Un Educatore da favola: stili educativi per la comunità educante

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Sabato 17 aprile si è tenuto il seminario rivolto alla comunità educante nell’ambito di Totem, con Roberto Latella (sociologo e formatore) a partire dal libro “Un educatore da favola. Riconoscere il proprio stile educativo attraverso i personaggi delle favole” (Alpes editore). Nel testo che segue l’autore presenta i contenuti del seminario. 

 

L’educazione prima di essere una teoria è una pratica sociale quotidiana millenaria. Questa banale considerazione rappresenta uno dei fondamenti della pedagogia come di altre scienze sociali. Nessun genitore è andato a scuola per essere educatore prima di occuparsi del proprio figlio, come spesso accade  anche per altre figure adulte che si occupano di relazione educativa.

Ogni educatore, che sia un insegnante, un genitore o un operatore sociale pratica un proprio stile educativo. Il seminario sugli stili educativi ( che prende spunto dal libro “Un educatore da favola”) a partire dalle metafore delle favole si propone di essere uno strumento utile per riconoscere e valorizzare il proprio, viaggiando attraverso il mondo delle favole.

Potremo così scoprire di essere un educatore Peter Pan alla ricerca dell’eterna giovinezza o un’educatrice Alice nel paese delle meraviglie guidata dalla propria curiosità o ancora l’educatore Robin Hood che si nutre di giustizia sociale. La premessa è che quando ci troviamo in una relazione educativa esprimiamo qualcosa di profondamente nostro, che ha a che fare con la nostra storia: riconoscerlo ci aiuta a governarne i rischi ed esaltarne i punti di forza.

I personaggi delle favole possono essere uno specchio nel quale incontrare se stessi, poiché le favole nascono sempre da presupposti pedagogici. L’obiettivo non è quello di cercare lo stile migliore, ma di essere consapevoli del proprio e sapere che in situazioni diverse possono essere utili stili diversi, e che più conosciamo ciò che è nelle nostre corde e più, se necessario, potremo sperimentarci con stili diversi.

Anche quando in ambito educativo siamo convinti di agire in base al “buon senso” o a “ciò che si è sempre fatto”, mettendo in atto quelle che Bruner (1) chiamava “teorie ingenue”  stiamo comunque sempre rispondendo a dei presupposti teorici impliciti, di cui non siamo necessariamente consapevoli, e che ci sembrano essere parte inevitabile e “naturale” di ciò che è necessario fare.

Dobbiamo liberarci definitivamente da un’idea di una teoria dell’educazione che precede la pratica concreta, e sempre di più dobbiamo immaginare una scienza dell’educazione come elaborazione di un pensiero che nasce dalla riflessione cognitiva ed emotiva a partire dalle azioni concrete: una teoria dunque che si distilla “strizzando” le pratiche quotidiane, per poi poter produrre anche generalizzazioni e “tendenze” riconoscibili.

È insomma dall’osservazione di una relazione educativa e delle sue pratiche ricorrenti che possiamo estrarre i presupposti pedagogici impliciti che “reggono” quella pratica, presupposti a volte non chiari neanche a chi agisce. Si tratta dunque di dimenticarsi di tutte le pretese di linearità per cui un’azione sarebbe il risultato di un pensiero e di un’intenzione programmata e consapevole, per entrare nel mondo complesso e affascinante dell’”approssimazione”, dove le pratiche educative più generative e raffinate navigano mari incerti, senza la pretesa di renderli prevedibili e governabili ma con la speranza di scoprire nuove terre e imparare dai propri errori. Come diceva Morin (2): “Bisogna apprendere a navigare in un oceano di incertezza attraverso arcipelaghi di certezza”

Da questa base muove il  libro a cui il seminario si è ispirato, dando luogo a un laboratorio educativo e a un momento di riflessione tra educatori, insegnanti e genitori. Attori di una comunità educante che, senza limitare gli stili soggettivi, possa diventi però un terreno comune dove crescere insieme e costruire legami sociali e spazi accoglienti per la crescita di tutti e tutte, adulti, adolescenti e bambini.

 

(1)  J.S. Bruner:” La ricerca del significato per una psicologia culturale ”,Ed, Bollati Boringhieri, Torino 1992

(2) E.Morin; “ I sette saperi necessari all’educazione del futuro”, Raffaello  Cortina editori,Milano 2004 p.14

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