Genitori in corsa, la sosta concessa

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Un tempo dedicato alla pausa, alla riflessione sulle ragioni che spingono i genitori, in particolar modo le mamme, a “correre sempre”: questo il focus del percorso “Genitori in corsa: la sosta concessa” condotto dalle operatrici della Cooperativa sociale Itaca con un gruppo di genitrici (otto mamme).  Mamme equilibriste  capaci di camminare come funambole sulla corda traballante della vita . 
Attraverso il confronto sincero, volto a stimolare riflessività e la consapevolezza rispetto al proprio essere e al proprio agire in quanto mamme, donne, genitori,  le partecipanti sono riuscite a realizzare una sinfonia di sguardi fatti di silenzi e di storie la cui autenticità ha consentito una metariflessione sulle possibili trasformazioni  che  lentamente hanno abitato i cuore e le mente di ciascuna.

di Isabella Gimmi, Psicoterapeuta e Laura Pace, Pedagogista

Durante il primo appuntamento  si è utilizzato l’auto-rappresentazione grafica come forma di auto coscienza e mezzo tramite il quale presentarsi al gruppo. Sentimenti personali e dettagli relativi alla propria storia di vita sono emersi con una semplicità che ha subito favorito un clima di intimità e di condivisione fiduciosa.

Nel corso degli incontri le partecipanti  si sono poi raccontate, dimostrandosi in grado di fare ponte tra passato e presente, tra l’essere stata figlia e il doversi relazionare con pudore nei confronti dei propri genitori, all’essere madre e dover gestire lo stesso aspetto in relazione ai mutamenti dei propri figli.
Sono stati esaminati vissuti come l’imbarazzo e il pudore, ovvero una  riflessione rispetto ad alcuni aspetti della propria intimità famigliare che si ritiene  fondamentale proteggere, intendendo la vergogna come amore di sé e la salvaguardia di ciò che riteniamo prezioso; il senso d’impotenza (“ voglio proteggere mio figlio, ma i suoi silenzi non sempre me lo permettono”);  di confine (“riconosco quanto sia giusto rispettare i suoi confini, anche se questo genera un senso di perdita di controllo”) e di rispetto della libertà dei propri figli, riconoscendoli come esseri aventi diritto di autodeterminazione, un concetto nuovo se paragonato al rapporto tra genitori e figli nelle generazioni precedenti.
Durane gli incontri è poi  emerso un nuovo aspetto: la necessità di proteggere i confini personali e di coppia in relazione ai propri figli. I confini all’interno delle relazioni famigliari risultano infatti spesso poco marcati e facilmente valicabili, aspetto che può inquinare i rapporti e provocare frustrazione e conflitti altrimenti evitabili.

Durante il laboratorio le partecipanti hanno potuto condividere emozioni, il senso della fatica, della fragilità ma anche la gioie della genitorialità.
In questa sinfonia dove l’intimità ha potuto esprimersi con vigore anche il Silenzio è divenuto elemento di rinforzo e di accoglienza di quanto si stava vivendo attraverso l’ascolto attivo di ciascuna storia emersa.  
Il gruppo, ormai, ha assunto una sua identità, forte ed evidente, si tratta a tutti gli effetti di un gruppo di mutuo aiuto. La solidarietà, la capacità di ascoltare senza giudizio, di agganciarsi alla storia dell’altra per rivelare aspetti della propria, la serenità che accompagna l’apertura sono tutti segnali di questo fondamentale passaggio.

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