Terzo tavolo di lavoro sul sostegno alla genitorialità: come ingaggiare i genitori

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Anche il terzo tavolo di lavoro sulla genitorialità, promosso lo scorso mese da LeNu, è stato molto proficuo e interessante ed ha avuto come focus il tema dell’ingaggio dei genitori fragili, del come cioè arruolarli in modo partecipativo e positivo nel progetto di intervento tenendo a mente le loro esigenze.

All’incontro sono stati presenti: la Fondazione Città Nuova nella persona di Antonella Di Costanzo, la Fondazione Eos/CISMAI nella persona delle dott.ssa Loredana Gaudio, l’ente capofila Cooperativa Sociale “L’Orsa Maggiore’ nelle persone di Tonia Mellone e Marianna Giordano, il Polo per le famiglie nelle persone di Orsa Serena Giordano e Annamaria Aprile; lo “Spazio mamme” nella persona di Olga Del Guercio; Riflessi s.rl. nella persona di Enrico Quarello; l’Associazione ‘Terra Libera’ nella persona di Giovanni Sabatino, la Asl Napoli 2 Nord nella persona di Assia Cangiano e il Centro Servizi Sociali di Soccavo nella persona di Wanda Scognamiglio.

Di seguito i principali punti affrontati durante l’incontro.

 

L’ingaggio dei genitori vulnerabili
Un ingrediente fondamentale per lavorare con la genitorialità fragile risiede nella «domanda di aiuto»:
è necessario stare sulla domanda di aiuto favorendone l’esplicitazione, accettandola anche quando ci sembra inappropriata e rispettandola anche quando non corrisponde alla nostra idea.
Quando sono i genitori a doversi “adattare” agli obiettivi del servizio o a una prescrizione, è probabile che l’intervento fallisca; ciò rimarca il concetto che nessun obiettivo “non condiviso” può essere raggiunto.

È quindi fondamentale stare in un contesto “negoziale” distinguendo gli obiettivi educativi concordabili con il genitore (obiettivi di contenuto) dagli obiettivi che l’operatore si pone per far “decollare” la relazione di aiuto (obiettivi di processo).

I secondi sono più importanti dei primi.
Una sottolineatura è data dal fatto che ciò che conta è un percorso co-costruito, in cui integrare quanto la famiglia vuole con quanto vogliamo noi.

Una pista concreta da seguire può essere: spostare l’attenzione dalla nostra idea alla condivisione di obiettivi comuni, anche minimi; chiedere direttamente ai genitori di cosa ha bisogno il proprio figlio e in cosa loro possono contribuire, considerare e partire dalla comune e diffusa fatica/fragilità di essere genitori oggi.

Spesso gli operatori dei servizi socio-sanitari-educativi si trovano ad operare in un contesto prescrittivo (es. tribunale), e può verificarsi tra loro una divisione della logica tra ‘poliziotto buono’ e ‘poliziotto cattivo’ che non risponde, invece, alla logica dell’ingaggio dei genitori vulnerabili.

Il cambio di paradigma sta nel dare fiducia al genitore e alla sua possibilità di cambiamento, al fatto che se l’alleanza è possibile, ed è importante per il genitore, diventa possibile ed importante per la “squadra”.

Ritorna il tema della costruzione e manutenzione della fiducia reciproca e nel cambiamento, già trattato negli incontri precedenti. ‘Si trova quello che si cerca’.

Il contesto e il momento della conoscenza tra famiglia e servizi incidono sulla possibilità di costruire fiducia: verso il Servizio Sociale vi è più diffidenza, il terzo settore spesso rappresenta una soglia più bassa e prossima.

 

Il coinvolgimento dei padri non violenti né pericolosi

I padri sono una risorsa, pertanto, va data loro possibilità, spazio e tempo all’interno di un progetto ecologico familiare che non colluda con un’alleanza con le madri escludente i padri. Oggi più che mai è necessario uscire dallo scontato del solo materno, guardare i diversi tipi di padri, le loro paure, il loro sentimento di essere giudicati. Inoltre, includere la figura paterna, allevia anche la donna/madre, ancora molto lontana dall’affrancarsi dall’immagine dell’angelo del focolare.

In molti hanno riscontrato che il coinvolgimento del padre è più facile nelle famiglie separate che nelle convivenze dove il gioco della delega/collusione è più sottile.

Il gruppo ha riflettuto anche su alcuni rischi, il principale di questi si verifica quando i padri che si propongono come partecipi, intendono squalificare le madri con le operatrici e con i figli.

 

Suggerimenti metodologici per l’ingaggio

  • Iniziare insieme l’intervento coinvolgendo entrambi i genitori nella fase iniziale di esplorazione della domanda di aiuto e individuazione degli obiettivi
  • considerare i diversi setting: l’home visiting favorisce la fiducia perché la casa è il luogo della famiglia

durante l’intervento (colloqui in sede, home visiting)

  • costruire degli orari compatibili con la partecipazione paterna
  • in itinere, quando il padre è impossibilitato a partecipare, chiedere esplicitamente alla donna/madre cosa pensa il partner/padre di un episodio, una scelta, una situazione, senza cadere nella complicità/collusione del fare a meno o della delega
  • coinvolgere i padri nella condivisione con i figli

 

Il lavoro su noi stessi come operatrici/operatori

  • sulla frustrazione: quando il tempo per costruire fiducia è lungo o vi sono difficoltà
  • sulla rabbia
  • sulla delusione
  • sui pregiudizi
  • su una cultura della genitorialità solo al femminile

 

valorizzare l’èquipe/intervisione/supervisione per

  • affrontare le proprie resistenze
  • esplorare il territorio familiare
  • maturare perseveranza

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