Giornata Mondiale per i diritti dell’infanzia, la storia di Nino che voleva andare a scuola

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In occasione della Giornata Mondiale della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, vi raccontiamo una delle tante storie che ci sono passate tra gli occhi e il cuore nei quasi tre decenni di lavoro con le famiglie fragili.
La storia di un bambino che voleva studiare e di una mamma troppo fragile per farcela da sola.

 

La storia di Nino è quella di un bambino a cui piace andare a scuola, leggere i libri e stare insieme con i suoi coetanei.
Per lui l’edificio scolastico è una vera casa, la maestra una mamma premurosa, i bidelli degli zii accoglienti, ed i compagni di classe una brigata allegra con cui può giocare come fa un normale bambino.

Ma Nino, che ha sette anni, è il primo di quattro figli e a scuola ci va raramente perché spesso gli tocca dare una mano a sua madre nella gestione degli altri fratelli; l’ultima, Angela, ha un anno e mezzo e la notte piange quasi sempre.

Sua madre Lucia non riesce a svegliarsi per preparare Nino e suo fratello Roberto per la scuola. Suo padre entra ed esce dal carcere.

Ogni giorno che passa la mamma di Nino è sempre più avvilita e nervosa; non è in grado di gestire né la casa, visibilmente sporca, né i bambini sui quali allunga volentieri le mani per farli “fare i bravi”, dice.

Per lei è normale: suo padre la picchiava sistematicamente e stessa sorte hanno avuto i suoi tre fratelli. In famiglia Lucia non ha alcun appiglio a cui aggrapparsi: i parenti del marito la ritengono responsabile delle sue carcerazioni perché “va a rubare per mantenerla”. I suoi fratelli sono messi peggio di lei.

Intanto Nino legge e rilegge i pochi libri della scuola che ha a casa, e appena può vede tanti cartoni animati per imparare cose nuove.

La scuola, dopo aver più volte tentato un dialogo con Lucia, offrendole la massima disponibilità, si rivolge ai servizi sociali. Lucia va in panico, è sicura che le toglieranno i bambini ai quali ordina di non parlare e di dire che va tutto bene, ma durante un colloquio a casa quando l’assistente sociale le dice: “Immagino quanto sia difficile e pesante per te crescere quattro bambini piccoli da sola e senza alcun aiuto. È praticamente impossibile e capisco come puoi sentirti nervosa e anche in colpa per questo”, poi le mette una mano sulla spalla.

Lucia scoppia in un pianto senza freni: è la prima volta che qualcuno vede il suo dolore e sente i suoi pesi.

Si apre un timido varco al cui interno l’assistente sociale costruisce una rete di sostegno con la scuola, il pediatra, e l’operatrice domiciliare che Lucia, seppur con molta diffidenza, accetta di far entrare in casa.

Nino vede in Marta, l’operatrice, un’àncora di salvezza per se stesso e soprattutto per la mamma e i suoi fratelli. Ci vogliono molti mesi per conquistare la fiducia, mai totale, di Lucia che inizia a farsi aiutare partendo dalla piccola Angela che non dorme, per poi concentrare le attenzioni sugli altri figli, ognuno con le sue esigenze. Con grande fatica si arriva ad un risultato insperato: i primi tre figli frequentano la scuola quasi regolarmente fino al pomeriggio.

A Lucia non sembra vero, si sente più alleggerita e vede che i bambini sono molto meno capricciosi e aggressivi e lei, a sua volta, non ricorre quasi più a metodi educativi violenti. Le viene anche voglia di prendersi cura della casa, di renderla un luogo accogliente e caloroso così da poter invitare anche qualche amichetto di scuola dei suoi figli. Certo, a volte Lucia fa dei passi indietro soprattutto dopo aver fatto visita al marito in carcere che nota i suoi cambiamenti.

Nino, intanto, recupera molto bene a scuola e viene promosso con una pagella invidiabile. Le maestre, alla chiusura estiva, decidono di fargli un regalo: tre libri di avventure che potrà leggere (e poi disegnare) durante le vacanze. Nel momento in cui gli consegnano il regalo, Nino non trattiene l’emozione: salta al collo di una delle insegnanti e la stringe forte. Ora ha imparato bene a leggere e si potrà godere le fantastiche peripezie dei personaggi di queste storie picaresche.

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