Le nostre interviste: Affido Culturale Arezzo si racconta!

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“Perché siamo fermamente convinti che è attraverso la cultura, la sua capacità di unire e di farsi linguaggio comune che possono essere annullate differenze e colmati distacchi”. Così la presidente della Fondazione Toscana Spettacolo onlus, Cristina Scaletti, in un’intervista per il nostro blog riassume perfettamente l’importanza di Affido Culturale e la sua capacità di legare le persone attraverso la cultura.

 

Perché una Fondazione così importante e che si occupa da tanti anni di teatro ha deciso di ‘sposare’ il progetto di Affido Culturale. Credendoci così tanto da investire del denaro.

L’obiettivo primario da cui siamo partiti e che ci ha spinto a condividere con le istituzioni del territorio e i partner coinvolti questo progetto è quello di contrastare la povertà educativa grazie alla collaborazione attiva fra famiglie che stringono un patto ‘culturale’ ed ‘educativo’. Perché siamo fermamente convinti che è attraverso la cultura, la sua capacità di unire e di farsi linguaggio comune che possono essere annullate differenze e colmati distacchi. Abbiamo dunque lavorato e ci siamo impegnati anche economicamente affinché un progetto che ha come finalità il contrasto al preoccupante fenomeno della povertà educativa minorile potesse essere attivato anche nella nostra regione. E non ci vogliamo fermare. Perché è proprio insito nelle finalità statutarie della Fondazione quello di promuovere la crescita del pubblico, con particolare riguardo alle nuove generazioni e alle categorie meno favorite.

 

Qual è il lavoro che state sviluppando in questa prima fase

In base al cronoprogramma che abbiamo condiviso con le realtà coinvolte si è proceduto nel mese di settembre all’individuazione dei soggetti partecipanti, ovvero le famiglie ‘risorsa’ e le famiglie ‘destinatarie’, attraverso incontri con associazioni, gruppi ed istituzioni del territorio. Nel mese di ottobre ci sarà l’attivazione delle relazioni con l’organizzazione e la realizzazione di alcuni momenti di incontro/confronto per presentare il progetto alle famiglie e farle conoscere tra loro, mentre a novembre verrà redatto il calendario delle attività convenzionate tra le quali le famiglie potranno scegliere. Le uscite che inizieranno nel mese di dicembre, dovrebbero concludersi entro luglio 2023.

Come ha risposto la città al progetto

C’è stata una grande attenzione da parte della comunità e dell’associazionismo del territorio che ci ha permesso di veicolare e diffondere questa opportunità per cercare di intercettare quelle famiglie che potessero partecipare. Il progetto prevede il coinvolgimento di 8 nuclei con un massimo di 20 bambini/e per otto uscite a gruppo. Ad oggi c’è un buon riscontro che definiremo meglio nelle prossime settimane. Per rendere il progetto il più possibile ”flessibile” è prevista la presentazione bimestrale delle attività disponibili così da essere aperti a possibili modifiche o integrazioni in base alle esigenze delle famiglie stesse. E per renderlo maggiormente “sentito” dalla città ci sarà una documentazione fotografica e video delle attività oltre a report da parte degli operatori di Officine della Cultura.

Cosa può portare Affido Culturale in termini di contrasto alla povertà educativa nel vostro territorio

Rispetto agli ultimi dati diffusi da Save the Children, che vedono in Toscana una dispersione scolastica all’11,1%, siamo ancora più convinti che progetti collaterali di sostegno alle famiglie ed al tessuto sociale in ambito culturale, partendo dalla comunità e dal territorio, possano fornire strumenti di sostegno per arginare questa perdita e non lasciare soli i giovani in difficoltà. C’è un trend che vede la fascia più piccola della popolazione allontanarsi sempre più da un futuro che ponga le sue basi sull’uguaglianza di opportunità e di accesso ai servizi formativi. Una diseguaglianza nell’offerta di tempi e spazi educativi a cui la cultura deve rispondere con urgenza e concretezza. E’ per questo che strumenti come l’Affido culturale devono essere sponde e argini a partire dal contesto locale, di prossimità, dalla rete di collaborazioni e da un patto tra famiglie. Abbiamo gettato le basi per tutto questo, a partire da Arezzo, con la volontà di estendere questa opportunità sul resto del territorio toscano. Stiamo lavorando per questo.

 

 

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