Affido Culturale è al Museo Civico di Zoologia di Roma insieme a Carla Marangoni

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Affido Culturale, progetto nazionale selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, è a Roma in occasione della Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza per discutere dell’importanza per lo sviluppo delle nuove generazioni di musei scientifici ed associazioni per la divulgazione della scienza come i tanti esercenti convenzionati al progetto.

Dal Museo Civico di Zoologia, Roma, abbiamo intervistato Carla Marangoni che, per il museo, da oltre 22 anni è ricercatrice e curatrice delle collezioni ornitologiche oltre che responsabile della comunicazione e degli eventi al pubblico.

Qual è stato il tuo percorso formativo e professionale fino al ruolo che ricopri oggi nel Museo Civico di Zoologia?

Mi sono laureata in Biologia, quando mi sono iscritta all’Università non c’erano tutti i corsi di laurea specialistica dell’offerta accademica di oggi. Ho scelto questa facoltà perchè la mia professoressa di biologia al liceo (scientifico) aveva un gran carisma. Mi fece appassionare alla materia anche grazie alla lettura della rivista “Scientific American” che per contenuti e per metodo possiamo definire all’avanguardia.

Poi, sempre all’università, pur in assenza di obbligo di tirocinio ho scelto di lavorare nel Museo di Entomologia dell’Università, rigorosamente chiuso al pubblico, dove ho scoperto l’importanza del museo come luogo di ricerca finalizzata alla conservazione e alla catalogazione di reperti. Le collezioni sono importanti, comprendere questo valore e lavorare in questo settore è stato sostanziale per la mia successiva attività di progettazione di eventi e modalità innovative di fruizione da parte del vasto pubblico.

E, nel frattempo, il museo – come luogo – è rimasto nel mio cuore, ma prima di riuscire a tornarci ho dovuto attendere molti anni impegnando il tempo in mille altre esperienze – passando dal pubblico al privato – in particolare rivolte agli studi ambientali e alla sensibilizzazione verso l’ambiente. E mi sono resa conto che è sostanziale creare dei contesti comuni, degli appuntamenti in cui mettere insieme scienziati e cittadini. Il museo è e dovrebbe essere un’arena di scambio e confronto culturali continui.

Ora qual è la proposta di fruizione che il Museo nel quale lavori offre al pubblico?

Per l’85% posso dire che le attività di divulgazione che il Museo svolge è destinato, in giorni feriali, alle scuole mentre prevalentemente nel weekend incontriamo per lo più famiglie con bambini e ragazzi. Tuttavia ci sono anche esperienze di fruizione legate ad eventi speciali come la festa di Halloween o le feste di compleanno che chiaramente sono impostate a tema con i contenuti, molto eterogenei, delle collezioni e delle sale espositive.

Un percorso che, anche durante la pandemia, ha mantenuto un rapporto di continuità con il pubblico sia delle scuole – con laboratori tematici – sia in parte con le famiglie sfruttando anche il sostegno della rete del Sistema Musei in Comune. Certo è venuta in parte a mancare l’interattività che, soprattutto con le scuole, abbiamo provato a mantenere supportando il lavoro da svolgere in classe con l’invio di materiali didattici che consentissero ai docenti di riprodurre in aula attività esperenziali.

E’ possibile sostenere che anche le attività di divulgazione nei musei – che hanno prevalentemente come destinatari le scuole piuttosto che i nuclei familiari con bambini – siano affidati in maggioranza a operatrici donne? Magari anche nel tuo caso è stato così?

Quando sono entrata al Museo Civico di Zoologia l’unica posizione che non era occupata era quella di Responsabile della comunicazione e degli eventi che ancora oggi ricopro (oltre quella di curatrice della sezione uccelli).

Mi sono spesso chiesta perché i primati, ovvero le scimmie antropomorfe, siano prevalentemente scelti da ricercatrici donne piuttosto che da ricercatori uomini come oggetto dei loro studi. Mi sono guardata intorno e mi sono confrontata con le mie colleghe, arrivando alla conclusione che deve esserci un’attitudine – che è proprio del genere femminile – ad occuparsi del simile a sé. L’atteggiamento con cui vedo le colleghe accostarsi ai primati è lo stesso che si ha nei confronti dei bambini e dei ragazzi: la capacità di comprendere l’importanza e il desiderio di prestare attenzione al futuro delle nuove generazioni. Le donne hanno lo sguardo più lungo, sul futuro.

Le donne, poi, hanno la capacità di “mettere insieme” più cose, di guardare oltre l’oggi e gettare i pensieri più in avanti.

Le donne di scienza, che hanno la possibilità di lavorare in luoghi di scienza, ancor di più. Alla base del nostro lavoro c’è la curiosità, la voglia di sperimentare.

In questo periodo storico, come musei siamo stati invitati a fare molte proposte condivise – ad esempio con tutte le strutture del Comune di Roma – da mettere in rete. Ebbene, anche rispetto ai tanti musei d’arte e archeologia con cui a Roma è inevitabile confrontarsi, ho avuto la conferma che i musei scientifici hanno sperimentato tante idee progettuali innovative sulla modalità di fruizione degli spazi museali – anche da remoto – con grande anticipo rispetto ai tempi degli altri.


Insomma, per i nostri giovani partecipanti al progetto Affido Culturale, possiamo dire che è possibile “divertirsi” facendo scienza?

Il divertimento si, indubbiamente, è l’unica chiave di lettura di ogni buona esperienza di fruizione. E con divertimento intendo il mettere a fuoco le preconoscenze del pubblico per attivare gli stimoli cognitivi attraverso l’emozione e la sperimentazione.

 

 

 

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