Oltre gli hikikomori
: a raccontare il ritiro sociale con i podcast ci pensano gli studenti delle scuole superiori di Varese

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Quello del ritiro sociale in adolescenza è un mondo ampio e complesso, con la sua specifica geografia. Spesso si tende a vederne solo la regione più impervia, quella del Ritiro conclamato, fatta di ragazzi chiusi in camera e famiglie in difficoltà. Ma ci sono anche degli spazi altri, ancora sconosciuti ai cartografi. Si tratta di quei territori ampi e ibridi che circondano il Ritiro. Ed anche lì, in quelle terre di nessuno, che Sakido vuole mettere il suo presidio, per lavorare sulla sensibilizzazione, sulla consapevolezza e cercare di arginare, anche culturalmente, l’espansione del fenomeno Hikikomori. Quelli sono anche gli spazi in cui si annidano altre problematiche sociali più note, già riconosciute come possibili anticamere del Ritiro. Parliamo di bullismo, dipendenza da social media e videogiochi, ma anche di Ansia Sociale, Senso di Inadeguatezza e Problemi legati alla sfera dell’Autostima.

Quindi, accanto alla presa in carico di adolescenti in fase acuta, Sakido ha previsto anche una serie di Project Work nelle scuole superiori della Provincia di Varese, per lavorare con gli studenti sul Ritiro Sociale e sui temi ad esso connessi. L’obiettivo è quello di stimolare una riflessione su qualcosa che spesso per i ragazzi non ha ancora un nome, ma ha già una manifestazione visibile. Sì perché, e questa è una delle cose più sconcertanti, in quasi tutte le classi con cui Sakido ha lavorato, ci sono ragazzi che – anche senza sapere quale fosse il suo nome clinico – hanno avuto esperienza diretta del fenomeno. Chi in prima persona, chi perché amico, conoscente o famigliare di qualcuno che sta vivendo una delle tante sfumature delle problematica. In un caso, addirittura, ad essere in ritiro è una ex compagna di classe.

Ad occuparsi di questi interventi scolastici, sotto la supervisione della Cooperativa Sociale l’Aquilone, è S.M.ART un’associazione di promozione sociale che utilizza la radio e la produzione di podcast come strumento per diffondere messaggi sociali e culturali. La richiesta per i ragazzi è tanto semplice quanto sfidante: realizzare dei podcast sul Ritiro Sociale o su un tema ad esso connesso. Una settimana di lavoro intensivo, una lezione diversa ogni giorno e poi tutto lo spazio e il supporto possibile per plasmare il proprio contenuto audio. Gli studenti imparano a maneggiare gli elementi fondamentali della narrazione multimediale, arrivando a definire e strutturare un format, a scriverlo, a registrarne voci e suoni e a montare tutto insieme. Le ultime ore di lavoro sono poi dedicate all’ascolto condiviso dei podcast e a una riflessione guidata conclusiva.

I risultati sono sorprendenti, sia sul piano tecnico e narrativo, sia su quello emotivo. Ciò che emerge nitidamente in tutte le classi coinvolte è la grandissima necessità di esprimersi, da parte della quasi totalità degli studenti. Il mayday è sempre un po’ lo stesso: la scuola occupa troppo spazio nella nostra vita per fermarsi solo alla didattica, alle pagine da studiare e ai bei voti da meritarsi. I ragazzi vogliono parlare, confrontarsi, alleggerire per un attimo il peso di quelle enormi aspettative che sentono sulle loro spalle. E appena i microfoni si accendono, accade la magia. Attraverso la scrittura e il montaggio, i ragazzi riescono a delineare con straordinaria efficacia le loro esperienze, i loro timori, le loro speranze. La difficoltà di relazionarsi con gli adulti e le aspettative degli altri. I pregiudizi, gli stereotipi. La paura di sbagliare ma anche il desiderio di sperimentare. Nei podcast prodotti dagli studenti c’è tutto questo, e poi ci sono – sempre più spesso – le tracce di quel disagio ormai già divenuto patologia. Come la storia di una compagna di classe entrata in ritiro l’anno prima. O la testimonianza diretta di quel compagno che “giocava a Fortnite per 12 ore al giorno”.

E alla domanda “conosci qualcuno che potrebbe aver bisogno di aiuto?” le mani alzate sono sempre tante. Tantissime. Ma tanto, per fortuna, è anche l’interesse da parte dei ragazzi. Ci portiamo a casa uno scambio avvenuto qualche giorno fa. “Magari la scuola fosse sempre così” “Così come?” “Che ti ascolta”.

Al link di seguito alcuni dei podcast realizzati dai ragazzi degli istituti coinvolti – link in aggiornamento – :

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