Fratelli Cervi: un esempio virtuoso di digitalizzazione didattica. “Non ci siamo trovati impreparati”

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Giuseppe Ciancaglini è un amico di Totem, insegnante nell’I.C Fratelli Cervi di Casetta Mattei, alla periferia Sud-Ovest di Roma, una delle scuole coinvolte nel progetto e sede del centro di aggregazione giovanile Corviale -Casetta Mattei. Una scuola che, grazie anche all’impegno del professor Ciancaglini, già da tempo portava avanti un programma di digitalizzazione della didattica per i suoi giovanissimi alunni, non trovandosi così impreparata di fronte alla necessità di mettere in campo la didattica a distanza con la chiusura delle scuole per l’emergenza coronavirus.

 

Le scuole italiane sono pronte per la didattica online? I docenti, gli studenti e le loro famiglie sono preparati?

Le scuole italiane erano ai blocchi di partenza, ovvero non pronte, ma in tensione verso il problema e determinate a risolverlo. Lentamente ma inesorabilmente proiettate verso la digitalizzazione a partire dal registro elettronico, fino a strumenti didattici digitali, piattaforme varie per test, senza dimenticare gli stimoli pervenuti dal Piano Nazionale Scuola Digitale tramite fondi specifici,  istituzione dei team per l’innovazione, progetti fondi e stimoli esterni. Questo a mio avviso, assieme ad una forte volontà sia da parte di insegnanti e dirigenti scolastici, che da parte delle famiglie rivelatesi per una netta maggioranza dei casi sensibili, consapevoli, collaborative e responsabili nel comprendere che la didattica non si doveva fermare, per il bene dei propri figli, ha permesso una risposta generosa alla situazione.

Le condizioni di partenza però sono molte diverse…

La scuola presenta un panorama fortemente diversificato rispetto alle modalità e all’efficacia delle risposte al problema, con zone del paese avanzate e altre poco o per niente coinvolte o disinteressate. Si una risposta secca alla domanda dovrebbe tener conto della scarsità dei mezzi a disposizione, ma anche dell’estrema urgenza di un cambio radicale. Le scuole, i docenti, gli studenti e le loro famiglie sono tecnicamente impreparate, ma spiritualmente e moralmente pronte e reattive.

Disponibilità di una buona rete internet e di devices a disposizione, genitori o parenti disponibili a seguire bambini e ragazzi nelle lezioni. La didattica online in questo momento non ha delle barriere sociali, tecnologiche e linguistiche che la rendono di fatto incompatibile con la scuola dell’obbligo?

In effetti la rete e ancor più la carenza o inadeguatezza di dispositivi, causano dei seri limiti che si intrecciano spesso con barriere sociali e culturali. La nostra scuola in particolare vive questa realtà e cerca di rispondere e adeguare, alla situazione, l’azione didattica, formativa e comunicativa sociale (vedi in particolare la risposta successiva).

Alla Fratelli Cervi come vi siete organizzati? In questi anni l’istituto ha investito sotto questo aspetto?

Nel nostro Istituto da diversi anni, abbiamo investito nella didattica digitale, in termini di risorse economiche, competenze e azioni formative, cogliendo opportunità provenienti da iniziative Istituzionali ed extraistituzionali. Quando si è presentato il problema quindi la strada era già battuta. La scelta di una piattaforma e la dimestichezza con essa apparteneva a molti alunni di scuola primaria e secondaria e rapidamente ha coinvolto anche le classi dell’istituto fino a quel momento poco o per niente coinvolte. L’esperienza è stata decisamente positiva, dando una forte accelerazione ai processi di didattica digitale a distanza.

E gli alunni che si trovano in difficoltà come vengono sostenuti?

Attualmente lo sforzo maggiore è diretto al coinvolgimento del maggior numero di alunni, specialmente a coloro che vivono fortemente il disagio socio culturale o provenienti da altri paesi ed etnie, attraverso il contatto con il personale della scuola o delle associazioni che collaborano con essa e tramite la distribuzione di connettività e dispositivi (ad oggi circa 70 dispositivi e 10 soluzioni di connettività  mobile).

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