

 

[1]Un Quadro Europeo per la qualità dei servizi educativi e di cura per l’infanzia: proposta di principi chiave, edizione italiana a cura di Arianna Lazzari, Zeroseiup, 2016. (Titolo originale Proposal for key principles of a Quality Framework for Early Childhood Education and Care’)
[2] M.Fielding e P.Moss L’educazione radicale e la scuola comune, Edizioni Junior-Edizioni Spaggiari, 2014

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