Con Ai.Bi. e Casa Babylon a lezione di teatro (e di vita)

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Con Panthakù i bulli non ci fanno paura

“Quanto è magico entrare in un teatro e vedere spegnersi le luci. Non so perché. C’è un silenzio profondo, ed ecco che il sipario inizia ad aprirsi. Forse è rosso. Ed entri in un altro mondo”. Un mondo incantato, quello descritto dal regista David Lynch, nel quale, all’improvviso, vieni rapito dalla potenza della parola, conquistato dai passi che si muovono sulla scena, sedotto dagli sguardi, in un  caleidoscopio di luci, scenografie, partiture. Il teatro è cultura, invito alla lettura e alla scrittura. Ma anche palestra di vita. Perché ti obbliga a metterti a nudo, a confrontarti con te stesso e con gli altri. Ti aiuta a superare inibizioni. A vincere la timidezza. A saper affrontare il pubblico con una consapevolezza che ti sarà utile sempre. Anche e soprattutto nella vita di tutti i giorni.

“Il teatro è la mia vita”, taglia corto Nicolantonio Napoli, anima di Casa Babylon Teatro, che con il supporto prezioso di Maria Camilla Falcone, è stato il pilastro di un interessante laboratorio tenuto con ventisette studenti di prima e seconda media dell’istituto comprensivo Principe di Piemonte di Santa Maria Capua Vetere. Otto le lezioni già tenute, cinque quelle in calendario a settembre, per arrivare a uno spettacolo finale dedicato a un tema quantomai attuale: il bullismo. Ma non quello “classico”, fatto di violenze e soprusi per lo più al maschile. Bensì quello ancora più strisciante, dove spesso protagonista è il gentil sesso. “Abbiamo immaginato una classe che si vede arrivare un supplente maschio – spiega il regista – Ebbene, si sa che di per sé i supplenti sono figure di secondo piano. Se sono uomini, poi, è ancora peggio, soprattutto se devono confrontarsi con una platea di donnine in erba”. Che volendo, sanno essere antipatiche e dispettose al pari dei maschietti.

Panthakù e teatro all'IC Principe di piemonte

“I ragazzi sono stati molto stimolati e hanno dato prova di grande creatività a partire dalla scrittura – continua Napoli – Si sono lasciati guidare e sono rimasti profondamente sorpresi dall’entrare dentro il meccanismo della regia e della costruzione dello spettacolo. Del resto la mission di Panthakù è questa: incuriosirli e entusiasmarli per prevenire la dispersione scolastica e professionale, ma anche offrire loro degli strumenti per affrontare uno dei momenti più delicati della loro vita, l’adolescenza”.

Con “Panthakù. Educare dappertutto”, il progetto sostenuto dall’Impresa Sociale Con i Bambini, gli alunni teen di Santa Maria Capua Vetere hanno avuto questa preziosa possibilità e lavoreranno sodo per lo spettacolo finale aperto alle famiglie e agli altri compagni di istituto. “Non è stato semplicissimo – confida Napoli – anche perché a questa età i ragazzi sono inclini alla ribellione e farsi riconoscere autorevoli senza essere autoritari, non è facile. Ma ci siamo riusciti”. Come? Applicando la regola numero uno: che anche il teatro può essere vissuto come un gioco, ma come tutti i giochi, ha le sue regole che devono essere rispettate. E guai a perderle di vista. “In questo ritengo ci sia un forte messaggio educativo. Occorre fissare dei paletti ed esigere rispetto”. A partire dall’uso smodato dei cellulari: “I miei ragazzi lo sanno. Vanno posati sulla cattedra e ripresi solo a fine lezione. Perché sì, giochiamo con le parole. Ma questo gioco bellissimo che è il teatro deve essere amato e necessità di grande, grandissima attenzione”.

Alunno Casa Babylon Teatro e Panthakù

Che cosa succederà in scena? Ancora presto per dirlo. C’è un finale tutto da scrivere e un lavoro da definire con la collaborazione di tutti. Perché fare squadra è la lezione più preziosa che possa arrivare dalle tavole di legno del palcoscenico…

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